<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title>Guide - SparkFabrik Website</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/tags/guide/</link><description>Guide complete su Cloud Native, DevOps, Kubernetes, Drupal e sicurezza software. Contenuti pratici per decision maker e team tecnici.</description><generator>Hugo -- gohugo.io</generator><language>it</language><lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 00:00:00 +0000</lastBuildDate><atom:link href="https://www.sparkfabrik.com/it/tags/guide/feed.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><image><url>https://www.sparkfabrik.com/images/logo/sparkfabrik-logo.png</url><title>Guide - SparkFabrik Website</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/tags/guide/</link></image><item><title>System integration: come connettere i sistemi per innovare</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/guida-alla-system-integration/</link><pubDate>Thu, 05 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/guida-alla-system-integration/</guid><description>Scopri cos'è la system integration, i metodi (API, ESB, SOA), i vantaggi e il ruolo strategico del system integrator. La guida per innovare l'azienda.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    La system integration collega applicazioni, database e piattaforme cloud in un ecosistema coerente. Questa guida illustra metodi e architetture (API-led, ESB, iPaaS), analizza rischi e strategie di mitigazione, e spiega come calcolare il ROI di un progetto di integrazione.
  </div>
</div>
<p>La <strong>system integration</strong> consiste nel collegare applicazioni, database, piattaforme cloud, sistemi legacy e dispositivi in modo che operino come un unico ecosistema coerente, sicuro e affidabile.</p>
<p>Si tratta di un processo strategico di business che trasforma la frammentazione dei dati in vantaggio competitivo. Non si limita a far comunicare due software, ma rende l&rsquo;organizzazione digitale capace di <strong>reagire rapidamente, innovare e servire i clienti in modo efficace</strong>.</p>
<p>La system integration rappresenta quindi il prerequisito fondamentale della <a href="/it/blog/guides/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale/"><strong>digital transformation.</strong></a> Senza un&rsquo;integrazione solida non è possibile realizzare una vista a 360° del cliente, abilitare modelli di business basati su subscription o ecosistemi, né adottare tecnologie come l&rsquo;AI generativa e l&rsquo;hyper-personalization senza ritardi e costi eccessivi.</p>
<p>L&rsquo;<strong>azienda con sistemi scollegati</strong> subisce ritardi operativi, errori frequenti e duplicazioni di lavoro. Al contrario, un&rsquo;integrazione efficace elimina i silos informativi, garantisce interoperabilità tra sistemi eterogenei, crea un flusso continuo e bidirezionale dei dati e stabilisce un&rsquo;unica fonte di verità.</p>
<p>Questo permette di ridurre il time-to-market, diminuire gli errori operativi, migliorare l&rsquo;esperienza cliente su tutti i touchpoint e sperimentare rapidamente nuove ipotesi di business.</p>
<p>In <strong>SparkFabrik</strong> abbiamo realizzato progetti di system integration che hanno trasformato <strong>paesaggi IT frammentati in ecosistemi scalabili</strong>, sempre partendo dalla domanda di business: come sfruttare meglio i dati esistenti per generare valore immediato e futuro?</p>
<h2 id="i-vantaggi-concreti-della-system-integration-come-lintegrazione-migliora-efficienza-e-agilità">I vantaggi concreti della system integration: come l&rsquo;integrazione migliora efficienza e agilità</h2>
<p>La system integration, se eseguita con un approccio strutturato e strategico, ha la possibilità di generare benefici diretti e misurabili, come ad esempio:</p>
<ol>
<li><strong>Riduzione silos</strong>: prima, i reparti lavorano su dati disallineati con riconciliazioni manuali continue; dopo, tutti accedono a informazioni aggiornate in tempo reale. Risultato: tempo dedicato al recupero delle informazioni e alle correzioni ridotto del 60-80% ed errori operativi significativamente diminuiti.</li>
<li><strong>Automazione end-to-end</strong>: prima, processi come ordine-spedizione e sincronizzazione quantità a magazzino richiedono passaggi manuali tra sistemi; dopo, l&rsquo;ordine attiva automaticamente stock, documenti e notifiche. Impatto: ciclo da giorni a ore, costi operativi ridotti.</li>
<li><strong>Visione del cliente in tempo reale</strong>: prima, marketing, sales e servizio post-vendita usano dati obsoleti; dopo, ogni touchpoint vede lo stesso profilo cliente aggiornato.</li>
<li><strong>Time-to-market accelerato</strong>: prima, nuovi canali o servizi richiedono mesi di integrazioni custom; dopo, si collegano in settimane tramite API riutilizzabili.</li>
</ol>
<p>Questi vantaggi, misurati in progetti reali, trasformano l&rsquo;integrazione da costo IT a leva strategica per efficienza, revenue e competitività.</p>
<h2 id="metodi-e-architetture-come-scegliere-lapproccio-giusto-per-lintegrazione">Metodi e architetture: come scegliere l&rsquo;approccio giusto per l&rsquo;integrazione</h2>
<p><strong>L&rsquo;evoluzione delle architetture di integrazione</strong> riflette il passaggio da soluzioni rigide e centralizzate a modelli flessibili, scalabili e <strong>cloud-oriented</strong>.</p>
<p>In pratica, quando si parla di &ldquo;metodi e architetture di integrazione&rdquo; non ci si riferisce solo a tecnologie diverse, ma a <strong>modi diversi di far circolare i dati nell&rsquo;azienda</strong>: da integrazioni puntuali pensate per risolvere un singolo problema, a veri e propri &ldquo;tessuti connettivi&rdquo; che collegano reparti, applicazioni on-premise, SaaS e servizi cloud. Capire queste differenze è fondamentale per scegliere un approccio che sia sostenibile nel tempo rispetto al tuo landscape IT attuale e alla direzione strategica che vuoi prendere.</p>
<p>Iniziamo dai metodi di base. <strong>L&rsquo;integrazione verticale</strong> collega sistemi all&rsquo;interno di un dominio specifico, creando flussi profondi ma isolati che soddisfano esigenze specializzate senza estendersi facilmente ad altri reparti.</p>
<p><strong>L&rsquo;integrazione orizzontale</strong>, invece, collega sistemi trasversali attraverso un layer comune, favorendo il riutilizzo di servizi e dati.</p>
<p>Su questi metodi si sono poi innestate nel tempo diverse architetture di integrazione, che li implementano in modo più o meno centralizzato e scalabile.</p>
<p>Le architetture tradizionali partono da <strong>SOA (Service-Oriented Architecture)</strong>, che organizza le applicazioni in servizi riutilizzabili esposti via standard come SOAP (un protocollo di messaggistica XML utilizzato per lo scambio di dati tra applicazioni). SOA evolve poi verso <strong>l&rsquo;ESB (Enterprise Service Bus)</strong>, un hub centralizzato che gestisce routing, trasformazione, orchestrazione e protocol conversion tra sistemi eterogenei, spesso on-premise.</p>
<p>Queste soluzioni garantiscono <strong>controllo elevato in ambienti legacy complessi</strong>, ma presentano <strong>limiti significativi</strong>:</p>
<ul>
<li>centralizzazione che crea <strong>single point of failure</strong>, <strong>scalabilità verticale costosa</strong> (aggiunta di risorse su un unico nodo)</li>
<li><strong>manutenzione complessa</strong> con crescita del numero di connessioni</li>
<li><strong>bassa agilità</strong> nel gestire cambiamenti rapidi o integrazioni con SaaS esterni.</li>
</ul>
<p>È proprio per superare questi vincoli che negli ultimi anni si sono affermate architetture di integrazione più distribuite e orientate alle <strong>API</strong>.</p>
<p><strong>L&rsquo;approccio moderno</strong> si basa su <strong>API-led connectivity combinata con microservizi</strong>. Qui i sistemi espongono <strong>API RESTful riutilizzabili</strong>, organizzate in layer (System APIs per accesso ai dati core, Process APIs per logica di business, Experience APIs per front-end consumer). Questo modello decentralizzato favorisce la composizione rapida di servizi, riduce dipendenze e supporta scalabilità orizzontale nativa nel cloud.</p>
<p>L&rsquo;API-led connectivity supera l&rsquo;ESB in flessibilità perché evita il collo di bottiglia centrale, accelera l&rsquo;adozione di nuovi tool e abilita ecosistemi aperti con partner esterni. L&rsquo;<strong>iPaaS (Integration Platform as a Service) rappresenta l&rsquo;evoluzione Cloud Native</strong>: piattaforme gestite che offrono connettori pre-costruiti, low-code/no-code, monitoraggio integrato e pricing subscription-based, ideali per ambienti ibridi o full-cloud.</p>
<p><strong>SparkFabrik</strong> privilegia approcci API-led e iPaaS, spesso su stack open source e soluzioni Kubernetes-native, perché garantiscono controllo del codice, assenza di vendor lock-in, community attiva e costi prevedibili a lungo termine.</p>
<table>
<thead>
<tr>
<th>Architettura</th>
<th>Pro</th>
<th>Contro</th>
<th>Ideale per</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td><strong>ESB/SOA tradizionale</strong></td>
<td>Controllo centralizzato, forte in legacy e protocol conversion</td>
<td>Single point of failure, scalabilità verticale costosa, manutenzione alta</td>
<td>Ambienti on-premise stabili con pochi cambiamenti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>API-led + Microservizi</strong></td>
<td>Alta flessibilità, scalabilità orizzontale, riutilizzo API, agilità</td>
<td>Richiede governance API matura, complessità iniziale in design</td>
<td>Aziende in digital transformation, cloud-hybrid</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>iPaaS cloud-native</strong></td>
<td>Implementazione rapida, connettori pronti, low-code, scalabilità automatica</td>
<td>Dipendenza dal vendor (se non open), costi ricorrenti</td>
<td>Integrazioni SaaS-heavy, team con risorse limitate</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La scelta dipende dal contesto: legacy pesante favorisce ESB ibrido, mentre crescita cloud e necessità di velocità puntano verso API-led con iPaaS open source.</p>
<h2 id="le-sfide-dellintegrazione-rischi-comuni-e-strategie-per-mitigarli">Le sfide dell&rsquo;integrazione: rischi comuni e strategie per mitigarli</h2>
<p>L&rsquo;integrazione di sistemi introduce <strong>rischi reali</strong> che, se non gestiti adeguatamente, possono influire su <strong>sicurezza, tempi, costi e affidabilità operativa</strong> complessiva. Di seguito i principali rischi e le strategie di mitigazione più efficaci e consolidate.</p>
<h3 id="sicurezza-e-protezione-dati">Sicurezza e protezione dati</h3>
<p>Le connessioni aumentano la superficie di attacco e moltiplicano i punti in cui dati sensibili possono essere esposti o compromessi. Il rischio è introdurre nuove vulnerabilità ogni volta che si collega un sistema in più. È consigliato adottare un approccio zero‑trust: mutual TLS, OAuth 2.0, token con scope limitato, crittografia end‑to‑end, managed identity, logging immutabile e scansioni continue di vulnerabilità.</p>
<p>Se vuoi approfondire le strategie di hardening in ambienti distribuiti, affrontiamo il tema nel dettaglio nella nostra <a href="https://landing.sparkfabrik.com/it/guida-alla-cloud-native-security?hsLang=it"><strong>Guida alla Cloud Native Security</strong></a></p>
<h3 id="complessità-e-debito-tecnico">Complessità e debito tecnico</h3>
<p>Senza struttura nascono flussi &ldquo;spaghetti&rdquo; (connessioni punto‑punto non governate) che risultano opachi, fragili e costosi da modificare nel tempo. Il rischio è accumulare debito tecnico a ogni nuova integrazione, fino a rendere troppo oneroso evolvere i sistemi. È raccomandato usare un approccio API‑led con layer definiti (System, Process, Experience), domain‑driven design, contract‑first (OpenAPI), versionamento semantico e observability (Prometheus, Grafana, tracing distribuito).</p>
<h3 id="performance-e-resilienza">Performance e resilienza</h3>
<p>Picchi o guasti si propagano rapidamente se i sistemi sono collegati in modo sincrono e senza meccanismi di protezione, con il rischio di trasformare un singolo malfunzionamento in un disservizio a catena. Le strategie includono circuit breaker, retry con backoff, rate limiting, caching distribuito, scalabilità orizzontale su Kubernetes e chaos engineering, con monitoraggio SLA tramite synthetic monitoring.</p>
<h3 id="governance-e-qualità-dati">Governance e qualità dati</h3>
<p>I dati rischiano incoerenze e duplicazioni quando vengono copiati e trasformati in più punti senza regole chiare, con impatti diretti su reportistica, decisioni e compliance. È utile definire ownership chiara, usare event sourcing o change data capture (Kafka, Debezium), validazione schema, reconciliation job periodici e catalogo dati con lineage automatizzato (che fornisce una mappa dettagliata e tracciabile del ciclo di vita del dato, supporta il debugging e rafforza governance e sicurezza).</p>
<p>Questi rischi possono essere gestiti efficacemente attraverso un assessment iniziale accurato e un piano di mitigazione calibrato sul contesto specifico dell&rsquo;azienda. Con un approccio strutturato e le pratiche descritte, è possibile trasformare potenziali ostacoli in elementi di maggiore robustezza e affidabilità a lungo termine.</p>
<h2 id="il-ruolo-del-system-integrator-un-partner-strategico-per-la-trasformazione">Il ruolo del system integrator: un partner strategico per la trasformazione</h2>
<p>Il system integrator moderno ha superato il ruolo tradizionale di semplice implementatore tecnico. Oggi funge da <strong>partner strategico</strong> che supporta l&rsquo;azienda nella trasformazione digitale, integrando competenze tecniche avanzate con una solida comprensione degli obiettivi di business.</p>
<p>In passato l&rsquo;attività si limitava a eseguire progetti definiti dal cliente: sviluppo di connettori, installazione di middleware, migrazione dati. L&rsquo;evoluzione richiede invece un <strong>approccio consulenziale</strong>: il system integrator deve analizzare i processi aziendali, identificare i blocchi causati da dati frammentati, proporre soluzioni che generino valore misurabile (riduzione costi, incremento revenue, maggiore agilità) e <strong>accompagnare l&rsquo;azienda verso un&rsquo;architettura integrata sostenibile</strong>.</p>
<p>È <strong>l&rsquo;approccio che adottiamo anche in SparkFabrik</strong>: non ci limitiamo a &ldquo;collegare sistemi&rdquo;, ma partiamo dagli obiettivi di business, progettiamo l&rsquo;architettura più adatta e restiamo al fianco del cliente lungo tutto il percorso di trasformazione</p>
<h2 id="come-scegliere-il-partner-giusto">Come scegliere il partner giusto</h2>
<p>Per individuare un system integrator che rappresenti un vero alleato strategico, è utile porsi alcune domande chiave:</p>
<ol>
<li>Il partner <strong>comprende a fondo il nostro modello di business</strong> e gli obiettivi di crescita, o si concentra esclusivamente sugli aspetti tecnici? Un approccio efficace parte sempre dagli obiettivi aziendali prima di passare alla tecnologia.</li>
<li>Dispone di <strong>esperienza concreta con architetture moderne</strong> (API-led, microservizi, iPaaS cloud-native) e con stack open source, evitando soluzioni proprietarie rigide e costose? La preferenza per approcci flessibili e privi di lock-in riduce i costi futuri e aumenta l&rsquo;autonomia.</li>
<li>Può <strong>mostrare casi reali</strong> simili al nostro contesto, con metriche misurabili di successo (riduzione time-to-market, calo errori, ROI raggiunto)? Le referenze devono essere supportate da numeri concreti, non da descrizioni generiche.</li>
<li>Propone un <strong>metodo trasparente:</strong> assessment indipendente, roadmap condivisa, governance congiunta e monitoraggio continuo dei risultati? La partnership richiede visibilità e responsabilità condivisa.</li>
<li>Offre <strong>competenze complete</strong>: non solo sviluppo e integrazione, ma anche <strong>change management, formazione del personale interno e supporto post-go-live</strong> per garantire l&rsquo;adozione effettiva? L&rsquo;integrazione tecnica perde valore se le persone non la utilizzano correttamente.</li>
<li>Adotta un <strong>modello collaborativo con team misti cliente-fornitore</strong> e trasferimento progressivo di conoscenza, invece di un approccio chiuso? L&rsquo;obiettivo è rendere l&rsquo;azienda sempre più autonoma, non dipendente dal partner.</li>
</ol>
<p>Un system integrator che risponde positivamente a queste domande trasforma l&rsquo;integrazione da progetto tecnico in leva strategica per la crescita. La scelta del partner giusto determina in larga misura se la trasformazione digitale produrrà valore reale o resterà un costo nascosto.</p>
<h2 id="dalla-teoria-alla-pratica-esempi-e-casi-duso-della-system-integration">Dalla teoria alla pratica: esempi e casi d&rsquo;uso della system integration</h2>
<p>L&rsquo;introduzione di <strong>agenti AI</strong> nelle aziende non sostituisce la system integration, ma ne aumenta il valore e la complessità: perché questi agenti possano leggere documenti, interrogare database, rispettare regole di compliance o orchestrare processi, devono essere collegati in modo sicuro e governato ai sistemi esistenti. In altre parole, <strong>l&rsquo;AI agentica funziona davvero solo quando poggia su un&rsquo;architettura di integrazione solida</strong> (API‑led, event‑driven, iPaaS, MCP) che espone dati e funzionalità in modo controllato.</p>
<p>Il risultato sono scenari applicativi già oggi realizzabili e profondamente trasformativi per processi e modelli operativi. Li abbiamo analizzati in dettaglio nel white paper &ldquo;<a href="https://landing.sparkfabrik.com/agentic-ai-scenari-reali?hsLang=it"><strong>Agentic AI: 6 scenari applicativi realizzabili subito</strong></a>&rdquo;</p>
<p>Di seguito riportiamo alcuni <strong>esempi di system integration,</strong> ispirati a implementazioni realmente attuabili, che mostrano come l&rsquo;integrazione tra sistemi e agenti AI possa tradursi in benefici di business concreti.</p>
<table>
<thead>
<tr>
<th>Settore</th>
<th>Problema principale</th>
<th>Soluzione (tipo di integrazione + componenti chiave)</th>
<th>Risultato concreto (benefici di business)</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td><strong>Finanziario: Istruttoria crediti</strong></td>
<td>Analisi manuale di documenti e rischi richiede giorni per centinaia di richieste settimanali</td>
<td>Integrazione API-led + agenti AI coordinati (estrazione documenti, valutazione rischi, compliance, coordinamento)</td>
<td>Tempi da 7 giorni a 1-2 giorni per casi standard; volume richieste aumentato senza più personale; qualità invariata</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Education: Supporto studenti</strong></td>
<td>Segreterie sommerse da domande ripetitive su iscrizioni, prerequisiti, programmi</td>
<td>Motore ricerca semantica + agenti AI integrati con regolamenti e database (ricerca naturale, orientamento, escalation)</td>
<td>Riduzione 60-70% chiamate/email; risposta da giorni a secondi; personale liberato per supporto personalizzato</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Manifatturiero: Produzione &amp; supply chain</strong></td>
<td>Domanda fluttuante, costi energetici variabili, supply chain vulnerabile, qualità manuale</td>
<td>Architettura event-driven + iPaaS open source (previsione domanda, pianificazione produzione, controllo qualità, supply chain resiliente)</td>
<td>Produzione più efficiente, riduzione costi/sprechi, manutenzione preventiva, reazione rapida a disruption</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Healthcare: Percorsi di cura</strong></td>
<td>Tempi di attesa lunghi, cure frammentate, risorse non ottimizzate</td>
<td>Integrazione cloud-native + agenti AI (ottimizzazione piani cura, pianificazione risorse, supporto clinico, comunicazione pazienti)</td>
<td>Tempi attesa ridotti, cure coordinate, ottimizzazione risorse, maggiore soddisfazione pazienti e medici</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h2 id="il-futuro-dellintegrazione-limpatto-di-cloud-api-e-intelligenza-artificiale">Il futuro dell&rsquo;integrazione: l&rsquo;impatto di cloud, API e intelligenza artificiale</h2>
<p>Oggi, tre tendenze principali stanno ridefinendo il modo in cui le aziende gestiscono dati e processi.</p>
<ol>
<li>Prima, <strong>l&rsquo;intelligenza artificiale applicata all&rsquo;integrazione</strong>: l&rsquo;AI non si limita più a elaborare dati, ma rende l&rsquo;integrazione predittiva e autonoma. Modelli di machine learning rilevano anomalie nei flussi, suggeriscono ottimizzazioni automatiche, prevengono guasti e configurano regole di routing dinamico in base a pattern di utilizzo reali.</li>
<li>Seconda, le <strong>architetture event-driven e i dati in tempo reale</strong>: grazie a piattaforme come Apache Kafka o soluzioni cloud-native, i sistemi passano da polling periodico a reazioni istantanee su eventi. Questo abilita processi reattivi, riducendo drasticamente la latenza end-to-end.</li>
<li>Terza, il <strong>consolidamento delle piattaforme iPaaS</strong>: le aziende migrano verso piattaforme di integrazione come servizio che offrono connettori pronti, low-code/no-code, scalabilità automatica e gestione centralizzata.</li>
</ol>
<p>In questo scenario, il <strong>valore dello stack open source diventa strategico</strong>. Tecnologie open source (Kafka, Camel, Kubernetes, OpenAPI, Debezium) <strong>eliminano il vendor lock-in</strong>, garantiscono <strong>maggiore controllo sul codice</strong>, <strong>trasparenza</strong> sulla sicurezza e <strong>costi prevedibili</strong> a lungo termine.</p>
<p>L&rsquo;istituzione della <strong>Agentic AI Foundation</strong> da parte della <strong>Linux Foundation</strong> rafforza ulteriormente questo approccio: per l&rsquo;AI agentica (agenti autonomi che interagiscono con sistemi aziendali) è fondamentale basarsi su protocolli, standard e tool open source. Solo così l&rsquo;integrazione con i dati aziendali evolve in modo trasparente, sicuro e interoperabile, senza dipendenze proprietarie che limitano l&rsquo;innovazione.</p>
<p>Il system integrator del futuro non sarà più solo un &ldquo;connector di sistemi&rdquo;, ma un <strong>knowledge integrator</strong>: un partner che aiuta le aziende a trasformare flussi di dati connessi in conoscenza actionable.</p>
<h2 id="come-misurare-il-roi-di-un-progetto-di-system-integration">Come misurare il ROI di un progetto di system integration</h2>
<p>Per i decisori di business, misurare il ROI di un progetto di system integration è semplice e concreto. La formula base è:</p>
<p>ROI (%) = [(Benefici netti - Costo totale) / Costo totale] × 100</p>
<p>I benefici si dividono in tre categorie chiave.</p>
<ol>
<li><strong>Risparmi sui costi</strong>: riduzione ore manuali e riconciliazioni (60-80%), calo errori operativi (40-70%), minori costi di manutenzione IT e consolidamento tool.</li>
<li><strong>Aumento ricavi</strong>: miglioramento conversione cross-sell/up-sell (+15-35%), riduzione churn (-10-25%), nuovi canali o modelli subscription abilitati più rapidamente.</li>
<li><strong>Agilità</strong>: time-to-market ridotto (da mesi a settimane), capacità di testare 3-5 volte più ipotesi all&rsquo;anno.</li>
</ol>
<h2 id="i-primi-passi-come-avviare-un-progetto-di-integrazione-di-successo">I primi passi: come avviare un progetto di integrazione di successo</h2>
<p>Per avviare un progetto di system integration con alto tasso di successo, è essenziale seguire un percorso strutturato e pragmatico ed essere affiancati da un partner esperto. Di seguito le 4 fasi chiave da percorrere.</p>
<h3 id="fase-1-analisi-dei-requisiti-di-business">Fase 1: Analisi dei requisiti di business</h3>
<p>Inizia definendo chiaramente gli obiettivi aziendali: quali processi devono essere accelerati, quali pain point eliminati, quali KPI migliorati (time-to-market, riduzione errori, customer experience). Coinvolgi i decisori di business (CEO, CMO, Operations) per allineare l&rsquo;integrazione alla strategia aziendale, evitando che diventi un esercizio puramente tecnico.</p>
<h3 id="fase-2-mappatura-dei-sistemi-e-dei-flussi-dati-attuali">Fase 2: Mappatura dei sistemi e dei flussi dati attuali</h3>
<p>Esegui un assessment completo del landscape IT: elenca applicazioni, database, API esistenti, flussi manuali, volumi di dati e criticità (latenze, duplicazioni, silos). Identifica le entità dati critiche e i punti di integrazione prioritari. Questa fase produce una mappa chiara dei &ldquo;colli di bottiglia&rdquo; attuali.</p>
<h3 id="fase-3-scelta-della-tecnologia-e-dellarchitettura">Fase 3: Scelta della tecnologia e dell&rsquo;architettura</h3>
<p>Sulla base dell&rsquo;assessment, seleziona l&rsquo;approccio più adatto: API-led connectivity, iPaaS cloud-native, ibrido con open source. Valuta fattori come grado di legacy, presenza cloud, team interni, budget e necessità di scalabilità futura. Definisci anche i principi di governance (sicurezza, versioning, monitoring).</p>
<h3 id="fase-4-pianificazione-e-implementazione-agile">Fase 4: Pianificazione e implementazione agile</h3>
<p>Traduci la roadmap in sprint concreti: inizia con un MVP (Minimum Viable Integration) su uno o due processi ad alto impatto, valida i risultati, raccogli feedback e scala progressivamente. Usa metodologie agile con iterazioni brevi, test continui e coinvolgimento costante del cliente. Monitora KPI reali fin dal primo sprint.</p>
<p><strong>Se stai valutando un progetto di system integration</strong> e vuoi evitare gli errori più comuni, siamo a tua disposizione. Insieme analizzeremo il tuo contesto attuale, identificheremo le priorità di business e tracceremo una roadmap personalizzata e realistica per trasformare i tuoi sistemi in un vantaggio competitivo concreto.</p>]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/guida-alla-system-integration/featured.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/guida-alla-system-integration/featured.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Un Design System che funziona: una guida con esempi</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/design-system-ux-accessibilita-ai/</link><pubDate>Mon, 04 Aug 2025 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/design-system-ux-accessibilita-ai/</guid><description>Il tuo design system è ben strutturato? È scalabile? È conforme all’Accessibility Act?  Ecco la guida per affrontarlo al meglio.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    Un design system è un asset strategico per costruire prodotti digitali coerenti, scalabili e accessibili. Questa guida copre tutto: dalla definizione e adozione progressiva del design system ai componenti fondamentali (token, pattern, librerie), dall&rsquo;integrazione dell&rsquo;accessibilità richiesta dall&rsquo;European Accessibility Act fino al ruolo degli strumenti AI e ai case study reali di SparkFabrik con clienti enterprise.
  </div>
</div>
<p>La presenza digitale di un brand non si limita più a un sito web o un’app: ogni esperienza utente attraversa canali diversi, dispositivi differenti e contesti d’uso in continua evoluzione. Dallo smartphone alla smart TV, da un&rsquo;app mobile a un wearable, l&rsquo;utente si aspetta coerenza, fluidità e accessibilità in ogni punto di contatto.</p>
<p>Senza un sistema condiviso, il rischio è quello di creare interfacce disomogenee, processi ridondanti e un’esperienza frammentata, difficile da gestire per i team e poco intuitiva per le persone.</p>
<p>Un design system nasce proprio per questo: mettere ordine, dare coerenza, ottimizzare i flussi e migliorare l’esperienza, dentro e fuori i team.</p>
<p>In questa guida vedremo come costruirne uno, farlo evolvere nel tempo e integrarlo da subito con criteri di accessibilità – non come vincolo, ma come valore aggiunto.</p>
<p>Troverai principi chiave, esempi pratici e strategie per far evolvere il tuo design system in modo continuo e collaborativo. Che tu debba creare da zero o migliorare quello che hai, sei nel posto giusto.</p>
<h2 id="cosè-un-design-system-e-perché-è-il-pilastro-della-tua-strategia-digitale">Cos&rsquo;è un design system e perché è il pilastro della tua strategia digitale</h2>
<p>Parte integrante di una <a href="/it/blog/ux-strategy-cosa-e-e-importanza-per-la-tua-azienda/">UX Strategy</a> <strong>,</strong> un <strong>design system è un insieme strutturato di linee guida</strong> , componenti, asset condivisi, documentazione e codice che serve a progettare e sviluppare (ed, in seguito, mantenere) prodotti digitali in modo coerente, scalabile e inclusivo. Immaginalo come un insieme vivo di regole condivise, scelte stilistiche, pattern e codice che aiuta i team a progettare e sviluppare in modo coerente, scalabile e accessibile.</p>
<p>Rispetto a una style guide o a una libreria di pattern, un design system va più in profondità: accompagna l’intero <strong>ciclo di vita del prodotto</strong> , dal wireframe al deploy. E se pensato bene, semina accessibilità già nelle prime fasi del design, traducendola in interfacce inclusive by design e by default, <a href="/it/blog/eaa-european-accessibility-act-accessibilita-digitale/">proprio come richiede l’European Accessibility Act.</a></p>
<p>Ma non è solo una questione di compliance: un design system è anche uno strumento di <strong>collaborazione</strong> e un <strong>asset aziendale</strong> di lungo periodo. Aiuta i team a parlare la stessa lingua, a lavorare in modo più fluido, a condividere soluzioni riutilizzabili senza duplicare sforzi. Riduce il debito tecnico e rende più semplice la sinergia tra figure diverse: designer, developer, QA, content.</p>
<h2 id="adottare-e-far-evolvere-il-tuo-design-system-un-percorso-verso-il-miglioramento-continuo">Adottare e far evolvere il tuo design system: un percorso verso il miglioramento continuo</h2>
<p>Un design system non si progetta una volta sola e poi si archivia. È un ecosistema vivo. Per molte organizzazioni, il primo passo non è partire da zero, ma <strong>valorizzare ciò che già esiste</strong> : una libreria in Figma, una style guide incompleta, un set di componenti parziale. Il design system nasce spesso così, da una base imperfetta che prende forma nel tempo, man mano che si chiariscono ruoli, processi, responsabilità.</p>
<h3 id="strategie-di-adozione">Strategie di adozione</h3>
<p>Non esiste un solo modo per avere un design system: puoi adottarne uno esistente, <strong>adattarne uno alle tue esigenze oppure progettarne uno da zero</strong> . In ogni caso, un buon design system <strong>non è mai statico</strong> : cresce con i progetti, evolve con le tecnologie, si nutre del contributo di chi lo usa. Il suo valore è proprio questo: tenere insieme estetica, tecnica e inclusione, trasformando ogni visione in pratica concreta.</p>
<p>Un design system ben adottato non solo è documentato: è compreso e usato da chi lavora su progetti diversi, in momenti diversi. Ecco perché conviene <strong>partire in piccolo</strong> , con una prima versione composta da un <strong>core di componenti essenziali e ad alto impatto</strong> sull’esperienza utente (es pulsanti, form, tipografia), condivisa da pochi team. Da qui <strong>è poi possibile scalare gradualmente</strong> , raccogliendo feedback, aggiustando le linee guida, creando casi d’uso pratici.</p>
<p>La <strong>regola d’oro</strong> : meglio poco ma usato bene, che tutto subito e dimenticato. Anche il Design System tecnicamente più elegante fallisce se non viene effettivamente adottato dall&rsquo;organizzazione. Un approccio pragmatico ed incrementale consente di ottenere valore in tempi rapidi, favorire l’adozione interna, validare le scelte e le evoluzioni successive sulla base di feedback reali.</p>
<p>Ogni nuova funzionalità è un’occasione per migliorare il sistema. Ogni progetto può diventare un test per verificarne la tenuta. Ogni richiesta del team è un segnale utile per capire se serve aggiornare, aggiungere o semplificare.</p>
<h3 id="la-governance-chiarezza-prima-di-tutto">La governance: chiarezza prima di tutto</h3>
<p>Un sistema cresce bene se ha una governance chiara. Chi può aggiornare il sistema? Come si propongono nuove soluzioni? Chi decide in caso di eccezioni? Definire ruoli e processi evita il caos e rende il sistema più stabile nel tempo, anche quando i progetti e i team cambiano.</p>
<p>La capacità di un componente di durare e adattarsi risiede nella sua governance, non nella sua presunta perfezione iniziale. Un componente ben governato potrà evolvere nel tempo; un componente oggi eccelso ma non governato è destinato a diventare obsoleto, nonché fonte di incoerenza in futuro.</p>
<h3 id="cultura-del-team-è-qui-che-un-design-system-cresce-in-maniera-sana">Cultura del team: è qui che un design system cresce in maniera sana</h3>
<p>Nessun design system funziona davvero se non è sostenuto dalla cultura del team. Serve <strong>collaborazione tra design e sviluppo, tra UX e content, tra chi progetta e chi testa</strong> . Serve formazione continua, momenti di confronto, spazi in cui il sistema viene raccontato, aggiornato, compreso.
Un sistema condiviso, mantenuto e vivo è anche quello che più facilmente può integrare nel tempo aspetti fondamentali come l’accessibilità, l’efficienza, l’innovazione.</p>
<p>Per questo non è mai un lavoro che si chiude una volta per tutte. È un processo continuo di miglioramento, ascolto e collaborazione. Ogni nuova funzionalità, ogni feedback ricevuto, ogni bug corretto può diventare un’occasione per evolvere.</p>
<h2 id="design-system-e-european-accessibility-act-come-trasformare-lobbligo-in-unopportunità">Design system e European Accessibility Act: come trasformare l’obbligo in un’opportunità</h2>
<p>Se fino a ieri un <strong>design system</strong> ben strutturato era la base per <strong>prodotti digitali coerenti e scalabili</strong> , oggi è anche qualcosa in più: è uno strumento strategico per essere conformi all’European Accessibility Act.</p>
<p>Infatti, dal 28 giugno 2025, l’accessibilità non è più solo una buona pratica, ma un requisito normativo per le aziende che operano nel mercato europeo, come stabilito dalla <strong>Direttiva UE 2019/882</strong> , meglio nota come <strong>European Accessibility Act (EAA)</strong> .</p>
<p>L’obiettivo è chiaro: rendere prodotti e servizi digitali, come e-commerce, app, piattaforme o software, ma anche documenti scaricabili come pdf e presentazioni, realmente utilizzabili da tutte le persone, comprese quelle con disabilità.</p>
<p>La <strong>norma tecnica di riferimento è l’EN 301 549</strong> , che richiede la conformità alle <a href="https://www.w3.org/TR/WCAG21/">WCAG 2.1 livello AA</a> . L’obbligo riguarda sia i prodotti nuovi che quelli esistenti. Sono escluse solo le microimprese e i casi in cui l’adeguamento risulterebbe sproporzionato rispetto alle risorse disponibili.</p>
<p>E qui entra in gioco il design system. Perché aspettare l’ultimo momento per “mettere a posto” un sito o un’app quando si può costruire un sistema che <strong>integra l’accessibilità fin dall’inizio</strong> , nel design, nel codice, nei contenuti? Un design system accessibile è lo strumento che ti permette di farlo perché documenta componenti, pattern e buone pratiche. E una cosa in più: sarà l’unico punto di riferimento per tutto il team fin da subito, ma anche per il futuro mentre il prodotto evolve.</p>
<p>Se ben strutturato, un design system ti aiuta a:</p>
<ul>
<li>rispettare la normativa;</li>
<li>garantire coerenza e conformità su tutto il prodotto;</li>
<li>rendere più semplice il lavoro dei team;</li>
<li>migliorare l’esperienza utente di tutte le persone, non solo di chi ha una disabilità riconosciuta.</li>
</ul>
<p>È una questione di compliance, certo. Ma è anche un’ <strong>opportunità per fare meglio, e coinvolgere</strong> una fetta di pubblico che spesso rimane invisibile.</p>
<p>Per questo abbiamo creato risorse specifiche che ti accompagnano in questo percorso: un <a href="/it/landing/accessibilita-design-system/">white paper sull’Accessibility Act</a> e il design system che approfondisce strategie e metodologie, e un <a href="https://eaa.sparkfabrik.com/checklist/1.1.1">compendio operativo sull’accessibilità</a> con checklist e strumenti pratici per prepararti al cambiamento.</p>
<h2 id="i-benefici-concreti-di-un-design-system">I benefici concreti di un design system</h2>
<p>Costruire prodotti migliori, più solidi e più competitivi? Tutto parte da un buon design system: il modo più efficace per trasformare questa visione in pratica quotidiana.</p>
<h3 id="i-vantaggi-concreti">I vantaggi concreti</h3>
<ul>
<li><strong>Coerenza su ogni touchpoint</strong>
Un design system aiuta a creare un’identità visiva e comportamentale uniforme. Componenti, interazioni, toni e pattern parlano la stessa lingua, dal sito all’app, dall’e-commerce al chatbot. Il risultato? Un’esperienza riconoscibile, fluida e affidabile.</li>
<li><strong>Più velocità, meno lavoro duplicato</strong>
Pattern, componenti e linee guida già pronti significano meno tempo speso a reinventare, più tempo per innovare. I team possono concentrarsi sulle soluzioni, non sui dettagli ripetitivi. Così possiamo accelerare i cicli di sviluppo, ridurre gli errori e aumentare la scalabilità, ma anche agevolare e ridurre i costi di manutenzione.</li>
<li><strong>Collaborazione e allineamento tra team</strong>
Il design system permette di allineare team cross-funzionali. Crea un “linguaggio unificato” che riduce errori di comunicazione, design e sviluppo. Si tratta di un vantaggio davvero sentito quando i team diventano diffusi geograficamente, e favorisce anche l’onboard di nuove figure del team.</li>
<li><strong>Meno debito tecnico, più qualità</strong>
Grazie ad un Design System, è possibile modificare i componenti e propoagare gli aggiornamenti a tutte le istanze che li utilizzano. Si riducono così bug e incoerenze, si semplifica la manutenzione e si migliora la qualità complessiva. E, quando l’accessibilità è incorporata nei componenti, si contribuisce all’accessibilità di tutto il proprio ecosistema digitale.</li>
<li><strong>Una UX che funziona per più persone</strong>
Accessibile non vuol dire solo per chi ha una disabilità riconosciuta. Significa progettare per il maggior numero possibile di persone: chi naviga da mobile, chi ha una connessione lenta, chi usa solo la tastiera o chi è in una situazione temporaneamente svantaggiata come potrebbe essere il sole sullo schermo o un braccio ingessato.</li>
<li><strong>Inclusività che apre nuovi mercati</strong>
Oltre il 20% delle persone in Europa convive con una disabilità. Ma l’inclusività non è solo una questione etica: è una scelta strategica che amplia la base utenti e rafforza il posizionamento del brand.</li>
<li><strong>Brand più forte + reputazione più solida = vantaggio competitivo</strong>
Un design system diventa anche un asset per rafforzare il brand, migliorando la riconoscibilità, stabilendo coerenza nell’esperienza, contribuendo alla percezione di professionalità, creando valore e un vantaggio competitivo di lungo termine. Inoltre, essere accessibili vuol dire essere affidabili, all’avanguardia, attenti alle persone: ecco quindi che un design system inclusivo diventa anche un asset di comunicazione.</li>
</ul>
<h3 id="perché-forse-pensi-di-non-aver-bisogno-di-un-design-system">Perché (forse) pensi di non aver bisogno di un design system</h3>
<p>Creare un design system ti sembra un progetto troppo grande? Troppo rigido? Poco adatto alla tua organizzazione? È un pensiero comune. Molti team si bloccano prima di iniziare: temono che serva solo alle big tech, o che rallenti i processi creativi.</p>
<p>In realtà, un <strong>buon design system si adatta al contesto</strong> : può nascere in piccolo, crescere con i progetti, evolvere in base ai bisogni. Lo confermano anche le riflessioni di <a href="https://www.figma.com/blog/six-myths-holding-you-back-from-embracing-design-systems/">Figma</a> e <a href="https://www.nngroup.com/articles/design-systems-101/">Nielsen Norman Group</a> , non esiste un solo modo per adottarlo e implementarlo. Puoi iniziare con poco, testare, evolvere. L’importante è costruire una base condivisa.</p>
<h2 id="componenti-e-principi-fondamentali-del-design-system">Componenti e principi fondamentali del design system</h2>
<p>Oltre a principi e strategie, un design system si regge su una parte concreta: i suoi <strong>componenti</strong> . Ovvero i mattoni fondamentali con cui costruiamo interfacce coerenti e scalabili. Non parliamo solo di pulsanti o campi form, ma di blocchi modulari completi di logica, stile e comportamento, pronti per essere riutilizzati. Accanto a loro ci sono i <strong>pattern</strong> , combinazioni ricorrenti di componenti che risolvono problemi specifici (per esempio, un modulo di ricerca avanzata o un carrello e-commerce), e i <strong>template</strong> , che danno forma a pagine o flussi completi.</p>
<p>Per organizzare e mantenere tutto questo si usano due strumenti chiave: la <strong>component library</strong> , che descrive i singoli elementi e le loro varianti, e la <strong>pattern library</strong> , che spiega come combinarli nei diversi contesti. È qui che nasce il ponte tra design e sviluppo, tra interfaccia e codice. Molti team scelgono di strutturare i propri sistemi secondo l’approccio di <strong>atomic design</strong> , partendo da elementi base (atomi) come bottoni e label, aggregandoli in molecole e organismi più complessi fino a creare template e pagine. Questo aiuta a mantenere scalabilità e ordine anche quando il sistema cresce.</p>
<p>Un altro tassello cruciale sono i <strong>design token</strong> : valori astratti per colori, spaziature, tipografie e altri stili. Sono il collante che permette di applicare scelte di design in modo coerente e aggiornabile su tutte le piattaforme, senza riscrivere il codice ogni volta. Infatti, modificando una sola volta il valore, è possibile propagare automaticamente gli aggiornamenti a tutti i componenti che utilizzano quel token, permettendo scalabilità ed eliminando incoerenze.</p>
<p>Ma avere librerie e token non basta. Per funzionare davvero, ogni componente deve essere <strong>ben documentato</strong> : cosa fa, come si comporta nei diversi stati (hover, focus, disabled), come si adatta ai vari breakpoint, quali regole di accessibilità rispetta. Questa documentazione è la bussola che guida content designer, UX e UI designer, developer e QA, rendendo il lavoro più veloce e preciso.</p>
<p>Diventa quindi chiaro perché ci teniamo a sottolineare che un buon design system non è solo un repository statico, ma un’infrastruttura strategica che integra componenti, pattern e governance per accompagnare i team nel tempo, garantendo coerenza e innovazione. Ed è qui che si apre lo spazio per nuove sfide e opportunità.</p>
<h3 id="cosa-rende-accessibile-un-design-system">Cosa rende accessibile un design system</h3>
<p>Come abbiamo visto, l&rsquo;accessibilità può ormai essere considerato un nuovo principio alla base di un design system. Per essere davvero accessibile, un design system deve considerare fin da subito:</p>
<ul>
<li><strong>contrasti di colore adeguati</strong> , almeno 4.5:1 per i testi normali, prestando attenzione anche a stati come hover, focus e attivo;</li>
<li><strong>tipografia leggibile</strong> , con font chiari, dimensioni accessibili, altezza di linea generosa;</li>
<li><strong>focus visibile</strong> , l’utente deve sempre sapere dove si trova nella navigazione da tastiera;</li>
<li><strong>alternative testuali</strong> , per dare la possibilità di interpretare ogni immagine significativa;</li>
<li><strong>etichette chiare e stabili nei form</strong> , mai sostituite dai placeholder;</li>
<li><strong>layout responsive e flessibili</strong> , usabili anche su schermi piccoli o con ingrandimento;</li>
<li><strong>codice semantico</strong> , con tag HTML nativi e ben strutturati, per aiutare i lettori di schermo a interpretare la pagina.</li>
</ul>
<p>Tutti questi elementi sono mappati sui criteri WCAG 2.1 AA e descritti in modo pratico nel nostro <strong>white paper</strong> e nella nostra <a href="https://eaa.sparkfabrik.com/">guida operativa</a> per l’accessibilità secondo l’European Accessibility Act (EAA).</p>
<h3 id="progettare-con-laccessibilità-in-mente">Progettare con l’accessibilità in mente</h3>
<p>Per rendere l’accessibilità una parte organica del design system serve partire da subito: già in Figma, i componenti dovrebbero essere annotati con i requisiti WCAG rilevanti. Questo aiuta chi progetta e sviluppa a tenere d’occhio accessibilità, usabilità e consistenza fin dalle prime fasi.</p>
<p>Ma non basta inserire regole tecniche: serve un approccio guidato dai <strong>principi del design inclusivo</strong> , che mettono al centro le esigenze del maggior numero possibile di persone, non solo di chi ha disabilità riconosciute.</p>
<h3 id="ux-developer-come-ruolo-chiave">UX developer come ruolo chiave</h3>
<p>Il ponte tra design e codice è fondamentale. È qui che entra in gioco la figura di UX developer, un ruolo chiave per trasformare i componenti creati su Figma in elementi reali, accessibili e mantenibili nel tempo.</p>
<p>La <strong>figura di UX developer</strong> lavora fianco a fianco con UX designer, UI designer e chi si occupa di sviluppo front-end per:</p>
<ul>
<li>implementare componenti accessibili secondo gli standard WCAG;</li>
<li>validare focus, ruoli ARIA, struttura semantica;</li>
<li>documentare in modo chiaro come si usa un componente e quali aspetti accessibili contiene.</li>
</ul>
<p>Una documentazione ben fatta permette a chiunque, designer, dev o QA, di riutilizzare i componenti con consapevolezza e continuità, evitando errori e incoerenze.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong> <a href="/it/blog/ux-developer-chi-%C3%A8-cosa-fa/">UX Developer: chi è e cosa fa?</a></p>
<h2 id="design-system-e-drupal-coerenza-e-accessibilità-anche-su-piattaforme-complesse">Design system e Drupal: coerenza e accessibilità anche su piattaforme complesse</h2>
<p>Un design system ben strutturato trova terreno fertile anche in CMS enterprise come Drupal. In questi contesti, la complessità architetturale e la modularità dei contenuti possono rappresentare una sfida per la coerenza visiva e funzionale. <strong>Integrare un design system in un ecosistema Drupal</strong> permette invece di mantenere uniformità tra componenti, pattern e logiche di layout, riducendo le incoerenze tra front-end e back-end.</p>
<p>Ma non è solo una questione di ordine visivo. Grazie all’adozione di componenti accessibili e documentati, il design system facilita anche la realizzazione di temi Drupal conformi alle WCAG 2.1 AA, semplificando l’adeguamento all’European Accessibility Act.</p>
<p>In particolare, attraverso strumenti dedicati come Figma, Storybook e ZeroHeight (ma anche con la mappatura tra componenti di design e template Twig, il motore di templating di Drupal), è possibile creare un flusso solido e tracciabile tra progettazione e sviluppo. Questo si traduce in maggiore efficienza, meno debito tecnico e una UX coerente, anche su piattaforme articolate e multi-sito.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong> <a href="/it/design-system-e-drupal-cms">Design System e Drupal CMS: l&rsquo;anello di congiunzione tra designer e developer</a></p>
<h2 id="ai-tool-per-il-design-system-un-aiuto-intelligente-per-lefficienza-e-laccessibilità">AI tool per il design system: un aiuto intelligente per l&rsquo;efficienza e l&rsquo;accessibilità</h2>
<p>L’intelligenza artificiale può offrire un supporto concreto nella creazione e nella gestione di un design system accessibile. Non si tratta di automatizzare l’intero processo, che resta profondamente umano, ma di integrare strumenti capaci di semplificare, verificare, ottimizzare.</p>
<p>Oggi esistono AI tool che aiutano a:</p>
<ul>
<li><strong>eseguire controlli rapidi di accessibilità</strong> , come il contrasto dei colori, la presenza degli alt text o la leggibilità del testo;</li>
<li><strong>suggerire varianti più inclusive di componenti esistenti</strong> , valutando criteri come la chiarezza, la dimensione del font o l’interazione da tastiera;</li>
<li><strong>rilevare incongruenze nel sistema di design</strong> , analizzando pattern visivi o comportamentali che non seguono gli standard condivisi;</li>
<li><strong>snellire flussi di lavoro cross-funzionali</strong> , suggerendo naming coerenti, generando documentazione base o automatizzando la sincronizzazione tra design e sviluppo.</li>
</ul>
<p>Un punto fermo per noi: l’AI può semplificare, velocizzare, suggerire, <strong>ma non può sostituire del tutto il lavoro di chi progetta, testa e mantiene un sistema</strong> . Le scelte devono restare consapevoli, e i test manuali, compresi quelli con persone con disabilità, sono insostituibili. Come già sottolineato nel nostro white paper sull’EAA e i design system, gli AI tool (inclusi i widget) sono strumenti preziosi, ma vanno inseriti in un processo progettuale solido e ben governato. Quindi, gli AI tool sono utili alleati, ma la responsabilità resta nei processi, nei team e nelle decisioni condivise.</p>
<h2 id="quando-il-design-system-funziona-esempi-di-successo">Quando il design system funziona: esempi di successo</h2>
<p>In SparkFabrik accompagniamo le realtà enterprise nello sviluppo o nell’evoluzione del proprio design system, affrontando sfide di coerenza, scalabilità e accessibilità in contesti digitali complessi.</p>
<p>Tra i nostri case study si trovano progetti in cui il design system ha rappresentato la leva per uniformare l’esperienza utente su più piattaforme, ridurre drasticamente tempi e costi di sviluppo e massimizzare la coerenza di brand. Aziende strutturate, anche su scala internazionale, hanno ottenuto una maggiore efficienza, una governance più solida della brand identity e una documentazione condivisa che semplifica l’onboarding delle nuove risorse.</p>
<ul>
<li>Parliamo, ad esempio, di <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/case-studies/caleffi-new-website/">Caleffi</a> : una multinazionale per cui abbiamo sviluppato e fatto evolvere un design system esteso, capace di coprire ogni esigenza, dagli elementi atomici ai template complessi. Il risultato? Coerenza di brand garantita su un ecosistema articolato composto da 12 cataloghi, oltre 20.000 prodotti a listino, più di 5.000 file tecnici, una presenza in 12 Paesi e 18 lingue, e circa 8.000 pagine viste ogni giorno.</li>
<li>Per <strong>Bocconi</strong> , il nuovo design system ha coinvolto molti interlocutori e portato alla creazione di una linea guida condivisa. Il risultato più apprezzato è una documentazione accessibile sia ai team di sviluppo che a quelli editoriali, elemento che facilita la governance e assicura continuità nella produzione di contenuti tra persone con ruoli diversi e dipartimenti universitari distinti.</li>
<li>Un’altra esperienza significativa è il progetto realizzato per <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/case-studies/la-scuola-sei/">La Scuola</a> , dove abbiamo seguito l’intero percorso di ridefinizione dell’identità del brand. Il lavoro è partito da un assessment iniziale e si è concluso con il rilascio finale. La piena corrispondenza tra design system e strumenti editoriali del CMS ha permesso un onboarding semplice e veloce per tutti i nuovi editor.</li>
<li>Infine, per <strong>Zambon</strong> abbiamo realizzato un sistema navigabile con Fractal, che consente di visualizzare subito tutti gli elementi di layout e interazione. Il sito è completamente sharabile, con livelli di lettura pensati sia per interlocutori tech sia per quelli non tecnici, e abilita una comunicazione efficace e inclusiva su tutte le aree di business.</li>
</ul>
<h2 id="il-design-system-che-cresce-con-te">Il design system che cresce con te</h2>
<p>Ogni design system è unico, perché unico è il contesto in cui nasce: priorità, vincoli, persone, obiettivi.</p>
<p>In SparkFabrik partiamo da qui, aiutandoti a fare chiarezza su cosa hai già, cosa ti serve e come costruire (o far evolvere) un sistema che funzioni davvero, dentro e fuori i team. Ti affianchiamo per definire governance, strumenti, processi e componenti, con un approccio che tiene insieme accessibilità, efficienza e sostenibilità nel tempo. Il nostro obiettivo è arrivare a un design system che non resti sulla carta, ma che diventi parte del lavoro quotidiano dei tuoi team e porti valore reale ai tuoi progetti digitali.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/design-system-ux-accessibilita-ai/Pillar_20Design_20System_20-_20Abstract_20Tech_20Ring_20-_20Connection_20Design_20Development.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/design-system-ux-accessibilita-ai/Pillar_20Design_20System_20-_20Abstract_20Tech_20Ring_20-_20Connection_20Design_20Development.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Cloud Native: cos’è, vantaggi e perché adottarlo</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/guida-completa-cloud-native/</link><pubDate>Fri, 31 Jan 2025 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/guida-completa-cloud-native/</guid><description>Guida completa sul Cloud Native: tutto quello che c’è da sapere sull’approccio che promette scalabilità e resilienza.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Immagina un&rsquo;azienda che sviluppa un&rsquo;app per gestire le prenotazioni di ristoranti . In un&rsquo;architettura tradizionale, potrebbe ospitare l&rsquo;applicazione su un server fisico, il che significa che un picco di utenti durante il weekend potrebbe mandare tutto offline. more Un&rsquo;applicazione Cloud Native, invece, sfrutterebbe un&rsquo;infrastruttura elastica : ogni microservizio, ad esempio uno dedicato alle notifiche o un altro alla gestione dei pagamenti, può essere scalato indipendentemente in base al carico. Così, se un venerdì sera i clienti aumentano improvvisamente, il sistema può allocare più risorse in tempo reale, senza interventi manuali.</p>
<p>Questo è solo un esempio dei benefici concreti che l’approccio Cloud Native è in grado di offrire alle aziende che operano nel digitale.</p>
<h2 id="che-cosa-significa-cloud-native">Che cosa significa Cloud Native?</h2>
<p><strong>Cloud Native è un approccio allo sviluppo</strong> e alla gestione delle applicazioni progettato per sfruttare appieno l&rsquo;ambiente del cloud, sia pubblico che privato. Non si tratta solo di &ldquo;spostare&rdquo; le applicazioni tradizionali su un&rsquo;infrastruttura remota, ma di costruirle in modo che siano intrinsecamente <strong>scalabili, resilienti e capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti</strong> . Questo paradigma si basa su concetti chiave come l&rsquo;uso di <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">microservizi</a> , il deployment tramite container come Docker e l&rsquo;orchestrazione automatizzata.</p>
<p>La vera forza del Cloud Native risiede nella sua capacità di <strong>ridurre i tempi di sviluppo e migliorare l&rsquo;agilità del business</strong> . Netflix è spesso citato come esempio emblematico: grazie a un&rsquo;infrastruttura interamente Cloud Native, riesce a introdurre centinaia di aggiornamenti al giorno, garantendo al contempo un&rsquo;esperienza utente impeccabile per milioni di persone. Questo livello di innovazione sarebbe impensabile con un approccio tradizionale.</p>
<p>LEGGI ANCHE:
<a href="/it/cloud-native-application-definition">Cloud Native application definition: capire il Cloud Native</a>
<a href="/it/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle">Perché e come realizzare un’applicazione Cloud Native</a></p>
<h2 id="come-funziona-unarchitettura-cloud-native">Come funziona un’architettura Cloud Native?</h2>
<p>Un’architettura Cloud Native si basa su <strong>componenti distribuiti e orchestrati su infrastrutture cloud</strong> , con i microservizi al centro. Questi piccoli moduli indipendenti comunicano tramite API e gestiscono specifiche funzioni, come la gestione utenti o l’elaborazione dati. Ogni microservizio è isolato, permettendo sviluppo, aggiornamenti e scalabilità separati.</p>
<p>La <strong>portabilità è garantita dai container</strong> , che impacchettano codice e dipendenze in un’unità standard, consentendo ai microservizi di funzionare su qualsiasi infrastruttura. Analogamente a una scatola che contiene tutti gli ingredienti necessari per un piatto, i container preparano il software per l’esecuzione.</p>
<p>L’ <a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">orchestrazione dei container</a> assicura la loro corretta <strong>distribuzione</strong> , il <strong>monitoraggio</strong> - per evitare errori - e la <strong>scalabilità automatica</strong> , in base alla domanda. Il tutto è supportato dal CI/CD (Continuous Integration/Continuous Delivery), che consente aggiornamenti e distribuzioni rapidi e continui, garantendo alta affidabilità. Questo permette ad aziende come <strong>Spotify</strong> o <strong>Airbnb</strong> di rilasciare nuove funzionalità frequentemente, mantenendo la piattaforma stabile anche sotto carichi elevati.</p>
<h2 id="perché-adottare-il-cloud-native">Perché adottare il Cloud Native?</h2>
<p><strong>Adottare il Cloud Native permette alle aziende di affrontare le sfide moderne con agilità, resilienza e velocità</strong> . La principale motivazione è la capacità di accelerare l’ <strong>innovazione</strong> , consentendo di sviluppare, testare e distribuire rapidamente nuove funzionalità, essenziale in settori dinamici come fintech ed e-commerce.</p>
<p>Un altro vantaggio è la scalabilità automatica, che permette di adattare le risorse alla domanda. Durante eventi ad alto traffico, come ad esempio il <strong>Black Friday</strong> , le piattaforme di e-commerce possono gestire picchi senza sovradimensionare l’infrastruttura.</p>
<p>La resilienza è un altro fattore cruciale: le applicazioni Cloud Native isolano i guasti in singoli microservizi, evitando interruzioni sistemiche. Ad esempio, Netflix simula guasti con Chaos Monkey per testare la robustezza della sua infrastruttura.</p>
<p>Infine, il modello a consumo <strong>ottimizza i costi</strong> , facendo pagare solo le risorse effettivamente utilizzate, riducendo gli sprechi e favorendo la crescita graduale, soprattutto per le startup.</p>
<h2 id="differenza-tra-cloud-e-cloud-native">Differenza tra cloud e Cloud Native</h2>
<p>La differenza tra cloud e Cloud Native risiede principalmente nel <strong>modo in cui le applicazioni vengono progettate</strong> , sviluppate e gestite, nonché nell&rsquo;approccio strategico sottostante. Utilizzare il cloud significa sfruttare risorse di calcolo, archiviazione e rete fornite da un provider, come AWS, Azure o Google Cloud. Questo modello è spesso utilizzato per ospitare applicazioni esistenti senza necessariamente modificarle: si parla, in questo caso, di &ldquo;lift and shift&rdquo;, dove il software viene spostato da un server locale a un ambiente cloud per ridurre i costi o aumentare la disponibilità.</p>
<p>Il Cloud Native, invece, va oltre. Non si limita a trasferire le applicazioni tradizionali nel cloud, ma le ripensa da zero per sfruttare appieno i vantaggi dell’infrastruttura distribuita e scalabile del cloud. Le applicazioni Cloud Native sono modulari, progettate come microservizi contenuti in container e orchestrate tramite strumenti dedicati. Questo le rende più flessibili, scalabili e resilienti rispetto alle applicazioni tradizionali, anche quando queste ultime sono ospitate nel cloud.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong>
<a href="/it/guides/cloud-transformation-vantaggi-per-le-aziende">Cloud Transformation: i vantaggi per le aziende</a>
<a href="/it/cloud-vs-cloud-native">Cloud vs cloud native: cosa sono? Una guida introduttiva</a></p>
<h2 id="quali-sono-i-principali-strumenti-per-un-ecosistema-cloud-native">Quali sono i principali strumenti per un ecosistema Cloud Native?</h2>
<p>Gli strumenti dell’ecosistema Cloud Native ottimizzano la progettazione, lo sviluppo, il deployment e la gestione delle applicazioni nel cloud. Tra i principali <strong>troviamo i container, le piattaforme di orchestrazione, i sistemi di osservabilità e gli strumenti di automazione</strong> dei processi di sviluppo.</p>
<p>I <strong>container</strong> , come <strong>Docker</strong> , sono fondamentali, poiché offrono un ambiente isolato e portatile che racchiude l’applicazione e le sue dipendenze, permettendo il funzionamento uniforme su qualsiasi infrastruttura. Questo consente agli sviluppatori di creare software che funziona allo stesso modo su laptop e cluster cloud.</p>
<p>La gestione su larga scala dei container è affidata a <strong>orchestratori</strong> come <strong>Kubernetes</strong> , che analizzeremo nel dettaglio nel prossimo paragrafo.</p>
<p>L’ <strong>osservabilità</strong> è un elemento altrettanto importante in un ecosistema Cloud Native. Tra gli strumenti troviamo ad esempio <strong>Prometheus</strong> , che raccoglie metriche dai microservizi, e <a href="https://grafana.com/">Grafana</a> , che le visualizza in dashboard. Questo aiuta i team a monitorare la salute dei sistemi e a risolvere i problemi in modo proattivo.</p>
<p>Gli strumenti per il <strong>Continuous Integration e Continuous Delivery</strong> (CI/CD), come <strong>Jenkins</strong> e <a href="https://about.gitlab.com/">GitLab CI</a> , automatizzano il processo di test e rilascio, riducendo errori e accelerando i cicli di sviluppo. Soluzioni come <a href="https://www.terraform.io/">Terraform</a> , che definisce le risorse cloud tramite codice, e Istio, che ottimizza e protegge la comunicazione tra microservizi, completano il panorama, abilitando il paradigma Cloud Native e fornendo alle aziende una base tecnologica per affrontare il mondo digitale.</p>
<h3 id="kubernetes-e-lorchestrazione-dei-container-nel-cloud-native">Kubernetes e l’orchestrazione dei container nel Cloud Native</h3>
<p><strong>Kubernetes</strong> è il <strong>cuore pulsante dell&rsquo;orchestrazione dei container</strong> nell&rsquo;ecosistema Cloud Native, progettato per gestire il deployment, il monitoraggio e la scalabilità di applicazioni basate su container in modo automatizzato. In un mondo in cui le applicazioni sono costituite da decine o centinaia di microservizi, Kubernetes offre una piattaforma per coordinare queste unità modulari, garantendo affidabilità e ottimizzazione delle risorse.</p>
<p>Uno degli aspetti più rivoluzionari di Kubernetes è la sua <strong>capacità di scalare automaticamente le risorse in base alla domanda</strong> . Ad esempio, se durante una prima cinematografica online milioni di utenti accedono contemporaneamente alla piattaforma, Kubernetes può avviare istanze aggiuntive dei microservizi più sollecitati per gestire il carico. Quando il traffico diminuisce, queste istanze vengono terminate per risparmiare risorse <strong>e ridurre i costi operativi</strong> .</p>
<p>Un’altra funzionalità chiave è il <strong>bilanciamento del carico</strong> . Kubernetes dirige automaticamente le richieste degli utenti verso i container attivi, evitando sovraccarichi e ottimizzando la distribuzione delle richieste. Questo è particolarmente utile per applicazioni globali, dove il traffico può variare significativamente in base alle regioni geografiche.</p>
<p>L’ <a href="/it/kubernetes-architecture-guida-ai-componenti">architettura di Kubernetes</a> si basa su concetti come i pod, che sono le unità minime di esecuzione e possono contenere uno o più container, e i deployment, che definiscono come i pod devono essere creati, aggiornati o eliminati. Attraverso una configurazione dichiarativa, gli sviluppatori indicano lo stato desiderato dell&rsquo;applicazione, e Kubernetes si occupa di raggiungerlo e mantenerlo, monitorando costantemente lo stato del sistema.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong>
<a href="/it/guides/kubernetes-guida-completa-orchestrazione-container">Kubernetes: cos&rsquo;è, come funziona, pro e contro, quando usarlo</a>
<a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">Cos&rsquo;è l&rsquo;orchestrazione dei container e come farla con Kubernetes</a></p>
<h2 id="quali-sono-i-benefici-dei-microservizi-in-un-ambiente-cloud-native">Quali sono i benefici dei microservizi in un ambiente Cloud Native?</h2>
<p>I microservizi, come detto, rappresentano uno degli elementi fondanti di un ambiente Cloud Native, offrendo benefici che trasformano il modo in cui le applicazioni vengono progettate, sviluppate e gestite. L&rsquo;adozione di un&rsquo;architettura a microservizi consente di superare i limiti dei sistemi monolitici, offrendo una flessibilità e una scalabilità che si adattano perfettamente alle esigenze del cloud.</p>
<p>Uno dei vantaggi principali dei microservizi è la loro modularità. Ogni microservizio è autonomo e responsabile di una specifica funzione, come la gestione degli ordini o l’autenticazione degli utenti. Questa modularità semplifica lo sviluppo, poiché i team possono lavorare in parallelo su servizi differenti senza dipendenze strette.</p>
<p>Un ulteriore vantaggio è la possibilità di scegliere tecnologie diverse per ogni microservizio. Poiché i microservizi comunicano tra loro tramite API standard, ogni team può utilizzare il linguaggio di programmazione o il database più adatto alle esigenze specifiche del servizio. Questo livello di libertà consente di sfruttare al meglio le innovazioni tecnologiche e di creare soluzioni su misura.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong>
<a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">Microservizi (Microservices): cosa sono e perché usarli?</a></p>
<h2 id="come-devops-supporta-il-cloud-native">Come DevOps supporta il Cloud Native?</h2>
<p><a href="/it/guida-alla-metodologia-devops">DevOps</a> è un pilastro fondamentale per il successo delle applicazioni Cloud Native, poiché promuove una <strong>cultura di collaborazione tra i team di sviluppo e quelli operativi</strong> , abilitando processi automatizzati e continui che si allineano perfettamente con le caratteristiche di scalabilità, modularità e agilità proprie del Cloud Native. Questo approccio non solo riduce il divario tra sviluppo e operations, ma trasforma il modo in cui il software viene creato, distribuito e gestito.</p>
<p>Un esempio pratico del legame tra DevOps e Cloud Native è rappresentato dal già citato <strong>Continuous Integration e Continuous Delivery (CI/CD)</strong> , una pratica che automatizza i test, l&rsquo;integrazione e il deployment del codice. In un ambiente Cloud Native, dove le applicazioni sono composte da molti microservizi, aggiornare singoli componenti in modo sicuro e rapido è fondamentale. DevOps rende questo possibile grazie a pipeline CI/CD che assicurano che ogni modifica venga testata e distribuita senza interruzioni, permettendo alle aziende di rilasciare nuove funzionalità con una frequenza impensabile nei sistemi tradizionali.</p>
<p>LEGGI ANCHE:
<a href="/it/platform-engineering-vs-devops-differenze">Platform Engineering vs DevOps: quali sono le differenze?</a>
<a href="/it/agile-e-devops-cosa-sono-e-come-interagiscono">Agile e DevOps: cosa (NON) sono e come interagiscono</a></p>
<h2 id="cosè-il-serverless-computing-nel-contesto-cloud-native">Cos’è il serverless computing nel contesto Cloud Native?</h2>
<p>Il serverless computing, nel contesto Cloud Native, rappresenta un <strong>modello di esecuzione</strong> in cui gli sviluppatori possono concentrarsi esclusivamente sul codice e sulla logica applicativa, senza preoccuparsi dell&rsquo;infrastruttura sottostante. Non significa che i <strong>server</strong> siano assenti, ma che la gestione, la scalabilità e il provisioning di questi sono c <strong>ompletamente delegati al provider cloud</strong> , rendendoli invisibili agli utenti. Questo approccio si allinea perfettamente alla filosofia Cloud Native, che valorizza l’agilità, l’automazione e l’efficienza.</p>
<p>Nel serverless computing, gli sviluppatori scrivono piccole unità di codice, spesso chiamate <strong>funzioni</strong> , che vengono eseguite in risposta a eventi. Un esempio tipico potrebbe essere una funzione che si attiva quando un utente carica un&rsquo;immagine in un&rsquo;applicazione, ridimensionandola automaticamente per diversi dispositivi. Con servizi come AWS Lambda, Azure Functions o Google Cloud Functions, queste operazioni vengono scalate automaticamente in base alla domanda, senza che il team debba preoccuparsi di dimensionare manualmente l’infrastruttura.</p>
<p>Uno degli aspetti distintivi del serverless è <strong>il modello di pagamento basato sull’utilizzo</strong> . Le aziende pagano solo per il tempo effettivo di esecuzione delle funzioni, misurato al millisecondo, eliminando i costi fissi associati a server inattivi. Questo è particolarmente vantaggioso per applicazioni con carichi di lavoro intermittenti o imprevedibili.</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong>
<a href="/it/serverless-computing">Cos’è il serverless computing e quali sono i suoi vantaggi?</a></p>
<h2 id="quali-sono-le-sfide-di-sicurezza-nel-cloud-native">Quali sono le sfide di sicurezza nel Cloud Native?</h2>
<p>Infine, la questione security è un aspetto del Cloud Native da non trascurare. Le <strong>sfide di sicurezza</strong> in questo contesto derivano principalmente dalla <strong>natura distribuita e dinamica delle applicazioni</strong> basate su microservizi, container e serverless. La <strong>gestione della superficie di attacco è complessa</strong> , poiché ogni componente (microservizio, container, funzione) è un potenziale punto vulnerabile.</p>
<p>La gestione delle configurazioni attraverso codice ( <a href="/en/infrastructure-as-code-what-is-it-and-its-benefits">Infrastructure as Code</a> ) può introdurre errori, esponendo risorse in modo accidentale. La gestione delle identità e dei permessi è fondamentale per evitare accessi non autorizzati, mentre la <a href="/it/blog/container-security-che-cos%C3%A8/">sicurezza dei container</a> richiede attenzione nell’uso di immagini sicure e aggiornate. La gestione dei log e il monitoraggio distribuito sono critici per rilevare anomalie, ma aumentano la complessità. Infine, la protezione dei dati sensibili è più difficile in ambienti così frammentati, richiedendo crittografia e gestione sicura delle chiavi. Alcune risorse utili che affrontano il tema sono: La <a href="/it/landing/guida-cloud-native-security/">Guida alla Cloud Native Security</a> , e gli approfondimenti su <a href="/it/cloud-devsecops">DevSecOps</a> e <a href="/it/guides/cloud-security-come-proteggere-i-dati-nell-era-del-cloud">Cloud Security</a> .</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/guida-completa-cloud-native/Cloud_20native_20application_20definition-1.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/guida-completa-cloud-native/Cloud_20native_20application_20definition-1.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>La Cloud Transformation è il futuro: scopri i vantaggi</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/cloud-transformation-vantaggi-per-le-aziende/</link><pubDate>Wed, 09 Oct 2024 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/cloud-transformation-vantaggi-per-le-aziende/</guid><description>Scopri che cos’è la Cloud Transformation e come può rivoluzionare il tuo business: scalabilità, flessibilità e molto altro. Resta competitivo con il cloud!</description><content:encoded><![CDATA[<p>Mentre la <a href="/it/guides/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale">digital transformation</a> delle aziende rimane un tema sempre attuale, negli ultimi anni un aspetto particolare ha catturato l&rsquo;interesse delle imprese: il cloud. La cloud transformation è diventata un processo chiave per le aziende moderne. Le aziende dovrebbero infatti integrare pienamente le tecnologie cloud nei loro modelli operativi per rimanere al passo con il mercato e mantenere alta la competitività.</p>
<p>Questo percorso non si limita al semplice trasferimento di dati e applicazioni da ambienti locali a quelli basati su cloud, ma implica un cambiamento più profondo nelle strategie e nelle operazioni aziendali. Fondamentalmente, la cloud transformation comporta una ristrutturazione dell&rsquo;intera infrastruttura IT e dei processi aziendali. Solo in questo modo è possibile sfruttare appieno i vantaggi offerti dalla tecnologia cloud, come la scalabilità, la flessibilità e la sicurezza avanzata.</p>
<h2 id="cosè-la-cloud-transformation">Cos&rsquo;è la cloud transformation?</h2>
<p>La cloud transformation può essere definita come il processo mediante il quale un&rsquo;azienda ristruttura le proprie operazioni e infrastrutture IT, con il fine di <strong>integrare e sfruttare le tecnologie cloud</strong> . Questo processo implica la migrazione di dati, applicazioni e servizi su piattaforme cloud, ma va oltre, includendo anche la trasformazione dei processi aziendali per massimizzare i benefici derivanti dall&rsquo;adozione del <strong>cloud computing</strong> .</p>
<p>I benefici della cloud transformation per le grandi aziende - e per tutte le aziende in realtà - sono molteplici e significativi. Innanzitutto, la cloud transformation migliora l&rsquo; <strong>agilità operativa</strong> permettendo alle aziende di rispondere più rapidamente alle esigenze del mercato e di adattarsi ai cambiamenti tecnologici. La <strong>scalabilità elastica dei servizi cloud</strong> consente alle aziende di espandere o ridurre facilmente le risorse IT in base alle necessità, migliorando l&rsquo;efficienza operativa e <strong>riducendo i costi infrastrutturali</strong> . Ovviamente, tutto questo a patto che si segua una corretta strategia di Cloud Management, che tenga conto dei principi FinOps per massimizzare la gestione finanziaria del Cloud.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:GreenOps e FinOps per una gestione efficiente del CloudGreen Cloud Computing: che cos’è e perché se ne parla</strong></p>
<h2 id="i-diversi-approcci-alla-cloud-transformation">I diversi approcci alla cloud transformation</h2>
<p>Esistono diversi approcci alla cloud transformation, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>Cloud Transformation privata</strong> : Questo approccio coinvolge la creazione di un ambiente cloud privato all&rsquo;interno dell&rsquo;infrastruttura dell&rsquo;azienda. È particolarmente adatto per aziende che necessitano di maggiore controllo sui dati e la sicurezza.</li>
<li><strong>Cloud Transformation pubblica</strong> : In questo caso, le aziende utilizzano servizi cloud pubblici offerti da fornitori come ad esempio AWS, Microsoft Azure, Google Cloud o Alibaba Cloud. È caratterizzato da una maggiore scalabilità e flessibilità, ideale per aziende che cercano di ridurre i costi infrastrutturali e di gestione.</li>
<li><strong>Cloud Transformation ibrida</strong> : Questo approccio combina elementi di cloud privato e pubblico, consentendo alle aziende di sfruttare il meglio di entrambi i mondi. È adatto per aziende che desiderano mantenere alcune applicazioni critiche on-premise mentre utilizzano il cloud pubblico per altri servizi.</li>
</ul>
<h2 id="benefici-della-cloud-transformation">Benefici della cloud transformation</h2>
<p>La cloud transformation offre una serie di vantaggi significativi per le aziende che decidono di adottare pienamente le tecnologie cloud. Come già citato, questi vantaggi comprendono aspetti come scalabilità e flessibilità, che non si limitano agli aspetti tecnologici, ma influenzando positivamente anche la strategia aziendale e operativa complessiva. Tra i benefici principali troviamo:</p>
<ul>
<li><strong>Scalabilità e flessibilità</strong> : Le aziende possono facilmente aumentare o diminuire le risorse IT in base alle esigenze del momento, senza dover investire in hardware aggiuntivo o affrontare lunghe procedure di aggiornamento.</li>
<li><strong>Riduzione dei costi</strong> : La cloud transformation consente alle aziende di ridurre i costi infrastrutturali e operativi. Eliminando la necessità di mantenere e aggiornare costantemente l&rsquo;hardware on-premise, le aziende possono risparmiare sui costi di acquisto, manutenzione e gestione dell&rsquo;infrastruttura IT.</li>
<li><strong>Maggiore efficienza</strong> : Le aziende possono automatizzare processi complessi, migliorare la collaborazione tra team sempre più in smart working o dislocati in sedi geografiche diverse, e ridurre i tempi di sviluppo e distribuzione delle applicazioni.</li>
<li><strong>Migliore sicurezza</strong> : I fornitori di servizi cloud investono moltissimo nella sicurezza delle infrastrutture e nella protezione contro minacce informatiche, offrendo ai clienti strumenti e tecnologie di sicurezza che spesso superano le capacità delle infrastrutture on-premise.</li>
<li><strong>Accesso a nuove tecnologie</strong> : La cloud transformation favorisce l&rsquo;innovazione attraverso l&rsquo;accesso semplificato a tecnologie avanzate come l&rsquo;intelligenza artificiale, l&rsquo;analisi dei dati e l&rsquo;Internet of Things (IoT), che sono tra i principali trend del momento. Queste tecnologie consentono alle aziende di migliorare i processi aziendali, sviluppare nuovi prodotti e servizi, e ottimizzare l&rsquo;esperienza del cliente.</li>
</ul>
<h2 id="le-sfide-della-cloud-transformation">Le sfide della cloud transformation</h2>
<p>Sebbene offra numerosi benefici, l&rsquo;adozione del cloud da parte delle aziende presenta anche sfide significative. Queste sfide devono essere affrontate durante il processo di implementazione, integrazione nelle strutture aziendali e introduzione nelle operazioni aziendali. Tra le sfide di cui tenere conto ci sono:</p>
<ul>
<li><strong>Sicurezza e conformità</strong> : Garantire la sicurezza dei dati è una priorità essenziale durante la cloud transformation. Le aziende devono affrontare sfide legate alla protezione dei dati sensibili e alla gestione dei rischi di sicurezza informatica durante il processo di cambiamento. Tuttavia, una volta completata la trasformazione, possono beneficiare dei livelli di sicurezza superiori garantiti dai fornitori di servizi cloud.</li>
<li><strong>Cambiamenti organizzativi</strong> : La cloud transformation richiede spesso cambiamenti significativi nei processi e nelle strutture organizzative. Questi cambiamenti possono influenzare la cultura aziendale, le responsabilità dei dipendenti e i flussi di lavoro.</li>
<li><strong>Competenze e formazione</strong> : Le competenze necessarie per gestire l&rsquo;ambiente cloud possono essere diverse rispetto alle competenze tradizionali IT. Le aziende devono investire nella formazione del personale per sviluppare le competenze necessarie per gestire, monitorare e ottimizzare le risorse cloud.</li>
<li><strong>Dipendenza dai fornitori di cloud</strong> : Le aziende che affidano le proprie operazioni e dati a fornitori di servizi cloud devono gestire la dipendenza da questi fornitori. Ciò può comportare rischi relativi alla disponibilità del servizio, alle politiche di prezzo e alle modifiche nei termini contrattuali.</li>
</ul>
<h2 id="quali-sono-le-fasi-della-cloud-transformation">Quali sono le fasi della cloud transformation?</h2>
<p>La cloud transformation è un processo complesso che richiede metodo ed esperienza. In SparkFabrik, attraverso il nostro <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/servizi/cloud-native-services/cloud-migration/">Cloud Migration Service</a> , offriamo <strong>un approccio strutturato e collaudato</strong> per supportare le aziende in ogni fase della trasformazione, che descriviamo qui di seguito per fornire un’idea di quali dovrebbero essere i passaggi corretti del processo:</p>
<h3 id="1-assessment">1. Assessment</h3>
<p>In questa fase vengono valutate le esigenze aziendali e le applicazioni da migrare. I nostri esperti realizzano un&rsquo;analisi approfondita sia dal punto di vista tecnico che di business, <strong>identificando rischi e sfide potenziali</strong> . Questo step aiuta a delineare le priorità della migrazione al cloud, stabilendo le fondamenta per il successo della trasformazione nel cloud. La valutazione delle esigenze permette di identificare obiettivi e priorità, valutare requisiti di sicurezza e conformità, <strong>analizzare impatti organizzativi</strong> e pianificare la migrazione delle risorse. Questa fase iniziale non solo mitiga rischi, ma adatta anche le soluzioni alle reali necessità dell&rsquo;azienda, garantendo un processo di cloud transformation efficace ed efficiente.</p>
<h3 id="2-plan">2. Plan</h3>
<p>Successivamente, viene definito un <strong>piano d&rsquo;azione dettagliato</strong> per l&rsquo;esecuzione della migrazione, considerando le priorità di business e la continuità operativa. In questa fase l’esperienza nella progettazione di infrastrutture cloud è fondamentale, perché consente di adottare le migliori best practice di mercato.</p>
<h3 id="3-migrate">3. Migrate</h3>
<p>Nella terza fase viene eseguita la migrazione vera e propria, coordinando tutto il processo e affiancando il team IT interno all’azienda. Con l’approccio Spark, ogni artifact prodotto per la migrazione, come i manifesti Terraform e le AMI Packer, sarà a disposizione e di proprietà del cliente. Inoltre, una volta conclusa la migrazione, prendiamo in gestione l&rsquo;infrastruttura e ci concentriamo sull&rsquo;ottimizzazione dei processi, delle applicazioni e sulla gestione dei costi.
Grazie a questo metodo strutturato, è possibile prendere le giuste decisioni, ridurre costi e incertezze.</p>
<h2 id="strumenti-e-tecnologie-per-la-cloud-transformation">Strumenti e tecnologie per la cloud transformation</h2>
<p>L&rsquo;adozione di strumenti e tecnologie avanzate è fondamentale per facilitare una migrazione efficace e gestire con successo le risorse nel cloud. Ecco una panoramica dei principali strumenti, piattaforme e tecnologie utili:</p>
<h3 id="servizi-di-orchestrazione">Servizi di Orchestrazione</h3>
<ul>
<li><a href="/it/guides/kubernetes-guida-completa">Kubernetes</a> : Una delle piattaforme più utilizzate per l&rsquo;orchestrazione e la gestione dei container, offre scalabilità automatica, gestione dei servizi e rollouts di applicazioni.</li>
<li><strong>Docker Swarm</strong> : Un altro strumento popolare per orchestrare container Docker, semplificando la distribuzione e la gestione di applicazioni containerizzate.</li>
</ul>
<h3 id="automazione-e-gestione-dei-container">Automazione e Gestione dei Container</h3>
<ul>
<li><strong>Ansible</strong> : Utilizzato per automatizzare la configurazione e la gestione delle infrastrutture IT, inclusi i container.</li>
<li><strong>Terraform</strong> : Per la gestione dell&rsquo;infrastruttura come codice, facilita la creazione e la gestione di risorse cloud in modo dichiarativo e scalabile.</li>
</ul>
<h3 id="esempi-di-piattaforme-di-cloud-pubblico">Esempi di piattaforme di cloud pubblico</h3>
<ul>
<li><strong>Amazon Web Services (AWS)</strong> : Offre una vasta gamma di servizi cloud, tra cui calcolo, storage, database e servizi AI/ML attraverso una rete globale di data center.</li>
<li><strong>Microsoft Azure</strong> : Piattaforma cloud con servizi integrati per la gestione delle applicazioni, lo storage, l&rsquo;analisi dei dati e altre funzionalità aziendali.</li>
<li><strong>Google Cloud Platform (GCP)</strong> : Fornisce servizi per calcolo, storage, database, machine learning e altri servizi avanzati per supportare l&rsquo;innovazione digitale e la scalabilità.</li>
</ul>
<h3 id="strumenti-di-monitoraggio-e-gestione">Strumenti di monitoraggio e gestione</h3>
<ul>
<li><strong>Prometheus</strong> : Sistema open-source per il monitoraggio e l&rsquo;allerta dei sistemi basati su metriche.</li>
<li><strong>Grafana</strong> : Utilizzato per la visualizzazione e l&rsquo;analisi dei dati dei sistemi di monitoraggio, integrabile con Prometheus e altri strumenti.</li>
</ul>
<h2 id="servizi-di-cloud-computing">Servizi di cloud computing</h2>
<p>Nei processi di cloud transformation, è fondamentale comprendere i diversi modelli di servizio cloud e come essi possano essere applicati per ottimizzare le operazioni aziendali. I principali modelli sono Infrastructure as a Service (IaaS), Platform as a Service (PaaS) e Software as a Service (SaaS), ciascuno dei quali offre specifiche caratteristiche e vantaggi unici.</p>
<ul>
<li><strong>IaaS</strong> fornisce risorse IT virtualizzate su Internet. Include servizi di calcolo, storage e reti, consentendo alle aziende di noleggiare risorse invece di acquistarle fisicamente.</li>
<li><strong>PaaS</strong> offre un ambiente di sviluppo e distribuzione completo, ospitato nella cloud, che include strumenti per sviluppare, testare e gestire applicazioni senza gestire l&rsquo;infrastruttura sottostante.</li>
<li><strong>SaaS</strong> fornisce applicazioni basate su cloud che gli utenti possono accedere tramite Internet. Questo modello elimina la necessità di installare e gestire software localmente, poiché tutto il software e i dati sono ospitati e mantenuti dal fornitore del servizio.</li>
</ul>
<h2 id="quali-sono-le-tecnologie-emergenti">Quali sono le tecnologie emergenti?</h2>
<p>Nel contesto della cloud transformation, diverse tecnologie emergenti stanno giocando un ruolo cruciale nel plasmare il futuro delle operazioni aziendali e dell&rsquo;innovazione tecnologica. Queste tecnologie non solo potenziano le capacità delle infrastrutture cloud, ma promuovono anche nuovi modelli di business e migliorano l&rsquo;esperienza utente. Le principali tecnologie emergenti includono:</p>
<ul>
<li><strong>Edge Computing</strong> : Questa tecnologia sposta il calcolo e l&rsquo;elaborazione dei dati più vicino alla fonte dei dati, migliorando la velocità di risposta e riducendo la latenza. È particolarmente utile in settori come IoT, automotive, e telecomunicazioni, dove la velocità è critica.</li>
<li><strong>Intelligenza Artificiale (AI)</strong> : L&rsquo;integrazione dell&rsquo;AI nel cloud computing consente analisi avanzate dei dati, automazione dei processi e miglioramenti nell&rsquo;esperienza utente attraverso sistemi predittivi e di apprendimento automatico.</li>
<li><strong>Blockchain</strong> : Questa tecnologia offre un modo sicuro e trasparente per registrare transazioni e condividere dati tra diverse parti senza necessità di intermediari. Trova applicazioni nella gestione delle catene di approvvigionamento, nei pagamenti digitali e nella sicurezza dei dati.</li>
</ul>
<h2 id="best-practice-per-la-cloud-transformation">Best practice per la cloud transformation</h2>
<p>Durante il processo di cloud transformation, seguire alcune <strong>best practice</strong> può fare la differenza per un&rsquo;implementazione efficace e sicura delle tecnologie cloud. Con l&rsquo;esperienza accumulata lavorando al fianco di tantissime aziende, abbiamo raccolto alcuni consigli pratici che potrebbero esserti utili:</p>
<ul>
<li><strong>Valutazione dei rischi</strong> : Prima di partire, è sempre una buona idea fare una valutazione dettagliata dei rischi per scoprire potenziali vulnerabilità e definire strategie di mitigazione.</li>
<li><strong>Definizione di linee guida</strong> : Stabilire linee guida chiare e processi di governance aiuta a gestire l&rsquo;uso e l&rsquo;accesso alle risorse cloud in modo ordinato e sicuro.</li>
<li><strong>Coinvolgimento delle parti Interessate</strong> : Coinvolgere le persone giuste in tutte le fasi del processo di trasformazione garantisce sostegno e collaborazione.</li>
<li><strong>Formazione e sviluppo delle competenze</strong> : Investire nella formazione del personale è fondamentale. Le nuove tecnologie cloud richiedono nuove competenze, e il team deve essere pronto.</li>
<li><strong>Monitoraggio delle prestazioni</strong> : Implementare sistemi di monitoraggio delle prestazioni aiuta a identificare potenziali aree di miglioramento e ottimizzare l&rsquo;uso delle risorse cloud.</li>
<li><strong>Aggiornamenti tecnologici</strong> : Rimanere aggiornati sulle nuove tecnologie e best practice (o fare partnership con chi lo è) è fondamentale per continuare a migliorare e innovare.</li>
</ul>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/cloud-transformation-vantaggi-per-le-aziende/featured-1.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/cloud-transformation-vantaggi-per-le-aziende/featured-1.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Software Security: best practice per la sicurezza applicativa</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/software-security-best-practice/</link><pubDate>Thu, 16 May 2024 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/software-security-best-practice/</guid><description>Software security: preparati a migliorare la sicurezza applicativa! Scopri i principi, le best practice e i servizi per la protezione del software.</description><content:encoded><![CDATA[<p>In un&rsquo;era sempre più digitale e connessa come la nostra, garantire la sicurezza del software per un’azienda è fondamentale per proteggere dati sensibili, sistemi critici e la privacy degli utenti.</p>
<p>Non è un caso che la sicurezza sia ormai al centro delle priorità aziendali, con numerose declinazioni. Se il termine &quot; cybersecurity &quot; è generalmente legato alla salvaguardia di reti, sistemi e dati digitali, e la &quot; <a href="/it/guides/cloud-security-come-proteggere-i-dati-nell-era-del-cloud">cloud security</a> &quot; si dedica specificamente alle strategie di sicurezza nell&rsquo;ambiente cloud, la &quot; software security &quot; si concentra in modo specifico sulla protezione delle applicazioni e del codice sorgente dalle varie minacce e vulnerabilità. more</p>
<p>Nonostante le differenze, cybersecurity, cloud security e software security sono tutte essenziali: la negligenza in questi ambiti può portare a conseguenze devastanti per le organizzazioni. In questo articolo, esploreremo le best practice per potenziare la sicurezza applicativa e mettere i software aziendali al riparo da pericoli e attacchi. Prima di addentrarci nelle best practice, analizzeremo quali sono i principi alla base della sicurezza IT per un&rsquo;organizzazione.</p>
<h2 id="i-principi-della-sicurezza-delle-informazioni">I principi della sicurezza delle Informazioni</h2>
<p>La sicurezza delle informazioni si fonda su alcuni pilastri fondamentali, ciascuno dei quali svolge un ruolo essenziale nella protezione complessiva dei dati e delle risorse digitali. Vediamo di seguito i principali pilastri della sicurezza delle informazioni:</p>
<ul>
<li><strong>Confidenzialità</strong> : La confidenzialità si riferisce alla capacità di proteggere le informazioni da accessi non autorizzati. Questo pilastro mira a garantire che solo le persone o le entità autorizzate possano accedere a determinati dati o risorse.</li>
<li><strong>Integrità</strong> : L&rsquo;integrità riguarda la protezione dell&rsquo;accuratezza e dell&rsquo;affidabilità delle informazioni. Questo pilastro mira a prevenire modifiche non autorizzate ai dati, garantendo che le informazioni mantengano la loro precisione e coerenza nel tempo.</li>
<li><strong>Disponibilità</strong> : La disponibilità si riferisce alla garanzia che le informazioni siano accessibili e utilizzabili quando necessario. Questo pilastro assicura che le risorse digitali siano disponibili per gli utenti autorizzati, garantendo la continuità operativa e la capacità di risposta agli eventi imprevisti.</li>
<li><strong>Autenticazione</strong> : L&rsquo;autenticazione si riferisce alla verifica dell&rsquo;identità delle persone o delle entità che accedono alle informazioni o alle risorse digitali. Questo pilastro mira a garantire che gli utenti siano chi dicono di essere e che le transazioni non siano manipolate.</li>
</ul>
<p><strong>Potrebbe interessarti anche:</strong> <strong>Cloud Security: proteggere i dati nell’era del Cloud</strong>
<strong>Container Security: che cos’è e come ottenerla</strong></p>
<h2 id="cosè-la-software-security">Cos’è la software security?</h2>
<p>La software security, o sicurezza del software, è una disciplina dedicata alla protezione delle applicazioni e del codice sorgente da minacce e vulnerabilità. Gli obiettivi principali della software security sono garantire l&rsquo;integrità, la disponibilità e la riservatezza dei dati e delle funzionalità del software.</p>
<p>Per raggiungere tali obiettivi, vengono impiegate diverse strategie e strumenti di sicurezza, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>Analisi dei rischi:</strong> Identificazione e valutazione dei potenziali rischi e minacce per il software, tra cui vulnerabilità del codice, accessi non autorizzati e attacchi informatici.</li>
<li><strong>Implementazione di controlli di sicurezza:</strong> Integrazione di misure di sicurezza direttamente nel codice sorgente e nell&rsquo;architettura dell&rsquo;applicazione, come ad esempio l&rsquo;autenticazione degli utenti, l&rsquo;autorizzazione, la crittografia dei dati sensibili e la gestione delle sessioni.</li>
<li><strong>Test di sicurezza:</strong> Esecuzione di test di sicurezza regolari per identificare e correggere eventuali vulnerabilità nel software. Questi test possono includere test di penetrazione, analisi statica del codice, analisi dinamica del codice e revisioni del codice.</li>
<li><strong>Aggiornamenti e patch:</strong> Applicazione tempestiva di aggiornamenti e patch di sicurezza per correggere le vulnerabilità note e proteggere il software dalle ultime minacce informatiche.</li>
<li><strong>Formazione e sensibilizzazione:</strong> Training e sensibilizzazione sulle best practice di sicurezza del software per sviluppatori, amministratori di sistema e utenti finali, al fine di promuovere una cultura della sicurezza informatica all&rsquo;interno dell&rsquo;organizzazione.</li>
</ul>
<p><strong>Potrebbe interessarti anche:</strong>
<a href="/it/devsecops-cybersecurity-per-applicazioni-cloud-native">DevSecOps: 6 principi per introdurlo in azienda</a>
<a href="/it/cloud-devsecops">Cloud DevSecOps: che cos&rsquo;è, vantaggi e tool</a></p>
<h2 id="software-security-perché-è-importante">Software security: perché è importante?</h2>
<p>Perché le aziende devono prestare particolare attenzione alla sicurezza dei propri software? La sicurezza del software riveste un&rsquo;importanza sempre più predominante nell&rsquo;attuale panorama informatico, dove la crescente <strong>interconnessione e digitalizzazione</strong> espone le organizzazioni a rischi sempre più sofisticati e pervasivi. Garantire la sicurezza delle applicazioni non è solo una priorità, ma un imperativo per proteggere l’accesso ai dati sensibili, le informazioni aziendali e la fiducia degli utenti.</p>
<p>La software security agisce come un baluardo contro le violazioni dei dati e gli attacchi cyber, fornendo un approccio proattivo alla protezione delle applicazioni e del codice sorgente. Attraverso l&rsquo;implementazione di pratiche e controlli di sicurezza, come un’autenticazione robusta, crittografia dei dati e monitoraggio delle attività anomale, le organizzazioni possono ridurre significativamente il <strong>rischio di compromissione e danneggiamento delle proprie risorse digitali</strong> .</p>
<p>L&rsquo;importanza della software security è ulteriormente sottolineata dall&rsquo; <a href="https://www.european-cyber-resilience-act.com/">European Cyber Resilience Act (CRA)</a> , un&rsquo;iniziativa legislativa che mira a rafforzare la resilienza cibernetica nell&rsquo;Unione Europea. Questo atto normativo evidenzia il riconoscimento a livello istituzionale dell&rsquo;importanza della sicurezza informatica e sottolinea la necessità di adottare misure adeguate per proteggere le infrastrutture digitali e i dati sensibili.</p>
<p><strong>Leggi anche</strong>
<a href="/it/cra-e-open-source">Il Cyber Resilience Act e le Preoccupazioni per l&rsquo;Open Source</a></p>
<p>Ora che abbiamo sottolineato l’importanza della sicurezza del software, siamo pronti ad immergerci nelle best practice, ovvero nei consigli pratici per poter godere di un software sicuro e affidabile.</p>
<h2 id="best-practice-della-sicurezza-del-software">Best practice della sicurezza del software</h2>
<p>Come garantire un livello ottimale di protezione dei dati e delle applicazioni? Qui di seguito condividiamo una serie di raccomandazioni consolidate, frutto della nostra quotidiana esperienza nella progettazione e gestione di soluzioni software sicure.</p>
<h3 id="security-by-design">Security by Design</h3>
<p>Adottare un approccio che <strong>integra la sicurezza sin dalle prime fasi del ciclo di vita del software</strong> si rivela una strategia efficace per garantire la sicurezza. Questo approccio, noto come &ldquo;security by design&rdquo;, tratta la sicurezza come un elemento fondamentale fin dall&rsquo;avvio del processo di sviluppo. Così facendo, è possibile rilevare e ridurre le vulnerabilità già durante la progettazione del sistema, migliorando la sicurezza complessiva.</p>
<h3 id="mantenere-il-software-aggiornato-e-applicare-patch-regolari">Mantenere il software aggiornato e applicare patch regolari</h3>
<p>È fondamentale mantenere costantemente aggiornato il software e applicare regolarmente le patch di sicurezza. Ogni software presenta potenziali vulnerabilità che possono essere sfruttate dagli hacker. Mantenere il software aggiornato <strong>consente di ridurre significativamente il rischio di attacchi informatici</strong> e di proteggere efficacemente il sistema.</p>
<h3 id="il-principio-del-privilegio-minimo">Il principio del privilegio minimo</h3>
<p>Applicare il principio del privilegio minimo significa <strong>concedere agli utenti solo i livelli minimi di accesso necessari</strong> per svolgere le proprie mansioni. Limitando l&rsquo;accesso a funzionalità, diritti e controlli non necessari, si riduce il rischio di accessi non autorizzati e manipolazioni accidentali o dannose.</p>
<h3 id="automazione-delle-attività-di-protezione-del-software">Automazione delle attività di protezione del software</h3>
<p>L&rsquo;automazione è un alleato prezioso per ridurre il carico di lavoro e garantire una maggiore coerenza nelle operazioni di sicurezza. Automatizzare attività regolari come le configurazioni di sicurezza e l&rsquo;analisi delle modifiche del firewall, consente di <strong>ridurre il rischio di errori umani</strong> e garantire una protezione continua e affidabile del sistema.</p>
<h3 id="formazione-dei-dipendenti">Formazione dei dipendenti</h3>
<p>Anche <strong>sensibilizzare i dipendenti sui rischi</strong> per la sicurezza del software è fondamentale per promuovere una cultura della sicurezza all&rsquo;interno dell&rsquo;organizzazione. Programmare sessioni periodiche di formazione per educare i dipendenti sui rischi informatici, sui segni di attacchi e sulle best practice per proteggere se stessi e l&rsquo;azienda è essenziale per mitigare le vulnerabilità.</p>
<h3 id="elaborazione-di-un-piano-di-sicurezza-del-software">Elaborazione di un piano di sicurezza del software</h3>
<p>Cosa accade se, nonostante tutte le precauzioni adottate, si verifica un problema? Non c&rsquo;è motivo di allarmarsi se si è proattivi e si è sviluppato un solido piano di sicurezza. Avere un <strong>piano d&rsquo;azione ben definito</strong> ci prepara a rispondere efficacemente a eventuali violazioni della sicurezza o attacchi informatici. Per garantire la massima efficienza in queste situazioni, è cruciale definire procedure di emergenza precise e condurre un monitoraggio costante delle attività del sistema.</p>
<h2 id="software-security-e-open-source">Software security e Open Source</h2>
<p>Dopo aver esplorato le best practice, vediamo ora come la dimensione dell&rsquo; <strong>Open Source</strong> si inserisce all&rsquo;interno della sicurezza applicativa. L&rsquo;Open Source offre infatti una vasta gamma di vantaggi, ma presenta anche sfide specifiche legate alla sicurezza, in particolare per quanto riguarda la <strong>gestione delle dipendenze del software</strong> .</p>
<p>Le dipendenze del software sono componenti o librerie di codice utilizzate nelle applicazioni, spesso sviluppate da terze parti e integrate nei progetti software. Sebbene queste dipendenze possano accelerare lo sviluppo e migliorare la funzionalità delle applicazioni, possono anche costituire un rischio per la sicurezza se non vengono adeguatamente gestite e monitorate.</p>
<p>Il problema delle dipendenze può essere affrontato attraverso l&rsquo;adozione di pratiche di sicurezza del software robuste e l&rsquo;implementazione di strumenti e processi dedicati alla gestione delle dipendenze. In questo contesto, l&rsquo; <a href="https://openssf.org/">Open Source Security Foundation</a> (Open SSF) svolge un ruolo fondamentale nel fornire linee guida, strumenti e risorse per migliorare la sicurezza del software Open Source.</p>
<p><strong>Potrebbe interessarti anche:</strong>
<strong>L&rsquo;articolo Software Supply Chain: cos’è e quali sono le sue vulnerabilità?</strong>
<strong>Il video di Paolo Mainardi al recente DevSecOpsDay che parla della Supply Chain della nostra infrastruttura cloud</strong></p>
<h2 id="sparkfabrik-e-la-sicurezza-del-software">SparkFabrik e la sicurezza del software</h2>
<p>In SparkFabrik, mettiamo la sicurezza del software in cima alla lista delle nostre priorità. Questo non solo si vede nel nostro impegno come <strong>membri della Open Source Security Foundation</strong> , ma anche nella gamma di servizi che abbiamo pensato per affrontare insieme alle aziende le sfide legate alla sicurezza del software.</p>
<p>Ecco come possiamo aiutarti a mantenere i tuoi software sicuri:</p>
<ul>
<li><strong>Audit della Software Supply Chain:</strong> Il nostro team può condurre un&rsquo;analisi completa della tua catena di approvvigionamento del software per identificare eventuali vulnerabilità. Questa analisi comprende la valutazione delle dipendenze dei pacchetti, l&rsquo;individuazione di versioni obsolete o vulnerabili, l&rsquo;identificazione di componenti con problemi noti di sicurezza e l&rsquo;analisi delle procedure di gestione dei fornitori.</li>
<li><strong>Aggiornamento regolare dei componenti:</strong> Possiamo aiutarti a mantenere i tuoi componenti software aggiornati. Identificare le ultime versioni rilasciate, valutare le note sulla versione per rilevare patch di sicurezza, pianificare ed eseguire gli aggiornamenti necessari per rimuovere eventuali vulnerabilità.</li>
<li><strong>Monitoraggio delle minacce:</strong> Possiamo implementare sistemi di monitoraggio delle minacce per rilevare tempestivamente le nuove vulnerabilità che potrebbero influire sulla tua catena di approvvigionamento del software.</li>
<li><strong>Formazione:</strong> Offriamo formazione sulle best practice di sicurezza informatica per il personale coinvolto nella catena di approvvigionamento del software: overview sulle minacce più comuni, l&rsquo;importanza della sicurezza nel processo di sviluppo del software e promozione di pratiche di sicurezza solide, soprattutto nell&rsquo;ambito Cloud Native.</li>
<li><strong>Implementazione del framework SLSA:</strong> Possiamo collaborare insieme per implementare fino a livello 3 del framework SLSA. Questi controlli includono la verifica dell&rsquo;integrità dei pacchetti, la firma digitale dei componenti software, audit dei registri software, la produzione di SBOM e di attestati di provenienza e la creazione di processi di revisione e approvazione per i nuovi componenti.</li>
</ul>
<p>Possiamo trasformare la sicurezza del tuo software in un punto di forza: <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/contatti/">contattaci</a> per iniziare un percorso insieme.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/software-security-best-practice/sparkfabrik_Simple_minimal_and_abstract_wallpaper_which_represe_9a0b3339-6d06-43c4-a868-0d59d3ff3266_20_1_.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/software-security-best-practice/sparkfabrik_Simple_minimal_and_abstract_wallpaper_which_represe_9a0b3339-6d06-43c4-a868-0d59d3ff3266_20_1_.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Cloud Security: come proteggere i dati nell’era del Cloud</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/cloud-security-come-proteggere-i-dati-nell-era-del-cloud/</link><pubDate>Tue, 19 Dec 2023 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/cloud-security-come-proteggere-i-dati-nell-era-del-cloud/</guid><description>Guida alla Cloud Security: come affrontare le sfide crescenti della cybersecurity nel Cloud, tra attacchi e minacce alla sicurezza in costante aumento.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    La Cloud Security è un approccio alla sicurezza informatica che integra protezione e controllo in ogni fase del ciclo di vita delle applicazioni Cloud Native. Questa guida illustra i principi chiave (protezione dati, gestione accessi, DevSecOps, disaster recovery), le principali minacce (supply chain attacks, configurazioni errate, multitenancy), le best practice da adottare e il rapporto tra open source e sicurezza nel Cloud.
  </div>
</div>
<p>Viviamo in un&rsquo;epoca in cui gli attacchi informatici sono in costante aumento . Il Clusit - l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica - ha rilevato 1.141 incidenti gravi nel solo primo semestre del 2022, segnando un aumento dell'8,4% rispetto all&rsquo;anno precedente. Le minacce si estendono ora anche alle infrastrutture critiche, portando il 67% delle imprese a percepire un aumento degli attacchi e il 14% a subire conseguenze tangibili come interruzioni del servizio o danni di reputazione.</p>
<p>Questi dati emergono dall&rsquo;analisi condotta dall’ Osservatorio Cybersecurity &amp; Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno “Cybersecurity: verso un fronte comune”. Comprendere a fondo i fattori di rischio e di sicurezza del Cloud, diviene quindi sempre più fondamentale per le aziende. Non a caso la consapevolezza della cybersecurity è in crescita, diventando nel 2023 la principale priorità di investimento digitale in Italia, sia per grandi aziende che per le PMI.</p>
<h2 id="che-cosè-la-cloud-security">Che cos&rsquo;è la Cloud Security?</h2>
<p>La Cloud Security rappresenta un pilastro fondamentale nel contesto Cloud Computing. <strong>Un nuovo modo di intendere la sicurezza informatica</strong> , che estende il ruolo della security a tutto il ciclo di vita delle applicazioni Cloud Native.</p>
<p>La Cloud Security segue <strong>gli stessi standard dei modelli di sicurezza tradizionali</strong> , ciò che cambia è l’approccio alla sicurezza. Questo perché i <strong>modelli di sicurezza tradizionali</strong> sono costruiti su presupposti <strong>obsoleti</strong> . Le applicazioni Cloud Native, con le loro frequenti modifiche, l&rsquo;ampio utilizzo di strumenti e librerie open source e l&rsquo;esecuzione su infrastrutture controllate da hyperscaler, rendono inadeguate le tradizionali pratiche di revisione del codice e di garanzia della qualità.</p>
<p>Per affrontare queste sfide, <strong>la Cloud Security rivoluziona l&rsquo;approccio alla sicurezza</strong> . Introduce un nuovo modo di operare che coinvolge la sicurezza in ogni fase del ciclo di rilascio del software. Gli audit manuali vengono sostituiti da scansioni automatizzate e le pipeline di rilascio rapido del codice si integrano con strumenti che analizzano il codice alla ricerca di vulnerabilità prima della compilazione. Le librerie open source vengono attentamente monitorate per individuare eventuali vulnerabilità e, anziché ostacolare il cambiamento, il modello di sicurezza Cloud Native abbraccia l&rsquo;aggiornamento frequente dei componenti vulnerabili, o la sostituzione regolare dell&rsquo;infrastruttura. Questo approccio, strettamente legato alla pratica di <strong>DevSecOps</strong> , si configura come una risposta innovativa alle esigenze di sicurezza nei moderni ambienti Cloud.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong>
<strong>DevSecOps: 6 principi per introdurlo in azienda</strong>
<strong>Container Security: che cos’è e come ottenerla</strong></p>
<h2 id="perché-la-cloud-security-è-importante">Perché la Cloud Security è importante?</h2>
<p>La crescente adozione del Cloud Computing da parte delle aziende impone una <strong>necessità urgente di porre la massima attenzione sulla Cloud Security</strong> . Le imprese, affidandosi sempre più a infrastrutture Cloud per la gestione dei dati e delle risorse, si trovano esposte a rischi significativi che richiedono un approccio proattivo alla sicurezza informatica.</p>
<p>Come sottolineato nell&rsquo;introduzione, gli attacchi informatici sono in costante aumento. Questo significa che la <strong>vulnerabilità delle aziende</strong> che affidano dati sensibili e processi operativi a servizi Cloud è crescente. La soluzione non può e non deve essere quella di boicottare il Cloud. La soluzione risiede piuttosto nella Cloud Security, non solo come best practice, ma come vero e proprio <strong>mindset aziendale</strong> .</p>
<p>In altre parole: con il continuo aumento degli attacchi, la protezione dei dati nel Cloud non è più una scelta, ma una necessità critica. E la conferma arriva dal <strong>mercato della cybersecurity</strong> . Secondo la ricerca dell&rsquo;Osservatorio Cyber Security &amp; Data Protection del Politecnico, in Italia il <strong>61% delle organizzazioni</strong> con più di 250 dipendenti <strong>ha incrementato il budget per la sicurezza</strong> informatica nell&rsquo;ultimo anno.</p>
<p>Affrontare la sfida della sicurezza nel Cloud richiede un <strong>approccio completo e strategico</strong> , che coinvolge tutte le fasi del ciclo di vita delle applicazioni e delle risorse Cloud, dallo sviluppo fino alla messa in produzione. In questo contesto, la Cloud Security diventa un elemento fondamentale <strong>per garantire la continuità operativa</strong> e preservare la <strong>reputazione</strong> delle aziende che fanno affidamento sul Cloud Computing.</p>
<h2 id="quali-sono-i-vantaggi-della-cloud-security">Quali sono i vantaggi della Cloud Security?</h2>
<p>Nel contesto del Cloud Computing, una strategia di Cloud Security risulta particolarmente vantaggiosa se paragonata all’ <strong>approccio tradizionale</strong> . Quest&rsquo;ultimo, incentrato sui firewall e sulla protezione del perimetro di rete, diventa infatti insufficiente di fronte alla natura dinamica del Cloud Computing, che sfrutta in modo dinamico risorse condivise e automatizza il provisioning di storage, rete ed elaborazione on demand.</p>
<p>D’altra parte, la <strong>dinamicità</strong> , sebbene offra vantaggi, <strong>amplia la superficie di attacco</strong> , rendendo necessaria una nuova prospettiva di sicurezza. Qui di seguito sono riportati i principali vantaggi di una strategia di Cloud Security.</p>
<ul>
<li><strong>Protezione contro gli attacchi:</strong> la Cloud Security si pone come baluardo contro gli attacchi informatici e DDoS, difendendo le aziende da minacce sempre più sofisticate.</li>
<li><strong>Sicurezza dei dati:</strong> un elemento centrale della Cloud Security è la protezione dei dati sensibili attraverso pratiche avanzate come la crittografia, evitando così che informazioni cruciali finiscano nelle mani sbagliate.</li>
<li><strong>Maggiore disponibilità delle risorse:</strong> molti servizi di Cloud Security offrono monitoraggio in tempo reale e assistenza, aumentando la disponibilità delle risorse e risolvendo tempestivamente problemi di sicurezza.</li>
<li><strong>Maggiore affidabilità:</strong> il corretto approccio di Cloud Security implica la presenza di ridondanza integrata, garantendo un&rsquo;esperienza più affidabile per gli utenti e prevenendo interruzioni indesiderate.</li>
<li><strong>Compliance normativa:</strong> la Cloud Security contribuisce a garantire la conformità normativa, particolarmente importante in un&rsquo;architettura Cloud complessa. I provider di Cloud offrono sicurezza e assistenza per assicurare che le organizzazioni rispettino i requisiti di compliance.</li>
</ul>
<h2 id="quali-sono-i-principi-della-cloud-security">Quali sono i principi della Cloud Security?</h2>
<p>Nell&rsquo;affrontare e mitigare i rischi di sicurezza nei contesti Cloud, diventa essenziale adottare attività specifiche di sicurezza e seguire principi che guidino le decisioni strategiche in questo ambito. Esaminiamo le principali aree di intervento della sicurezza Cloud.</p>
<h3 id="protezione-dei-dati">Protezione dei dati</h3>
<p>La tutela dei dati riveste un ruolo fondamentale. Diverse tecnologie sono utilizzate per creare barriere tecniche tra l&rsquo;accesso e la visibilità dei dati sensibili. La <strong>crittografia</strong> , in particolare, consiste nella conversione dei dati in un formato codificato, rendendoli leggibili solo attraverso la decriptazione.</p>
<h3 id="gestione-delle-identità-e-degli-accessi">Gestione delle identità e degli accessi</h3>
<p>Controllare gli accessi è fondamentale per garantire la sicurezza del Cloud. Strumenti per <strong>gestire le password</strong> , così come l’ <strong>autenticazione multi-fattore</strong> e l’ <strong>Identity &amp; Access Management</strong> (la gestione delle identità e degli accessi), svolgono un ruolo chiave. Questi strumenti limitano la compromissione di dati e sistemi, controllando l&rsquo;accesso alle risorse per impedire intrusioni da parte di utenti non autorizzati o malintenzionati.</p>
<h3 id="devsecops">DevSecOps</h3>
<p>Abbiamo già citato <strong>DevSecOps</strong> , l’approccio alla sicurezza che integra strumenti e controlli fin dalla fase di sviluppo, per garantire la sicurezza degli applicativi. Si tratti infatti di uno dei principi cardine della Cloud Security. In <strong>ambienti Hybrid &amp; Multi Cloud</strong> , la pipeline DevSecOps richiede l&rsquo;integrazione di strumenti di protezione dalle minacce a diversi livelli, spesso supportati da algoritmi e tecniche di Intelligenza Artificiale.</p>
<p><strong>Leggi anche: Cloud DevSecOps: che cos&rsquo;è, vantaggi e tool</strong></p>
<h3 id="business-continuity-e-disaster-recovery">Business Continuity e Disaster Recovery</h3>
<p>Un’azienda deve anche dotarsi di <strong>misure e strumenti che possano garantire la continuità operativa</strong> in caso di incidenti di sicurezza. Le soluzioni di Cloud Security comprendono strumenti di backup che consentono il ripristino della normale operatività dopo eventi imprevisti, evitando interruzioni del business e perdite di dati.</p>
<h3 id="governance-e-formazione">Governance e formazione</h3>
<p>Oltre agli aspetti tecnologici, è fondamentale dedicare pari attenzione agli <strong>aspetti organizzativi e di governance</strong> . Ciò include l&rsquo;adozione di regole e policy di sicurezza, la sensibilizzazione del personale alle minacce informatiche e la definizione chiara delle relazioni con il Cloud provider attraverso l&rsquo;evoluzione degli strumenti contrattuali, per garantire la chiara definizione di pratiche, responsabilità e livelli di disponibilità dei servizi forniti. La sicurezza Cloud, dunque, richiede una <strong>sinergia tra tecnologia, organizzazione e governance aziendale</strong> .</p>
<h2 id="quali-sono-le-minacce-legate-alla-sicurezza-nel-cloud">Quali sono le minacce legate alla sicurezza nel Cloud?</h2>
<p>Le minacce legate alla sicurezza nel Cloud sono eterogenee e richiedono una comprensione approfondita per garantire un&rsquo;adeguata protezione delle risorse. SparkFabrik, come membro attivo della <a href="https://openssf.org/">OpenSSF</a> (Open Source Security Foundation), si impegna attivamente nel perseguire gli stessi obiettivi dell’organizzazione, ovvero quelli di rendere più semplice l&rsquo;utilizzo del <strong>software open source</strong> (OSS), garantendone uno sviluppo sostenibile e una corretta manutenzione.</p>
<p>Per mettersi al riparo dalle minacce alla sicurezza nel Cloud è infatti importantissimo gestire anche le <strong>dipendenze dei progetti open source</strong> , in particolare nella gestione delle Software Supply Chain (SSC). Di seguito un elenco delle principali minacce alla sicurezza nel contesto del Cloud.</p>
<h3 id="software-supply-chain-attacks">Software Supply Chain Attacks</h3>
<p>Come anticipato, le SSC possono diventare il bersaglio di attacchi malevoli. Una <strong>catena di approvvigionamento</strong> sempre più articolata espone infatti un numero più alto di punti di attacco. In un recente <strong>articolo della OpenSSF</strong> , il nostro CTO Paolo Mainardi evidenzia un punto chiave: il rapporto annuale condotto da Sonatype, che esamina lo stato della catena di distribuzione del software, rileva un aumento medio degli attacchi a questa catena del 742% all&rsquo;anno, a partire dal 2019.</p>
<p>LEGGI ANCHE: <strong>Secure Software Supply Chain for OCI Artifacts on Kubernetes</strong></p>
<h3 id="mancanza-di-visibilità">Mancanza di visibilità</h3>
<p>Anche la perdita di tracciabilità nell&rsquo;accesso ai dati è una minaccia rilevante, soprattutto considerando la vastità di servizi Cloud accessibili da terze parti. La mancanza di visibilità può compromettere la capacità di rilevare e rispondere alle attività non autorizzate.</p>
<h3 id="multitenancy">Multitenancy</h3>
<p>Gli ambienti di Cloud pubblico ospitano diverse infrastrutture client sotto la stessa protezione, rendendo possibile il compromesso dei servizi di un&rsquo;azienda come effetto collaterale di attacchi mirati ad altre aziende. La condivisione di risorse può esporre a rischi inaspettati.</p>
<h3 id="gestione-accessi-e-it-ombra">Gestione accessi e IT ombra</h3>
<p>La gestione dei punti di accesso in ambienti Cloud può risultare complessa, specialmente quando le politiche BYOD (Bring Your Own Device) non sono implementate. L&rsquo;accesso non filtrato ai servizi Cloud da vari dispositivi e posizioni geografiche può creare opportunità per attività malevole.</p>
<h3 id="conformità-normativa">Conformità normativa</h3>
<p>La gestione della conformità normativa in ambienti di Cloud pubblico o ibrido può generare confusione. La responsabilità della sicurezza e della privacy dei dati resta a carico dell&rsquo;azienda e, di conseguenza, la dipendenza eccessiva da soluzioni di terze parti può causare problemi costosi in materia di conformità.</p>
<h3 id="configurazioni-errate">Configurazioni errate</h3>
<p>Le configurazioni errate rappresentano una minaccia significativa, con l'86% dei record violati nel 2019 a causa di asset configurati in modo erroneo. L&rsquo;accesso involontario da parte del personale interno può derivare da password amministrative predefinite o da impostazioni di privacy inadeguate.</p>
<h2 id="best-practice-per-la-cloud-security">Best practice per la Cloud Security</h2>
<p>Per garantire una solida Cloud Security e quindi un ambiente Cloud sicuro e resiliente, le aziende devono adottare le seguenti best practice.</p>
<h3 id="1-chiarire-le-responsabilità">1. Chiarire le responsabilità</h3>
<p>Sapere esattamente di quali aspetti della Cloud Security le aziende sono responsabili è fondamentale. Mai presumere che il Cloud provider gestisca tutto automaticamente. La chiarezza sulle responsabilità condivise aiuta a evitare lacune nella sicurezza e a garantire una gestione efficace dei rischi.</p>
<h3 id="2-visibilità-dellarchitettura-cloud">2. Visibilità dell&rsquo;architettura Cloud</h3>
<p>Assicurare una visibilità completa dell&rsquo;architettura Cloud dell&rsquo;organizzazione è fondamentale. La mancanza di visibilità può portare a una gestione inefficace delle minacce e a una risposta lenta agli incidenti di sicurezza. Monitorare attivamente l&rsquo;ambiente Cloud consente una risposta pronta a comportamenti anomali.</p>
<h3 id="3-piena-consapevolezza-dellarchitettura-cloud">3. Piena consapevolezza dell’architettura Cloud</h3>
<p>Una solida conoscenza dell&rsquo;architettura Cloud è essenziale per evitare errori di configurazione che potrebbero compromettere la sicurezza. È necessario aumentare la conoscenza delle architetture Cloud attraverso la formazione, affinché i team conoscano appieno l&rsquo;ambiente Cloud e siano in grado di implementare correttamente le politiche di sicurezza.</p>
<h3 id="4-eliminare-gli-elementi-superflui">4. Eliminare gli elementi superflui</h3>
<p>Disattivare porte inutilizzate e rimuovere le risorse non necessarie. Per ridurre le vulnerabilità, è infatti consigliabile rimuovere istanze e processi non necessari. Elementi superflui possono costituire potenziali punti di ingresso per gli attaccanti. L&rsquo;implementazione di una gestione delle risorse efficiente contribuisce a mantenere un ambiente sicuro e pulito.</p>
<h3 id="5-software-supply-chain-security-sscs">5. Software Supply Chain Security (SSCS)</h3>
<p>Come abbiamo visto, integrare la sicurezza della catena di approvvigionamento software è cruciale. Garantire che i componenti software siano sicuri e attendibili è fondamentale per prevenire gli attacchi alla catena di approvvigionamento.</p>
<p>La responsabilità condivisa tra il Cloud provider e l&rsquo;azienda richiede una gestione oculata delle best practice, integrando anche soluzioni di sicurezza di terze parti quando necessario. La <strong>consapevolezza</strong> , la <strong>formazione continua</strong> e il <strong>monitoraggio attivo</strong> sono elementi chiave per mantenere un ambiente Cloud sicuro e resiliente.</p>
<h2 id="open-source-e-cloud-security">Open source e Cloud Security</h2>
<p>L&rsquo;utilizzo di software open source (OSS) è ampiamente diffuso nell&rsquo;ecosistema Cloud, ma questa pratica non è priva di rischi significativi per la sicurezza. Affrontare tali rischi richiede una comprensione approfondita e l&rsquo;implementazione di misure preventive, con particolare attenzione all&rsquo;integrità del software OSS. Di seguito alcuni rischi associato al mondo OOS.</p>
<ul>
<li><strong>Dipendenza da terze parti:</strong> L&rsquo;utilizzo di librerie e framework open source implica una dipendenza da terze parti. Le vulnerabilità presenti in questi componenti possono essere sfruttate dagli attaccanti per compromettere l&rsquo;intero sistema.</li>
<li><strong>Manutenzione e aggiornamenti:</strong> La gestione di patch e aggiornamenti in un ambiente Cloud complesso può essere una sfida. Ritardi nella correzione di vulnerabilità conosciute possono esporre le applicazioni e i dati a rischi significativi.</li>
<li><strong>Mancanza di visibilità:</strong> Ancora una volta, la mancanza di visibilità può compromettere la sicurezza. In un ambiente Cloud distribuito, può essere difficile ottenere una visibilità completa sulle librerie open source utilizzate. Questa mancanza di visibilità aumenta il rischio di utilizzare componenti con vulnerabilità note.</li>
<li><strong>Mancanza di integrità del software:</strong> Altro punto di estrema rilevanza è il mantenimento dell’integrità del software. Sigstore è un esempio di strumento che riveste un ruolo chiave nella preservazione dell&rsquo;integrità del software open source. Fornisce una piattaforma per la firma digitale e la verifica di tutto il software, facilitando la creazione di una catena di approvvigionamento software sicura e trasparente. L&rsquo;utilizzo di Sigstore aiuta a mitigare i rischi associati alla compromissione del software OSS, garantendo che solo il codice verificato e integro venga utilizzato nei progetti Cloud.</li>
</ul>
<h2 id="cloud-security-e-legislazione-il-cyber-resilience-act">Cloud Security e legislazione: il Cyber Resilience Act</h2>
<p>L&rsquo; <strong>Unione Europea</strong> ha posto una forte attenzione sulla sicurezza informatica attraverso il Cyber Resilience Act. Questa legislazione mira a <strong>rafforzare le difese digitali</strong> , promuovendo standard comuni e la collaborazione tra gli stati membri.</p>
<p>In questo contesto <strong>SparkFabrik</strong> è concretamente coinvolta. Siamo <strong>membri attivi della Linux Foundation Europe</strong> e promotori dell’iniziativa <a href="https://linuxfoundation.eu/cyber-resilience-act">#FixTheCRA</a> , di cui Paolo Mainardi è Advisory Board Member. Questo impegno riflette la volontà di garantire che le normative tengano conto delle specificità dell&rsquo;ambiente open source, contribuendo così a plasmare un futuro sicuro e bilanciato per la cybersicurezza in Europa.</p>
<h2 id="levoluzione-della-sicurezza-nel-cloud-in-italia">L’evoluzione della sicurezza nel Cloud in Italia</h2>
<p>Esplorando il vasto mondo della sicurezza nel Cloud, abbiamo delineato la crescente importanza della CyberSecurity, evidenziando le sfide e i rischi che le imprese affrontano nell&rsquo;era digitale e nel contesto del Cloud Computing. Abbiamo evidenziato la necessità di un <strong>approccio alla sicurezza integrato</strong> , consapevolezza costante e collaborazione tra enti, aziende e comunità open source per affrontare le sfide sempre crescenti di un mondo digitalizzato in continua evoluzione.</p>
<p>La rapida crescita degli attacchi informatici sottolinea l&rsquo; <strong>urgenza di strategie avanzate di protezione</strong> . Ci sono <strong>dati incoraggianti</strong> che mostrano una crescente consapevolezza delle aziende in tema di sicurezza nel Cloud. L&rsquo;incremento degli investimenti in cybersecurity, anche nel mercato italiano, indica infatti una crescente attenzione alla necessità di difendersi da minacce sempre più sofisticate.</p>
<p>Il <strong>mercato italiano della cybersecurity</strong> ha raggiunto nel 2022 il valore di <strong>1,86 miliardi di euro</strong> , registrando un notevole aumento del 18% rispetto al 2021. Nonostante la crescita, il <strong>rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL</strong> si attesta ancora allo 0,10%, <strong>collocando l&rsquo;Italia all&rsquo;ultimo posto tra i paesi del G7</strong> . In altre parole, stiamo facendo molti passi avanti, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/cloud-security-come-proteggere-i-dati-nell-era-del-cloud/background.jpg" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/cloud-security-come-proteggere-i-dati-nell-era-del-cloud/background.jpg" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Cloud Management: cos’è e quali sono i vantaggi?</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/cloud-management-quali-sono-i-vantaggi/</link><pubDate>Wed, 27 Sep 2023 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/cloud-management-quali-sono-i-vantaggi/</guid><description>La tua guida completa sul Cloud Management: i vantaggi, le best practice, gli strumenti utili e tutto ciò che serve per gestire al meglio il Cloud.</description><content:encoded><![CDATA[<p>In un&rsquo;epoca in cui il mondo digitale si espande a ritmo accelerato, il ruolo del Cloud Computing diviene sempre più cruciale per le imprese.</p>
<p>Emerge quindi la necessità di comprendere non solo come sfruttare appieno le risorse del Cloud, ma anche di padroneggiare l&rsquo;arte della gestione e del controllo in questo ambiente. Questo approfondimento si propone di indagare il ruolo cruciale del Cloud Management , per mettere in luce benefici, best practice e strumenti utili.</p>
<h2 id="cosè-il-cloud-management">Cos’è il Cloud Management?</h2>
<p>Il Cloud Management si riferisce all&rsquo;insieme di <strong>pratiche, tecnologie e strumenti utilizzati per gestire e controllare l&rsquo;ambiente di un&rsquo;infrastruttura Cloud</strong> . Consiste nell&rsquo;amministrazione e nell&rsquo;orchestrazione delle risorse Cloud, compresa la gestione delle macchine virtuali, dei servizi di archiviazione, delle reti, delle applicazioni oltreché di altre risorse.</p>
<p>Il Cloud Management permette di gestire in modo <strong>efficiente e scalabile</strong> le risorse e i servizi Cloud, migliorando <strong>l&rsquo;efficienza operativa, riducendo i costi del Cloud</strong> e <strong>semplificando la gestione complessiva</strong> dell&rsquo;ambiente Cloud. Inoltre, per garantire la protezione dei dati e il rispetto delle normative, offre funzionalità di <strong>monitoraggio</strong> , generazione di <strong>report, controllo degli accessi</strong> e <strong>pianificazione della sicurezza</strong> (arrivando a proteggere le applicazioni non solo tramite pratiche di secure coding e <strong>Supply Chain Security</strong> , ma anche a livello di ambiente di esecuzione).</p>
<ul>
<li><strong>I vantaggi della corretta gestione del Cloud aziendale</strong></li>
</ul>
<h2 id="a-quali-problemi-risponde-il-cloud-management">A quali problemi risponde il Cloud Management</h2>
<p>L&rsquo;adozione di una corretta strategia di Cloud Management è fondamentale per le aziende che desiderano massimizzare i benefici dell&rsquo;infrastruttura Cloud e mitigare i rischi associati. Senza una gestione adeguata, le aziende possono incorrere in una serie di problematiche.</p>
<p>Uno spreco delle risorse può causare <strong>costi elevati</strong> , inoltre, la mancanza di automazione e controllo può portare a <strong>errori operativi, interruzioni dei servizi</strong> e tempi di risposta prolungati. La sicurezza dei dati può essere compromessa, aprendo la porta ad <strong>attacchi, perdite di dati sensibili o violazioni normative</strong> . Inoltre, la mancanza di una governance solida può rendere difficile la gestione delle autorizzazioni, il monitoraggio delle risorse e la garanzia della conformità ai requisiti interni ed esterni. Infine, una cattiva strategia di Cloud Management può <strong>rallentare l&rsquo;innovazione e la scalabilità dell&rsquo;azienda</strong> , impedendo di cogliere appieno le opportunità offerte dal Cloud.</p>
<h2 id="cloud-management-nei-modelli-di-cloud-computing">Cloud Management nei modelli di Cloud Computing</h2>
<p>Il Cloud Management si applica a <strong>tutti i modelli di Cloud Computing</strong> per fornire funzionalità di gestione delle risorse, automazione delle operazioni, monitoraggio delle prestazioni, sicurezza, governance e conformità. Tuttavia, le specifiche esigenze di gestione possono variare in base al modello di servizio adottato. La scelta di una strategia di Cloud pubblica, privata o ibrida e i vantaggi nel scegliere quest’ultima sono tematiche trattate in questi articoli:</p>
<ul>
<li><strong>Hybrid vs public vs private Cloud: guida alla scelta in azienda</strong></li>
<li><strong>Cos&rsquo;è l’Hybrid Cloud? Quando sceglierlo, esempi, vantaggi</strong></li>
</ul>
<h3 id="infrastructure-as-a-service-iaas">Infrastructure as a Service (IaaS)</h3>
<p>Tornando alla gestione del Cloud nei diversi modelli, nel caso di <strong>IaaS</strong> , il Cloud Management <strong>si concentra sulla gestione delle risorse di infrastruttura fornite dal provider Cloud</strong> . Ciò include la gestione delle macchine virtuali, delle reti, dello storage e delle risorse di calcolo.</p>
<h3 id="platform-as-a-service-paas">Platform as a Service (PaaS)</h3>
<p>Nel modello <strong>PaaS</strong> , il Cloud Management si estende oltre la gestione dell&rsquo;infrastruttura delle piattaforme e degli ambienti di sviluppo offerti dal provider Cloud. Ciò <strong>include la configurazione e la gestione dei runtime, dei database, dei servizi di sviluppo e delle risorse di automazione</strong> . Il Cloud Management in un ambiente PaaS si concentra sulla gestione dei cicli di vita delle applicazioni, sulla scalabilità orizzontale, sulla gestione delle versioni e sul controllo delle risorse di sviluppo.</p>
<h3 id="software-as-a-service-saas">Software as a Service (SaaS)</h3>
<p>Nel caso del <strong>SaaS</strong> , il Cloud Management <strong>è principalmente a carico del provider del servizio</strong> . Tuttavia, gli utenti finali possono beneficiare di funzionalità di gestione come la personalizzazione delle configurazioni, la gestione degli account e degli accessi, la gestione delle licenze e la gestione delle integrazioni con altre applicazioni.</p>
<h2 id="cosè-il-multi-cloud-management">Cos’è il Multi-Cloud Management?</h2>
<p>Il Multi-Cloud Management si riferisce alla <strong>gestione simultanea e coordinata di più ambienti Cloud provenienti da diversi fornitori Cloud</strong> . In pratica, implica l&rsquo;utilizzo di diverse piattaforme per soddisfare le esigenze specifiche dell&rsquo;azienda, come l&rsquo;utilizzo di servizi da <strong>AWS, Microsoft Azure e Google Cloud Platform</strong> contemporaneamente.</p>
<p>Il Multi-Cloud Management si occupa di <strong>integrare e coordinare queste diverse infrastrutture Cloud in modo da poterle gestire come un&rsquo;unica entità</strong> . Ciò include attività come il provisioning delle risorse, il monitoraggio delle prestazioni, la gestione della sicurezza, la pianificazione delle capacità e la gestione dei costi. L&rsquo;obiettivo è fornire un&rsquo; <strong>interfaccia unificata</strong> per semplificare la gestione dell&rsquo;ambiente multi Cloud, migliorare l&rsquo;efficienza operativa e consentire la massima flessibilità e agilità aziendale.</p>
<h2 id="quali-sono-i-vantaggi-del-multi-cloud-management">Quali sono i vantaggi del Multi-Cloud Management?</h2>
<p>Il Multi-Cloud Management permette alle aziende di <strong>sfruttare al meglio le diverse caratteristiche e i servizi offerti dai vari provider Cloud</strong> , evitando la dipendenza da un unico fornitore e ottenendo vantaggi come l&rsquo;ottimizzazione del carico di lavoro, sicurezza e una più integrata gestione dei costi. Tuttavia, richiede una strategia e degli strumenti di gestione appositi per gestire in modo efficace e coerente l&rsquo;intero ambiente multi Cloud.</p>
<h3 id="ottimizzazione-del-carico-di-lavoro">Ottimizzazione del carico di lavoro</h3>
<p>Grazie ad una distribuzione bilanciata del carico su più ambienti Cloud, viene garantito un utilizzo efficiente delle risorse. Inoltre, tramite ridondanza e resilienza, consente la migrazione del carico di lavoro in caso di interruzioni o malfunzionamenti su un provider Cloud. La distribuzione geografica del carico migliora l&rsquo;accessibilità e riduce la latenza, mentre la flessibilità nella scelta dei servizi consente di adattarsi alle esigenze aziendali.</p>
<h3 id="sicurezza">Sicurezza</h3>
<p>Distribuendo il carico di lavoro su più provider Cloud, si riduce il rischio di dipendenza da un singolo fornitore. Inoltre, la diversificazione delle misure di sicurezza tra i diversi ambienti Cloud contribuisce a rafforzare il sistema complessivo. Il monitoraggio centralizzato e la gestione delle vulnerabilità semplificano l&rsquo;individuazione di attività sospette e l&rsquo;adozione di misure di sicurezza adeguate. Infine, la conformità alle normative e la gestione dei dati sensibili sono facilitati grazie alla possibilità di scegliere provider Cloud che soddisfino specifiche regolamentazioni e requisiti di sicurezza.</p>
<h3 id="gestione-dei-costi">Gestione dei costi</h3>
<p>Una strategia di Cloud Management ben pianificata e attuata consente di tenere i costi sotto controllo in diversi modi. Attraverso il monitoraggio, la previsione e l&rsquo;ottimizzazione delle risorse Cloud, è possibile identificare e mitigare gli sprechi, eliminare le risorse sottoutilizzate e scalare le risorse in base alle esigenze effettive. Inoltre, la governance dei costi, l&rsquo;allocazione dei budget e il monitoraggio continuo permettono di mantenere una visione chiara dei costi in corso e di adottare misure tempestive per evitare sorprese.</p>
<h2 id="cloud-management-finops-e-greenops">Cloud Management, FinOps e GreenOps</h2>
<p><strong>Cloud Management, FinOps</strong> e <strong>GreenOps</strong> sono concetti correlati che si concentrano su diverse dimensioni dell&rsquo;utilizzo del Cloud. Queste tre anime, collaborano per creare un approccio completo alla gestione dell&rsquo;ambiente Cloud. Cloud Management fornisce gli strumenti e le competenze necessarie per la gestione e l&rsquo;ottimizzazione delle risorse Cloud. <strong>FinOps aggiunge una prospettiva finanziaria</strong> , consentendo un controllo accurato dei costi e un allineamento con gli obiettivi aziendali. <strong>GreenOps, invece, integra una visione sostenibile</strong> nell&rsquo;uso delle risorse Cloud, consentendo di contribuire alla riduzione dell&rsquo;impatto ambientale complessivo.</p>
<ul>
<li><strong>FinOps: cos&rsquo;è? Perché passare alla gestione finanziaria del Cloud</strong></li>
<li><a href="/it/finops-e-greenops">GreenOps e FinOps per una gestione efficiente del Cloud</a></li>
<li><strong>Green Cloud Computing: che cos’è e perché se ne parla</strong></li>
</ul>
<h2 id="strumenti-per-il-cloud-management-scegliere-la-giusta-piattaforma">Strumenti per il Cloud Management: scegliere la giusta piattaforma</h2>
<p>La scelta della giusta piattaforma di Cloud Management richiede l&rsquo;analisi di diversi criteri. Innanzitutto, è fondamentale <strong>valutare le funzionalità e le caratteristiche</strong> offerte dalla piattaforma, come il provisioning delle risorse, l&rsquo;automazione delle operazioni, il monitoraggio delle prestazioni e la gestione della sicurezza. Inoltre, <strong>la piattaforma dovrebbe integrarsi con gli ambienti Cloud esistenti e supportare la scalabilità e la flessibilità necessarie</strong> . La <strong>sicurezza</strong> e la <strong>conformità alle normative</strong> sono aspetti cruciali, così come l&rsquo; <strong>usabilità e l&rsquo;interfaccia utente intuitiva</strong> . Il supporto e l&rsquo; <strong>assistenza offerti</strong> dal fornitore, insieme ai costi associati all&rsquo;implementazione e all&rsquo;utilizzo, sono anche fattori da considerare attentamente. Di seguito riportiamo una veloce descrizione di alcune piattaforme di Cloud Management leader di mercato.</p>
<h3 id="flexera-rightscale">Flexera RightScale</h3>
<p>RightScale è una soluzione di Cloud Management che offre una vasta gamma di funzionalità per gestire e ottimizzare l&rsquo;infrastruttura. Con la sua interfaccia centralizzata, gli utenti possono orchestrare, monitorare e automatizzare le operazioni di provisioning e gestione delle risorse Cloud provenienti da diversi provider. La sicurezza è una priorità per RightScale, che offre funzionalità avanzate come la gestione degli accessi e delle autorizzazioni, il monitoraggio delle minacce e la conformità alle normative. Ciò consente alle aziende di proteggere i propri dati sensibili e garantire un ambiente Cloud sicuro. La piattaforma di RightScale è progettata per essere intuitiva e facile da utilizzare, consentendo agli utenti di gestire le risorse in modo efficiente e di automatizzare complesse attività operative.</p>
<h3 id="scalr-cmp">Scalr CMP</h3>
<p>Scalr è una piattaforma di gestione Cloud riconosciuta come leader nel settore secondo il Magic Quadrant di Gartner. La sua forza risiede nella completa gamma di funzionalità offerte, che consentono sia l&rsquo;uso self-service che l&rsquo;integrazione con altri ambienti tramite API. Tra i punti di forza di Scalr troviamo la completezza delle funzionalità, l&rsquo;eccellente supporto per l&rsquo;applicazione delle policy e l&rsquo;utilizzo self-service. Inoltre, la soluzione è in grado di gestire fino a 1000 utenti contemporaneamente per richieste e distribuzione di applicazioni. L&rsquo;interfaccia è semplice da utilizzare, consentendo un&rsquo;esperienza utente intuitiva.</p>
<h3 id="morpheus-data">Morpheus Data</h3>
<p>Morpheus Data, anch&rsquo;essa riconosciuta come leader nel Magic Quadrant di Gartner, è una piattaforma CMP (Cloud Management Platform) che può essere installata on-premise presso i data center dei clienti o fornita in modalità hosted da un MSP. Secondo gli analisti, Morpheus Data presenta diversi punti di forza significativi: una vasta gamma di funzionalità che coprono tutte le principali aree, un&rsquo;interfaccia utente semplice da utilizzare e gestire, la capacità di essere completamente infrastructure-agnostic e un ampio catalogo di integrazioni con provider di Cloud pubblico e privato, così come con applicazioni di terze parti. Inoltre, Morpheus Data include servizi integrati come monitoraggio, logging, backup, bilanciamento del carico e condivisione di file. La piattaforma di gestione del Cloud di Morpheus Data è completamente agnostica e supporta più di 80 integrazioni preconfigurate con software di terze parti. Offre un&rsquo;ottima esperienza utente grazie alla sua interfaccia intuitiva.</p>
<h3 id="vmware-cloudhealth">VMware CloudHealth</h3>
<p>CloudHealth è un software progettato per monitorare, ottimizzare e automatizzare i workload sia nei sistemi multi Cloud che nei data center tradizionali. La piattaforma offre una vasta gamma di componenti di integrazione preconfigurati per le infrastrutture comuni, nonché strumenti di monitoraggio, automazione e gestione delle applicazioni. È ampiamente riconosciuta per l&rsquo;eccellente gestione dei costi, la facilità di creazione delle policy e la qualità dei processi supportati. Tra le funzionalità principali di CloudHealth troviamo report avanzati, previsioni sull&rsquo;utilizzo delle risorse Cloud per settimane e mesi futuri, gestione delle prestazioni, valutazione delle migrazioni, gestione delle policy e automazione del Cloud. La piattaforma fornisce inoltre un&rsquo;analisi in tempo reale per consentire una gestione proattiva della sicurezza e della conformità.</p>
<h3 id="micro-focus">Micro Focus</h3>
<p>La piattaforma Micro Focus Hybrid Cloud Management è il risultato della trasformazione e del ridisegno di alcuni componenti dell&rsquo;offerta HPE, acquisita nel 2017. Micro Focus HCM si distingue per le sue capacità di automazione, orchestrazione e governance degli ambienti ibridi e multi Cloud, nonché per le funzioni di analisi, monitoraggio e protezione dei dati, che sono indubbiamente punti di forza della soluzione. Tra i vantaggi che hanno portato Micro Focus HCM ad essere incluso nel Magic Quadrant di Gartner, vi sono la qualità nel provisioning e nell&rsquo;orchestrazione di ambienti complessi ed eterogenei, oltre a un servizio di supporto di alto livello. L&rsquo;architettura del prodotto è basata sui container, offrendo un&rsquo;infrastruttura agile e scalabile.</p>
<p><a href="/it/cloud-management-platform-quale-scegliere">Cloud Management Platform: cos’è e quale scegliere?</a></p>
<h2 id="i-vantaggi-del-cloud-senza-la-sua-complessità">I vantaggi del Cloud, senza la sua complessità</h2>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/cloud-management-quali-sono-i-vantaggi/bg__5_.jpg" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/cloud-management-quali-sono-i-vantaggi/bg__5_.jpg" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Cos'è Site Reliability Engineering (SRE) e quali vantaggi porta?</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/sre-cos-e-vantaggi/</link><pubDate>Thu, 03 Nov 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/sre-cos-e-vantaggi/</guid><description>Site Reliability Engineering (SRE): che cos'è e quali sono i benefici? In questa guida trovi tutto ciò che ti serve sapere (anche un video!)</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    La Site Reliability Engineering (SRE) è un approccio nato in Google per garantire l&rsquo;affidabilità dei sistemi software attraverso automazione, monitoraggio e collaborazione tra team. Questa guida spiega i principi fondamentali di SRE (error budget, SLI, SLO, SLA), il rapporto con DevOps e platform engineering, gli strumenti necessari e i vantaggi concreti per le aziende: dalla risoluzione tempestiva degli errori al miglioramento della qualità e della cultura aziendale.
  </div>
</div>
<p>Nato in Google agli inizi degli anni 2000, SRE è un approccio sempre più adottato per garantire affidabilità e miglioramento continuo ai prodotti web. Capiamo insieme di cosa si tratta, quali sono i suoi pilastri e i benefici per le aziende.</p>
<h2 id="cosè-sre-site-reliability-engineering">Cos&rsquo;è SRE (Site Reliability Engineering)?</h2>
<p>La Site Reliability Engineering, SRE in breve, è uno degli acronimi più &ldquo;caldi&rdquo; nel mondo dello sviluppo.</p>
<p>Lo scopo dell’approccio SRE è quello di aumentare l&rsquo;affidabilità dei sistemi: è un insieme di principi, pratiche e costrutti organizzativi che permette <strong>sia di far funzionare l&rsquo;esistente sia di innovarlo</strong> . Questo secondo aspetto è fondamentale, perché uno degli obiettivi di SRE non è solo di mantenere le promesse fatte circa la gestione dei sistemi, ma anche di farlo mentre i servizi vengono costantemente migliorati in maniera incrementale con nuove funzionalità.</p>
<p>Partiamo subito con un’importante specifica: la parola “Site” presente nella definizione non deve indurci a pensare che questo approccio sia applicabile solo alla creazione e gestione di siti. Gli stessi principi sono infatti adatti a <strong>migliorare le performance di qualsiasi sistema software</strong> (siti, applicazioni web o mobile, ecc). Ogni amministratore di sistema può quindi ambire a portare l’approccio SRE nel proprio team.</p>
<p>Dai un’occhiata a questo video realizzato dal nostro Lead Developer, Marcello Testi, per avere un’overview completa su Site Reliability Engineering:</p>
<h2 id="sre-e-google-dalla-nascita-ad-oggi">SRE e Google: dalla nascita ad oggi</h2>
<p>Le pratiche SRE nascono e si sviluppano all&rsquo;interno di Google, a partire dal 2003 circa. Più di recente <strong>Google ha deciso di rendere pubblico l&rsquo;approccio</strong> che ha permesso all&rsquo;azienda di realizzare, monitorare, migliorare e mantenere alcuni tra i servizi online più utilizzati al mondo.</p>
<p>Per comprendere la filosofia SRE ancora prima che gli aspetti più pratici, possiamo citare Ben Treynor Sloss, colui che ha coniato il termine SRE e che oggi è vicepresidente engineering di Google.</p>
<p><strong>“SRE è quel che succede quando si chiede a un software engineer di progettare la funzione delle Operations”</strong> , ha detto il manager in un’ <a href="https://sre.google/in-conversation/">intervista</a> .</p>
<p>Il team o il responsabile SRE svolge quindi un lavoro che è stato storicamente svolto dal team di Operations, ma lo fa aggiungendo il mindset e le competenze dell’ingegneria del software: punto cardine è la capacità (tipicamente ingegneristica) di <strong>sostituire il lavoro umano con l&rsquo;automazione</strong> .</p>
<p>Con queste premesse, è immediato percepire il valore dei <strong>principi chiave definiti da Google</strong> per le pratiche di SRE, ovvero:</p>
<ul>
<li>Una <strong>gestione del rischio “neutrale”</strong> . ovvero, non fare finta che non si verificheranno mai errori nella vita di un workload applicativo. Piuttosto, accettare questo fatto e tenersi pronti.</li>
<li>Secondo l’intuizione che chi utilizza il sistema e chi lo mantiene operativo abbiano a cuore obiettivi di servizio diversi, è necessaria per questi ultimi un&rsquo;attenta definizione e una valutazione condivisa in modo tale da farli convergere sin da subito e che il valore erogato sia correttamente percepito da ciascun stakeholder.</li>
<li><strong>Minimizzare le attività che non portano valore</strong> e quelle ripetitive.</li>
<li><strong>Predisporre un monitoraggio</strong> che permette di avere sempre sotto controllo la situazione anche in contesti distribuiti.</li>
<li>Progettare delle <strong>release</strong> che non mettano a rischio l’operatività della piattaforma o sistema.</li>
<li>Tenere la <strong>complessità generale del sistema bassa,</strong> permettendo a quest’ultima di aumentare fisiologicamente con il passare del tempo</li>
</ul>
<p>Ai principi di SRE Google affianca anche una serie di pratiche che applicano i vari principi e cercando di tenere costante l&rsquo;operatività del sistema. Un team di SRE deve organizzarsi per rispettare quella che secondo Google è la <strong>gerarchia di un servizio affidabile</strong> .</p>
<ol>
<li>Alla base della piramide gerarchica troviamo il monitoraggio e la capacità di identificare un problema prima che se ne accorgano gli utenti.</li>
<li>Immediatamente sopra abbiamo la capacità del team di rispondere ad un problema con una root cause analysis e delle fix correttive facilmente testabili e applicabili.</li>
<li>Infine, in cima alla piramide, l’attenzione alla progettazione e alle risorse computazionali che un prodotto affidabile necessita.</li>
</ol>
<h2 id="reliability-come-principio-base-di-una-buona-architettura">Reliability come principio base di una buona architettura</h2>
<p>La reliability, o affidabilità, è la capacità di un applicativo di operare in maniera corretta e coerente quando previsto. Secondo AWS, la reliability è uno dei principi cardine del <strong>Well-Architected</strong> <strong>framework</strong> . Si tratta di un manuale di best practice e checklist che è opportuno tenere a mente quando si progetta un qualsiasi applicativo Cloud.</p>
<p>AWS stila una serie di linee guida che possono aumentare l’affidabilità di un workload, tra queste:</p>
<ul>
<li>la capacità di <strong>ripristinare un workload</strong> da una situazione anomala in maniera automatica, grazie a strumenti di monitoraggio e procedure di recupero opportunamente testate;</li>
<li>aumentare la <strong>scalabilità orizzontale</strong> per diminuire gli impatti dei fallimenti sul singolo nodo o istanza;</li>
<li>infine, una più diligente <strong>analisi e tuning della capacità computazionale</strong> allocata sul Cloud, con l&rsquo;obiettivo di evitare la saturazione delle risorse disponibili e tenere sotto controllo i costi. Osservando e adattando il dimensionamento delle risorse è possibile evitare l&rsquo;over provisioning, cioè l&rsquo;utilizzo di risorse sovradimensionate che risultano sprecate per la maggior parte del tempo per cui vengono pagate.</li>
</ul>
<h2 id="sre-e-devops-approcci-simili-ma-non-uguali">SRE e DevOps: approcci simili, ma non uguali</h2>
<p>Arrivati a questo punto non possiamo esimerci dal citare un altro approccio che favorisce la collaborazione tra team Operations e team sviluppo: parliamo, ovviamente, di <a href="/it/blog/guides/devops-cosa-e-come-introdurre/">DevOps</a> . <strong>C&rsquo;è un’innegabile vicinanza tra SRE e DevOps,</strong> nonostante le due pratiche si siano sviluppate in maniera indipendente. Entrambe mirano a colmare il divario tra i due team, con l&rsquo;obiettivo di migliorare il ciclo di vita (quindi di rilascio) e la qualità del prodotto.</p>
<p>Pur avendo obiettivi simili, i due approcci non si escludono a vicenda: <strong>possiamo anzi vedere SRE come una concretizzazione dell’approccio DevOps</strong> . SRE abbraccia la filosofia DevOps, ma concentra la sua attenzione sullo sviluppo e il consolidamento di pratiche per misurare e raggiungere l&rsquo;affidabilità.</p>
<p>In altre parole, SRE pone delle regole operative per avere successo nelle varie aree DevOps. Se DevOps di focalizza sul “Cosa”, SRE è decisamente sbilanciata verso il “Come”.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/blog/guides/devops-cosa-e-come-introdurre/">DevOps: la guida completa</a></li>
<li><a href="/it/best-practice-devops">Le best practice DevOps da adottare subito in azienda</a></li>
<li><a href="/it/migliori-devops-tools">DevOps tools</a></li>
</ul>
<h2 id="sre-vs-platform-engineering-spesso-confusi-ma-ben-diversi">SRE vs platform engineering: spesso confusi, ma ben diversi</h2>
<p>Dopo aver parlato della differenza tra SRE e DevOps, è l’ora di un un altro confronto: quello tra SRE e <a href="/it/blog/platform-engineering-perch%C3%A9-adottarlo/">platform engineering</a> . Ebbene, anche in questo caso, pur condividendo l’ambito dell’ingegneria, le due cose sono piuttosto differenti.</p>
<p>Per comprendere la diversa natura delle due discipline partiamo dagli <strong>obiettivi</strong> che si pongono rispettivamente. Se da un lato l&rsquo;obiettivo di un <strong>team SRE è fornire un&rsquo;infrastruttura per le applicazioni estremamente affidabile</strong> , l&rsquo;obiettivo del <strong>platform engineering</strong> è creare e fornire un&rsquo;infrastruttura esclusivamente per lo <strong>sviluppo rapido</strong> delle applicazioni.</p>
<p>Se analizziamo attentamente il lavoro di questi team, notiamo che i team <strong>SRE</strong> si concentrano principalmente sulla costruzione di applicazioni affidabili. I <strong>platform engineers</strong> , invece, si occupano di garantire un&rsquo;infrastruttura fluida su cui queste applicazioni possono operare senza problemi.</p>
<p>Tornando al confronto tra DevOps e SRE (e platform engineering), possiamo dire che nel quadro che abbiamo descritto il ruolo di DevOps è quello di accelerare il lavoro degli SRE e platform engineers , creando un insieme di processi che favoriscono la collaborazione tra i team. È quindi fondamentale che queste tre aree lavorino insieme per garantire la fornitura di applicazioni software affidabili.</p>
<h2 id="strumenti-a-supporto-della-sre">Strumenti a supporto della SRE</h2>
<p>La SRE è una pratica ad alta connotazione tecnologica, per questo con il tempo si è definito uno <strong>stack tecnologico di riferimento</strong> per i SRE Engineer. Come detto in precedenza, SRE è molto vicino a DevOps, pertanto è possibile assimilare gli strumenti utilizzati da questo tipo di professionalità a quelli di un DevOps Engineer.</p>
<p>Nello specifico, servono:</p>
<ul>
<li>strumenti che permettono la <strong>pianificazione del lavoro</strong> (Jira, Azure Boards);</li>
<li>la <strong>realizzazione del software</strong> (Eclipse, Visual Studio Code);</li>
<li>il <strong>packaging</strong> degli artefatti di build, (Jenkins, Azure Pipelines);</li>
<li>la <strong>configurazione</strong> del software installato (Terraform, Ansible);</li>
<li>un <strong>ambiente di installazione</strong> - preferibilmente containerizzato (OpenShift o Azure Kubernetes Service);</li>
<li>Infine, è fondamentale per ogni team di SRE una <strong>suite di monitoraggio</strong> in grado di raccogliere, aggregare e presentare metriche e KPI derivanti dall’applicazione (Grafana, Azure Monitor).</li>
</ul>
<h2 id="di-cosa-si-occupa-un-team-o-un-ingegnere-sre">Di cosa si occupa un team o un ingegnere SRE?</h2>
<p><strong>Il responsabile SRE (o il team SRE) ha in carico una serie molto ampia di funzioni</strong> , tra cui la disponibilità dei sistemi, la latenza, la performance, l&rsquo;efficienza, il monitoraggio, la gestione del cambiamento, la risposta d&rsquo;emergenza e la pianificazione della capacità.</p>
<p>Per capire quanto sia cruciale questa figura in alcuni progetti, basta leggere la prima frase del profilo LinkedIn di Benjamin Treynor Sloss: “ <em>Se Google smette di funzionare, è colpa mia</em> &ldquo;. Ironica, ma non senza un fondo di verità.</p>
<p>Quello di un ingegnere SRE è un ruolo importante, non tanto per le attività che svolge (che potrebbero essere prese in carico anche dagli altri team) quanto nel <em>modus operandi</em> adottato. Il <strong>team SRE lavora con i dati</strong> , che impara a raccogliere, a leggere e a valorizzare, e con l&rsquo; <strong>automazione dei processi</strong> , che permette di aumentare il controllo e normalizzare il codice. Questo approccio consente di <strong>ridurre il sovraccarico di attività ripetitive</strong> (il cosiddetto “toil”) e gli errori.</p>
<p>Vediamo quali sono le principali aree di responsabilità e lavoro di un site reliability engineer:</p>
<h3 id="automazione">Automazione</h3>
<p>Come già accennato, gli ingegneri SRE sviluppano strumenti per automatizzare la gestione delle operazioni IT, evitando di svolgere manualmente queste funzioni. Tra di esse rientrano le attività di <a href="/it/cosa-sono-continuous-integration-delivery-deployment">Continuous Integration e Continuous Delivery</a> , oltre ad altri aspetti come gli alerts e le gestione degli incidenti.</p>
<h3 id="monitoraggio">Monitoraggio</h3>
<p>Gli ingegneri SRE sono responsabili di garantire che l&rsquo;infrastruttura di base funzioni correttamente e che i sistemi e gli strumenti siano operativi come previsto. Inoltre, monitorano applicazioni e servizi critici per ridurre al minimo i tempi di inattività e garantire la loro disponibilità.</p>
<h3 id="risoluzione-dei-problemi">Risoluzione dei problemi</h3>
<p>Gli SRE collaborano strettamente con gli sviluppatori, soprattutto quando si presentano problemi. Offrono supporto nella risoluzione delle problematiche e forniscono consulenza in caso di allarmi. Nel caso uno sviluppatore incontri un problema, l&rsquo;ingegnere SRE lo investiga e lo risolve. Successivamente, rivede l&rsquo;incidente per determinare la causa e prevenire ulteriori ripetizioni.</p>
<h3 id="collaborazione-tra-team">Collaborazione tra team</h3>
<p>Gli SRE lavorano con diversi team, in particolare con quelli operativi e di sviluppo. Costruire sistemi affidabili e fornire supporto a questi team permette loro di disporre di più tempo per concentrarsi sulla creazione di nuove funzionalità, accelerando così la consegna ai clienti.</p>
<p>Sei interessato ai framework che sfruttano un approccio data-driven e la collaborazione tra team? Potrebbe interessarti approfondire <a href="/it/finops-cloud-financial-management">FinOps</a> e <a href="/it/devsecops-cybersecurity-per-applicazioni-cloud-native">DevSecOps</a> .</p>
<h2 id="lerror-budget-cosè-e-perché-è-importante">L’Error Budget: cos’è e perché è importante</h2>
<p>Il team SRE è anche incaricato di calcolare e gestire l&rsquo; <strong>error budget</strong> . Si tratta di un concetto strategico fondamentale, che potremmo definire come lo strumento utilizzato da SRE per <strong>bilanciare l&rsquo;affidabilità del servizio con l&rsquo;innovazione</strong> .</p>
<p>Il presupposto di questo approccio è che <strong>i sistemi siano oggetti dinamici che si sviluppano e cambiano nel tempo</strong> , evolvendosi positivamente ma portando anche un risvolto negativo: le modifiche sono una delle principali fonti di instabilità. L’error budget costituisce un meccanismo di controllo per spostare l&rsquo;attenzione dall’innovazione alla stabilità quando necessario.</p>
<p>Il team SRE definisce un error budget sulla base di una serie di metriche (le vedremo tra un attimo) e un intervallo di tempo in cui misurarlo. Se gli incidenti aumentano in maniera rilevante rispetto all&rsquo;error budget a disposizione, la priorità del team SRE diventa immediatamente quella di <strong>aiutare a risolvere i problemi facendo convergere e collaborare i team di sviluppo e Operations</strong> .</p>
<p>Grazie all&rsquo;error budget, dunque, è possibile <strong>progettare e programmare il cambiamento</strong> senza sacrificare eccessivamente la disponibilità.</p>
<h2 id="i-livelli-di-servizio-sli-slo-e-sla">I livelli di servizio: SLI, SLO e SLA</h2>
<p>Al fine di allineare tutte le parti in causa sugli obiettivi di affidabilità e disponibilità del servizio, SRE introduce 3 concetti chiave: SLI, SLO e SLA.</p>
<ul>
<li><strong>SLI, Service Level Indicators</strong> (o indicatori del livello di servizio). Si tratta delle metriche con cui si misurano le performance o in generale il comportamento dell’applicazione. In altre parole, potremmo definirli i KPI da prendere in considerazione. Spesso si tratta di KPI particolarmente rilevanti per gli utenti, come il tempo di risposta o il tasso di errore.</li>
<li><strong>SLO, Service Level Objectives</strong> (o obiettivi di livello di servizio). Sono gli obiettivi da raggiungere per ciascuna metrica, cioè per ogni SLI. Gli obiettivi prefissati devono bilanciare sapientemente la qualità, da valutare in base alle necessità del business, e i costi per ottenerla.</li>
<li><strong>SLA, Service Level Agreement</strong> (o accordo sui livelli di servizio). Include gli aspetti legali che entrano in gioco se il sistema non raggiunge i suoi SLO.</li>
</ul>
<p>È da notare che uno degli elementi di fondo della filosofia delle SRE è che comunque <strong>gli errori siano previsti e accettati da tutti gli attori coinvolti</strong> . SLI, SLO e SLA servono a porsi un obiettivo e a renderlo raggiungibile: non evitando del tutto gli errori, ma analizzandoli a posteriori per migliorare l’intero processo (e senza mai puntare il dito).</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE</strong> : <a href="/it/site-reliability-engineering-best-practice-it">6 best practice SRE da conoscere</a></p>
<h2 id="site-reliability-engineering-i-vantaggi">Site Reliability Engineering: i vantaggi</h2>
<p>Investire il proprio tempo nello sviluppo di pratiche SRE può essere davvero conveniente. I vantaggi sono facilmente intuibili:</p>
<ul>
<li>Maggiore <strong>qualità</strong></li>
<li><strong>Evoluzione</strong> costante del prodotto</li>
<li>Riduzione degli <strong>errori</strong> e dei malfunzionamenti</li>
</ul>
<p>Proviamo a declinare più nel dettaglio questi vantaggi e a capire quali sono le conseguenze positive per il business e per i team di lavoro.</p>
<h3 id="controllo-costante-sul-progetto">CONTROLLO COSTANTE SUL PROGETTO</h3>
<p>La complessità di alcuni progetti è tale da richiedere una visione dall’alto, chiara e focalizzata sugli aspetti davvero rilevanti. È proprio ciò che accade grazie al sistema di monitoring avanzato che SRE richiede di implementare: <strong>le metriche selezionate permettono di misurare i parametri chiave</strong> senza perdere mai di vista il progetto nella sua interezza.</p>
<p>Ciò che si ottiene è una visione sintetica e puntuale di quello che succede durante tutto il progetto, <strong>con informazioni preziose anche per altre aree aziendali</strong> . Pensiamo al marketing, alle vendite, al supporto, ma anche ai principali stakeholder aziendali che richiedono di essere allineati sullo status dei lavori e sulle performance.</p>
<h3 id="risoluzione-tempestiva-degli-errori">RISOLUZIONE TEMPESTIVA DEGLI ERRORI</h3>
<p>Le pratiche SRE hanno il grande vantaggio di favorire la <strong>proattiva individuazione e risoluzione di bug e vulnerabilità del software</strong> . In assenza di un sistema di monitoring e automazione come quello favorito da SRE, capita spesso che gli errori entrino in produzione causando ritardi, malfunzionamenti e periodi di inattività dei servizi.</p>
<p>Le conseguenze per il business e per il fatturato possono essere molto pesanti; ecco perché è così importante la <strong>selezione dei KPI più rilevanti</strong> e il setting di un obiettivo raggiungibile e ponderato per ciascuno SLI.</p>
<p><strong>POTREBBE INTERESSARTI ANCHE</strong> :</p>
<ul>
<li>CI/CD best practice</li>
</ul>
<h3 id="chiarire-e-soddisfare-le-aspettative-dei-clienti">CHIARIRE E SODDISFARE LE ASPETTATIVE DEI CLIENTI</h3>
<p>Un altro grande vantaggio dell’uso di SLA, SLO e SLI è la possibilità di mettere a fuoco fin da subito le aspettative dell’utente finale e di <strong>elaborare un piano per riuscire a soddisfarle</strong> .</p>
<p>Avere degli obiettivi e delle soglie di servizio chiaramente definiti permette di giudicare costantemente lo stato dei lavori e di <strong>allineare proattivamente le azioni da intraprendere</strong> rispetto ai KPI predefiniti. Il tutto tenendo a mente l’utente finale e le sue aspettative (con tutti i vantaggi che questo comporta in termini di livello di servizio fornito, e quindi di fatturato generato).</p>
<h3 id="maggiore-focus-sulla-creazione-di-valore">MAGGIORE FOCUS SULLA CREAZIONE DI VALORE</h3>
<p>Un sistema più efficiente, con meno problemi e dove le attività ripetitive sono automatizzate, è <strong>un sistema che lascia più tempo libero ai team che ci lavorano</strong> . E quel tempo va investito in maniera produttiva, ad esempio creando nuove funzionalità o migliorando quelle esistenti. Il team Operations, invece, ha la possibilità di lavorare di più al miglioramento della configurazione e alla creazione di test in grado di identificare eventuali difetti del sistema.</p>
<p>La maggiore disponibilità di tempo e il minore stress dovuto a errori e ritardi porta anche a una <strong>maggiore collaborazione tra i team</strong> , insieme alla capacità di discutere in maniera più responsabile e creativa le priorità e gli obiettivi.</p>
<h3 id="miglioramento-culturale-continuo">MIGLIORAMENTO CULTURALE CONTINUO</h3>
<p>Esiste un ultimo e importantissimo vantaggio di SRE: la creazione di una <strong>cultura della collaborazione</strong> tra le persone e tra i team, dove le decisioni vengono prese avendo ben presente non solo il proprio lavoro, ma soprattutto le conseguenze per l’utente e per i colleghi.</p>
<p>SRE favorisce una <strong>mentalità aperta e di maggior fiducia tra i team</strong> , che si concretizza da un lato in un miglior clima aziendale, dall’altro nella produzione di un output di elevata qualità.</p>
<h2 id="sviluppo-cloud-native-e-gestione-sre">Sviluppo Cloud Native e gestione SRE</h2>
<p>L&rsquo;adozione di un <strong>approccio Cloud Native</strong> , che implica la creazione di <a href="/it/cloud-native-application-definition">applicazioni</a> come <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">microservizi</a> e la loro implementazione in <a href="/it/containerizzazione-delle-applicazioni-cosa-devi-sapere">container</a> , porta con sé numerosi vantaggi in termini di semplificazione dello sviluppo, implementazione e scalabilità delle applicazioni.</p>
<p>Tuttavia, questa modalità di sviluppo introduce anche <strong>nuove sfide</strong> legate all&rsquo;amministrazione, alle operazioni e alla gestione di un ambiente sempre più distribuito. È qui che <strong>un team SRE diventa fondamentale</strong> , in quanto può supportare il rapido ritmo d&rsquo;innovazione abilitato dall&rsquo;approccio Cloud Native e assicurare o migliorare l&rsquo;affidabilità del sistema, senza sovraccaricare ulteriormente i team DevOps.</p>
<p>Nel contesto Cloud Native il team SRE agisce come un punto di riferimento per <strong>affrontare la complessità</strong> degli ambienti Cloud Native e garantire un funzionamento ottimale delle applicazioni.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/sre-cos-e-vantaggi/img---001-1.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/sre-cos-e-vantaggi/img---001-1.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Guida alla Metodologia Agile: cos’è e quali sono i vantaggi?</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/metodologia-agile/</link><pubDate>Wed, 28 Sep 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/metodologia-agile/</guid><description>Scopri la metodologia Agile: principi, benefici, trappole da evitare e nuovi trend, con esempi pratici di progetti reali.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    Agile non è un framework specifico, ma un mindset basato su iterazione, feedback continuo e riduzione del rischio. Questa guida esplora i principi del Manifesto Agile, i framework più diffusi (Scrum, Kanban, XP), un caso pratico (Telethon, +37% donazioni), le trappole da evitare e perché l’agilità resta essenziale nel contesto attuale.
  </div>
</div>
<p>Le “Metodologie Agile” promettono flessibilità, velocità di esecuzione e capacità di far fronte alla moltitudine di scenari in cui i team di sviluppo sono chiamati ad operare nel processo di <a href="/it/blog/guides/">digital transformation</a> .</p>
<p>Un po’ generico e forse anche utopico. In effetti, molte realtà sono pronte a testimoniare il fallimento di questi strumenti. Ma come ogni strumento, anche l’agilità va applicata al giusto problema perché ne costituisca la soluzione.</p>
<p>Parliamo dell’elefante nella stanza: quando si parla di <strong>Agile</strong> lo si fa spesso in modo improprio, facendo riferimento a specifici framework (Scrum il più famoso) o peggio, a parti di essi. La parola “Agile” (con la A maiuscola) <strong>indica invece un</strong> <strong>mindset</strong> <strong>, un approccio all’organizzazione dei progetti, nato nel campo dell’ingegneria del software</strong> .</p>
<p>La confusione è comprensibile e in gran parte da imputare agli stessi promotori di questi modelli organizzativi che, in alcuni casi e soprattutto durante i primi periodi di larga adozione, ne hanno parlato entusiasticamente, quasi fossero bacchette magiche in grado di risolvere in un sol colpo ogni problema di <em>delivery</em> , semplicemente adottando determinate prassi.</p>
<p>Oggi come oggi, l’agilità non è più un’opzione. Il mondo del software viaggia a velocità impressionanti e la digitalizzazione è uno dei principali elementi competitivi per ogni prodotto e servizio.</p>
<p>Ma serve davvero sempre? <strong>E come l’Agile (con la A maiuscola) può aiutare la nostra organizzazione ad essere agile (con la A minuscola)</strong> , che è ciò che realmente ci interessa?</p>
<h2 id="che-cosa-si-intende-per-metodologia-agile">Che cosa si intende per metodologia Agile?</h2>
<p>Una metodologia Agile, a grandi linee, è un insieme di <strong>pratiche e regole codificate,</strong> che hanno lo scopo di facilitare la migrazione dei processi produttivi da una logica <em>waterfall</em> ad un <strong>approccio più iterativo e incrementale</strong> .</p>
<p>Nell’approccio <em>waterfall</em> , tutta la progettazione viene fatta in una fase iniziale. La realizzazione ha come focus principale l’aderenza stringente a quanto progettato e il risultato viene verificato alla fine, tramite collaudi che a loro volta hanno lo scopo di verificare l’aderenza del progetto alle specifiche.</p>
<p>Gli autori del manifesto Agile, reduci da svariati progetti infruttuosi, notarono che la principale causa di problemi era la totale mancanza di <strong>evoluzione</strong> in questa equazione.</p>
<p>Se in un progetto di lunga durata, non si rimuove il vincolo della stringente aderenza alle specifiche iniziali, <strong>si accumula tutto il rischio alla fine</strong> . Eventi imprevisti, aree non coperte dall’analisi, requisiti incompleti o involontariamente errati, mutamenti del mercato o della strategia aziendale, il feedback degli utenti… tutto viene ignorato finché il progetto non viene portato in produzione, ovvero quando tempo e budget sono terminati (e quasi sempre anche superati).</p>
<p>Nello sviluppo Agile del software, lo scopo principale è adottare pratiche e prassi tali da <strong>aiutare i team di prodotto a focalizzarsi su ciò che realmente porta valore, migliorando costantemente i propri processi e la qualità del risultato</strong> .</p>
<h2 id="il-manifesto-agile">Il Manifesto Agile</h2>
<p>Dunque quando parliamo di <strong>metodologia Agile</strong> ci riferiamo in realtà ad un approccio. Un modo di lavorare <strong>che prediliga la collaborazione, l’adattamento e l’aderenza del prodotto ai mutevoli obiettivi di business</strong> , al rispetto di piani prestabiliti e non più discutibili.</p>
<p>Così come il modello <a href="/it/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle">Cloud Native</a> , il movimento Agile prese le mosse dalla stesura di un <a href="https://agilemanifesto.org/iso/it/manifesto.html">manifesto</a> che sintetizza in dodici punti fondamentali i principi che guidano l’adozione e la personalizzazione del framework. Di seguito un estratto:</p>
<ul>
<li>
<p><em>La nostra massima priorità è soddisfare il cliente rilasciando software di valore, fin da subito e in maniera continua [&hellip;]</em></p>
</li>
<li>
<p><em>Accogliamo i cambiamenti nei requisiti, anche a stadi avanzati dello sviluppo [&hellip;]</em></p>
</li>
<li>
<p><em>Committenti e sviluppatori devono lavorare insieme [&hellip;]</em></p>
</li>
<li>
<p><em>Fondiamo i progetti su individui motivati [&hellip;]</em></p>
</li>
<li>
<p><em>Il software funzionante è il principale metro di misura [&hellip;]</em></p>
</li>
<li>
<p><em>La continua attenzione all&rsquo;eccellenza tecnica e alla buona progettazione esaltano l&rsquo;agilità [&hellip;]</em></p>
</li>
</ul>
<p>Prima di approfondire ulteriormente, facciamo un passo indietro per capire cosa ha dato origine a questo manifesto di valori.</p>
<h2 id="quali-sono-gli-obiettivi-della-metodologia-agile">Quali sono gli obiettivi della metodologia agile?</h2>
<p>Il Manifesto Agile, contrariamente a quanto si possa credere, non è un prodotto seminale. Si tratta di una <strong>sintesi</strong> dei principi che hanno spinto, fin dall’inizio degli anni ‘90, alcuni sviluppatori a elaborare metodologie che permettessero di <strong>non veder fallire la maggioranza dei progetti software in capo alle proprie organizzazioni</strong> .</p>
<p>Agile <strong>non è dunque la risposta a fare di più con meno</strong> , anche se è vero che un team agile, sul medio-lungo periodo aumenta la sua efficienza grazie alle buone pratiche, ad una comunicazione efficiente e a rapporti di fiducia su tutti i livelli.</p>
<p><strong>Agile è la risposta alla riduzione del rischio di un progetto</strong> , che vede in un approccio empirico, basato sull’apprendimento e il miglioramento continuo dei processi, la soluzione a un possibile lancio disastroso.</p>
<p>Generalmente le organizzazioni agili adottano le seguenti prassi per ottenere questo risultato:</p>
<ul>
<li><strong>Rilasci frequenti</strong> : Il software viene messo in produzione molto frequentemente, senza aspettare la perfezione. Rilasci frequenti di nuove funzionalità permettono di registrarne l’effettiva adozione da parte dei clienti e raccogliere feedback utile a non costruire “cattedrali nel deserto”.</li>
<li><strong>Niente debito tecnico:</strong> L’organizzazione (non solo il team di sviluppo!) non ritiene accettabile accumulare debito tecnico, poiché renderebbe progressivamente impossibile manutenere una base di codice in rapido cambiamento, impedendo di operare rilasci frequenti. Il team ha il mandato di migliorare costantemente lo stato del codice e le proprie pratiche, senza che la corsa alle nuove funzionalità prenda il sopravvento.</li>
<li><strong>Comunicazione:</strong> La comunicazione tra team e stakeholder sui temi di business è possibile e anzi incoraggiata: un team agile non implementa solo <em>funzionalità</em> (il cui comportamento end-to-end è nel migliore dei casi precisato da requisiti e scenari d&rsquo;uso), ma è chiamato anche a immaginare soluzioni, soprattutto in caso di imprevisti. Chi sviluppa non è quindi solo un mero esecutore, ma deve essere orientato al risultato, saper fare proposte e generare soluzioni.</li>
</ul>
<p>Si tratta di un approccio che può apparire più costoso del classico <em>waterfall</em> , ma questa impressione è spesso falsa. Quanti progetti sembrano perfettamente incasellati finchè, a ridosso della fine, non emergono problemi, ritardi e rilavorazioni?</p>
<p><strong>Un approccio agile cerca di anticipare il più possibile i test e persino l’adozione di un prodotto dai veri utenti</strong> , così da conoscere e indirizzare fin da subito eventuali problematiche e mettere il tutto sui giusti binari quando farlo è ancora semplice, rapido e rilevante.</p>
<p>Ma è sempre necessario?</p>
<h2 id="qual-è-la-caratteristica-tipica-dei-progetti-agile">Qual è la caratteristica tipica dei progetti Agile?</h2>
<p>In termini di gestione del rischio, non ci sono progetti che non beneficiano di un approccio empirico. Mettere frequentemente e da subito il prodotto al vaglio dei suoi stakeholder, compresi ove possibile gli utenti finali, non può che far emergere <strong>presto e in modo lampante</strong> le informazioni vitali per poter <strong>plasmare il software attorno ai veri bisogni</strong> , investendo su ciò che porta realmente valore.</p>
<p>L’ <strong>apprendimento</strong> (non solo tecnico, anche di business) e l’ <strong>adattamento</strong> , sono infatti i due aspetti più premiati da un simile approccio.</p>
<p>Ci sono casi in cui un approccio progressivo, a partire da zero, non è applicabile. Immaginiamo di voler creare un nuovo prodotto che vada a sostituirne uno già in produzione. È improbabile che gli utenti si possano accontentare di un sottoinsieme delle funzionalità, aspettando che nel corso del tempo tutte quelle a cui sono già abituati arrivino a compimento.</p>
<p>Questi casi sembrano <strong>candidati ideali per un approccio waterfall</strong> : dobbiamo portare in produzione un corpus ben consolidato di funzionalità. Sappiamo tutto quello che dobbiamo fare e come lo dobbiamo fare, giusto?</p>
<p>Forse.</p>
<p>Innanzitutto in tal caso, perché costruire un nuovo prodotto? Certo ci sono motivi puramente tecnici: dipendenze chiave in <em>end of life</em> , sistemi legacy non più manutenibili, termine di contratti di licenza che forzano un cambio di tecnologia… ma <strong>l’occasione rimane buona per osservare il sistema con occhio critico e rimanere agili e critici nell’approccio, per cogliere opportunità di aumentare il valore del risultato</strong> .</p>
<p>Ad esempio, il team può esporre agli utenti finali le funzionalità mano a mano che vengono completate, in un ambiente di test. L’organizzazione può quindi raccogliere feedback, prendere decisioni adattive e adeguare la roadmap per garantire il rispetto di tempi e budget, anticipando eventuali compromessi, ma anche decidendo di fare a meno di vecchie funzionalità mai usate (o apertamente detestate) per investire sul migliorare quelle più critiche o introdurre novità.</p>
<p>In questi scenari, anche le <strong>scelte di architettura</strong> compiute in passato influenzano il modo e la misura in cui l’approccio agile potrà aiutare l’evoluzione del prodotto. un’architettura a <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">microservizi</a> , infatti, si sposa in modo ottimale con un modo empirico ed evolutivo di concepire il cambiamento.</p>
<p>Ma soprattutto, il focus sulle buone pratiche e sulla qualità dei processi produttivi, garantisce la realizzazione di un prodotto manutenibile e sotto controllo, sia prima che dopo la messa in produzione.</p>
<p>D’altronde, quale progetto non beneficia di investire il tempo e il budget sulle cose che portano maggior valore?</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Come introdurre la cultura DevOps in azienda</strong></li>
<li><strong>Microservizi: cosa sono e perché usarli</strong></li>
</ul>
<h2 id="quali-sono-i-framework-agile">Quali sono i framework Agile?</h2>
<p>D’accordo, abbiamo parlato di mindset e di principi, ma in pratica come ci si riorganizza per lavorare in modo agile?</p>
<p>Come già accennato, esistono varie declinazioni metodologiche del mindset Agile; anzi, il manifesto è nato dal confronto tra diverse realtà organizzative, distillandone a ritroso i principi comuni.</p>
<p>Gli <em>Agile Framework</em> sono scheletri di pratiche già consolidate che possono <strong>facilitare l’adozione e maturazione di un mindset agile</strong> all’interno di un’organizzazione.</p>
<p>Perché li chiamano <em>framework</em> ? Perché danno delle indicazioni e delle “prescrizioni”, senza imporre le modalità operative. Ad esempio Scrum impone l’uso di un <strong>product backlog</strong> <strong>ordinato, emergente e dettagliato</strong> ; ma non dice se questo backlog debba essere rappresentato su una board o composto da una pila di bigliettini in una scatola di scarpe. Ogni team può implementare il suo backlog, come gli è più comodo e congeniale.</p>
<p><strong>Framework diversi</strong> risultano più o meno adatti a seconda dello scenario e, sebbene sia possibile farsi un’idea di quale sia il più indicato per partire, <strong>la sperimentazione rimane una componente molto importante</strong> . Cambiare approccio organizzativo ha inevitabilmente degli effetti sul contesto ed è frequente che introducendo un framework adatto in un dato momento storico, questo finisca per mutare l’organizzazione fino al punto di “andare stretto” ed dare luogo a un’evoluzione.</p>
<p>L’importante è non confondere i framework (o le metodologie) con l’agilità: <strong>seguire alla lettera i dettami di un qualsiasi</strong> <strong>Agile Framework</strong> <strong>, senza maturare un sistema valoriale agile, può portare risultati ben diversi da quelli sperati</strong> e persino peggiorare la proficiency di un team.</p>
<p>A titolo di esempio vediamo molto sinteticamente tre esempi di framework Agile, nello specifico: <strong>Scrum</strong> , <strong>Kanban</strong> ed <strong>eXtreme Programming</strong> .</p>
<h3 id="scrum">Scrum</h3>
<p>Scrum è il più famoso tra gli Agile Framework, al punto che ormai molti utilizzano erroneamente “Agile” e “Scrum” come sinonimi.</p>
<p>La <a href="https://scrumguides.org/docs/scrumguide/v2020/2020-Scrum-Guide-Italian.pdf">guida Scrum</a> lo definisce così: “ <em>Scrum è un framework di processo utilizzato dai primi Anni Novanta per gestire lo sviluppo di prodotti complessi. Scrum non è un processo o una tecnica per costruire prodotti, ma piuttosto è un framework all’interno del quale è possibile utilizzare vari processi e tecniche. Scrum rende chiara l&rsquo;efficacia del proprio product management e delle proprie pratiche di sviluppo così da poterle migliorare</em> ”.</p>
<p>È un framework <strong>orientato alla produzione di software funzionante</strong> fin dalla prima iterazione e <strong>richiede che l’intera organizzazione (non solo il team di sviluppo) ne abbracci i valori</strong> perché ne possa raccogliere i frutti.</p>
<p>Oltre ad essere il più famoso, Scrum <strong>è anche il più travisato</strong> e male implementato e questo gli è valso l’immeritato odio di molti sviluppatori delusi. Nelle parole dei suoi creatori infatti, Scrum è <strong>facile da capire, ma difficile da padroneggiare</strong> .</p>
<p>È un framework particolarmente adatto per la creazione di nuovi prodotti, per i quali il feedback degli utenti può fare la differenza.</p>
<h3 id="kanban">Kanban</h3>
<p>Si tratta di una metodologia ispirata ai principi dello sviluppo software Agile, alla teoria dei vincoli e ai principi del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Toyota_Production_System">Toyota Production System</a> . Elaborata da David J. Anderson nel 2007 dopo una lunga gestazione in Microsoft, è stata ufficializzata nel libro &ldquo;Kanban&rdquo; pubblicato nel 2010. Fonda il suo funzionamento su sei principi e sei pratiche:</p>
<ol>
<li>visualizzare il flusso di lavoro;</li>
<li>limitare il <em>work in progress</em> ;</li>
<li>misurare e gestire il flusso di lavoro;</li>
<li>rendere esplicite le regole del processo;</li>
<li>istituire dei cicli di feedback;</li>
<li>istituire dei cicli di evoluzione e miglioramento del processo.</li>
</ol>
<p>Come Scrum, anche Kanban è spesso travisato e ridotto a una delle sue componenti fisiche: <strong>la board</strong> . <strong>La famosa lavagna bianca popolata di post-it colorati</strong> , diligentemente incolonnati a rappresentare il flusso è un ausilio molto frequente per implementare la prima delle pratiche (visualizzare il flusso di lavoro). Tuttavia Kanban va ben al di là, fornendo strumenti per individuare i colli di bottiglia, misurare l’efficacia delle evoluzioni di processo e fare forecasting accurati sulla delivery del team.</p>
<p>Il focus di Kanban è sul creare un flusso il più possibile fluido e continuativo di erogazione. Ha la proprietà di “partire da ciò che il team sta facendo, ed evolvere in base alle evidenze” e questo lo rende un framework leggerissimo da adottare. Tuttavia, <strong>per metterlo in pratica per la prima volta, l’aiuto di un facilitatore è spesso un elemento chiave</strong> per non perdersi nelle molte opzioni e dare il giusto abbrivio.</p>
<p>Kanban è un framework scalabile, che può essere adottato da un singolo team all’interno di un’organizzazione più grande ma che è particolarmente adatto per ottimizzare sistemi composti da molteplici flussi di lavoro interdipendenti. È un punto d’ingresso ottimo per le organizzazioni che vogliono maturare un mindset agile un passo alla volta, modificando le proprie abitudini in modo progressivo e senza strattoni. Per questo però, richiede molta disciplina.</p>
<h3 id="extreme-programming-xp">Extreme Programming (XP)</h3>
<p>L&rsquo;extreme programming, è una metodologia di sviluppo del software che <strong>enfatizza la scrittura di codice di qualità e la rapidità di risposta ai cambiamenti dei requisiti</strong> . È un framework molto ferreo, che prescrive dodici pratiche che un team di sviluppo deve adottare al fine di ottenere i risultati attesi.</p>
<p>XP ha il grande merito di aver distillato e promosso molte delle buone pratiche di sviluppo che sono diventate elementi comuni per ogni team agile, a prescindere dal metodo con cui questo lavori. Ad esempio ha promosso:</p>
<ul>
<li><a href="/it/cosa-sono-continuous-integration-delivery-deployment">continuous integration</a> ;</li>
<li><em>peer programming</em> ;</li>
<li>sviluppo e pianificazione iterativi;</li>
<li>l’utilizzo delle <a href="/it/user-story-mapping-come-progettare-un-prodotto-web-insieme-al-tuo-team">User Stories</a> ;</li>
<li>la sistematizzazione di testing e refactoring;</li>
<li>il divieto ai programmatori di sviluppare codice non strettamente necessario;</li>
<li>l&rsquo;enfasi sulla chiarezza e la semplicità del codice; la preferenza per strutture gestionali non gerarchiche;</li>
<li>infine, l&rsquo;importanza data alla comunicazione diretta e frequente tra sviluppatori e cliente e fra gli sviluppatori stessi.</li>
</ul>
<p>Extreme Programming, spesso <strong>criticato per essere un modello troppo incentrato sull’ingegneria del software</strong> , e per portare più valore agli sviluppatori che al business, è un modello di sviluppo che, in cambio di una ferrea disciplina e di un processo molto focalizzato sulle pratiche di sviluppo, consegna un’altissima qualità tecnica.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE: User Story Mapping: come progettare un prodotto web insieme al tuo team</strong></p>
<h2 id="metodologia-agile-un-esempio-pratico">Metodologia Agile: un esempio pratico</h2>
<p>Per avere un’idea più precisa della metodologia Agile, un esempio pratico ci può aiutare a coglierne le <strong>peculiarità</strong> . Proviamo a confrontare il modo in cui due diverse metodologie operano in vari momenti del ciclo di vita del progetto. Per fare questo esempio, confrontiamo un approccio <strong>waterfall</strong> , generalmente contrapposto a quello <strong>Agile</strong> , usando come esempio il framework <strong>Scrum.</strong></p>
<p>Ci preme far presente che si tratta di generalizzazioni, volutamente polarizzate sui casi estremi. La realtà è sempre più sfumata e dipende moltissimo dal grado di maturità nell’applicare entrambi gli approcci.</p>
<p>Sulla sinistra della tabella troviamo le fasi condivise dai due approcci, mentre nelle colonne troviamo rispettivamente la modalità di gestione della fase nei due diversi framework.</p>
<p><strong>Bello, ma funziona veramente?</strong></p>
<p>Un <strong>esempio concreto</strong> di agilità in azione è rappresentato dalla <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/case-studies/telethon/">success story di Telethon</a> che compare tra i nostri <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/case-studies/">case study</a> .</p>
<p>La <strong>Fondazione Telethon</strong> ha ingaggiato SparkFabrik per <strong>migliorare la percentuale di donazioni veicolate sul sito</strong> , che al momento dell&rsquo;ingaggio si attestava attorno al 3% del totale di donazioni durante la maratona invernale.</p>
<p>Grazie all’approccio Agile adottato dall’intera organizzazione, lo sviluppo del sito web per le donazioni è stato completato con una settimana di anticipo rispetto ai piani e senza necessità di una fase di collaudo poiché il cliente ha potuto convalidare gli incrementi di prodotto alla fine di ogni sprint.</p>
<p>Poter rivedere le componenti dell’applicazione ogni settimana con gli utenti e i responsabili lato cliente ha permesso di rivedere tempestivamente gli assunti, aggiustare il tiro e prendere decisioni facili da implementare, accelerando nella giusta direzione. <strong>L’incremento delle donazioni ricevute tramite il nuovo sito è stato del 37%!</strong></p>
<p>Ritrovi gli elementi discussi fin qui, all’interno di questo racconto?</p>
<p>Il rilascio del prodotto in tempi brevi; la costante comunicazione tra il team e il cliente; i feedback puntuali e ciclici e ovviamente anche la qualità e la soddisfazione del cliente visti i risultati ottenuti: tutti gli elementi promossi dal Manifesto Agile.</p>
<p><strong>SCOPRI ALTRI FRAMEWORK:</strong></p>
<ul>
<li><strong>DevOps</strong></li>
<li><strong>DevSecOps</strong></li>
<li><strong>FinOps</strong></li>
</ul>
<h2 id="attenzione-alle-trappole-come-non-farsi-male">Attenzione alle trappole: come non farsi male</h2>
<p>Come abbiamo scritto, <strong>l’agilità è prima di tutto un mindset e richiede un cambio di rotta</strong> . Pensare di adottare Scrum e poi chiedere al proprio PM di assicurarsi che le cose vengano consegnate “esattamente come da progetto alla fine di ogni sprint” non è diverso da pretendere che “il lavoro sia terminato come da specifiche, in tempo per il SAL”.</p>
<p>Si tratta di una semplice “rietichettatura” e non porterà che frustrazione e pessimi risultati, poiché non fa che accelerare la realizzazione del “piano”, spesso a scapito della qualità del prodotto (esattamente il contrario di quanto ci si prefigge!).</p>
<p>C’è un termine che usiamo in SparkFabrik per definire questo approccio: <strong>Agile à la carte</strong> . È un modo provocatorio per chiamare la tendenza, riscontrata in diverse nostre esperienze, ad adottare solo gli aspetti facili e immediatamente comprensibili delle metodologie e dei framework. Solitamente si tratta delle cose meno sostanziali e più di superficie, e comunque dei cosiddetti <em>low-hanging fruit</em> , le parti facili da appiccicare ai processi già in corso, illudendosi che questo ne cambi la sostanza.</p>
<p>Non c’è nulla di particolarmente deplorevole. <strong>Introdurre nuovi principi di gestione non è un processo facile né gratuito</strong> e non sempre adottare un framework è la strada migliore per “agilizzare” la propria impresa.</p>
<p>L’adozione di <strong>pratiche Lean</strong> , già consolidata in molti ambiti anche manageriali, o la nascita di approcci relativamente recenti e meno chiacchierati come <a href="https://www.pmi.org/disciplined-agile/introduction-to-disciplined-agile">Disciplined Agile</a> (che si definisce un <em>toolkit</em> e si differenzia dai <em>framework</em> per il fatto di non voler essere prescrittivo) o <a href="https://www.scaledagileframework.com/">SAFe</a> (un insieme di pratiche e modelli per l’adozione di Agile su scala aziendale che incorpora alla sua base il concetto di <a href="https://kissflow.com/project/agile/value-stream-mapping/">value stream</a> , mutuato proprio dal mondo Lean), sono tutti segnali che i modi di fare agilità sono tanti quante le imprese che la vogliono adottare.</p>
<p>Forse è tempo di smettere di parlare di metodologia Scrum o Kanban, di strumenti, framework e soluzioni precotte, e tornare ad analizzare i principi fondamentali. Ci sono ad esempio <strong>ibridazioni interessanti</strong> tra gli approcci più tradizionali alla gestione dei progetti e le pratiche Agile, con tanto di programmi di certificazione per PMI “agilisti”, che possono costituire una soluzione ottimale per introdurre un cambio di pensiero, facendo un passo alla volta nella giusta direzione.</p>
<p>Il percorso da un’organizzazione “tradizionale” a una pienamente Agile è a sua volta un processo empirico, non sistematizzabile (e guardatevi da chi vi promette altrimenti). E d’altronde non c’è un momento in cui un’organizzazione <em>diventa agile</em> . L’agilità, come tutte le qualità, non è nettamente misurabile e a volte è solo l’osservazione di altre realtà a dirci se e come possiamo migliorare.</p>
<p>È bene <strong>mettere in conto esperimenti e qualche fallimento</strong> , provare più approcci e soprattutto, trovare confronto. Da questo punto di vista la partecipazione alle community, come agli eventi (siano essi conferenze di settore come <a href="https://www.agilebusinessday.com/">Agile Business Day</a> o le cosiddette <em>unconference</em> come <a href="https://www.play14.it/">Play14)</a> gioca un ruolo fondamentale nel creare occasioni di confronto, di maturazione e anche nell&rsquo;identificare pattern di successo e fallimento, comuni ad altre organizzazioni.</p>
<p>In sostanza, i percorsi e le metodologie sono numerosi e in continua evoluzione, spesso i loro nomi sono marchi registrati e servono in qualche modo a fare dell’agilità un business a sé stante.</p>
<h2 id="la-metodologia-agile-è-ancora-attuale">La metodologia agile è ancora attuale?</h2>
<p>A oltre due decadi dalla nascita del Manifesto Agile nel 2001, la domanda se Agile sia ancora rilevante nello sviluppo software è più che legittima. La risposta rimane un convinto sì. Il mondo del software è in continua evoluzione, con nuove tecnologie e requisiti emergenti che richiedono flessibilità e adattabilità, caratteristiche intrinseche dell&rsquo;approccio Agile. Proprio per questo motivo, <strong>cambiamenti</strong> come l&rsquo;introduzione di nuovi linguaggi di programmazione, il cloud computing e altre innovazioni tecnologiche non rischiano di rendere vetusto l&rsquo;approccio Agile, ma semmai <strong>costituiscono l’occasione per applicare i principi della metodologia, testimoniandone l’estrema necessità</strong> . Ecco perché Agile continua a essere una metodologia preziosa. I principi fondamentali, come la collaborazione tra team e clienti, la consegna iterativa e incrementale e la capacità di reagire ai cambiamenti, non solo continueranno a essere utili e attuali, ma lo saranno ancora di più in contesti disruptive e scenari sempre nuovi.</p>
<h2 id="i-nuovi-trend">I nuovi trend</h2>
<p>Agile è dunque, a tutti gli effetti, un <strong>mindset future-proof</strong> . Sarà quindi immutabile nel corso degli anni a venire? Sarebbe ingenuo pensarlo, e le già citate ibridazioni tra diversi framework testimoniano il contrario. Semmai saranno i principi (quelli sì) a permanere a lungo pressoché immutati, mentre i framework evolveranno significativamente. Possiamo citare, ad esempio, il trend dell’ <strong>Obeya Management System</strong> , un approccio che trascende e include qualsiasi metodologia Lean Agile. Anch&rsquo;esso derivato dal Toyota Production System, Obeya è un sistema di Visual Management che allinea strategia ed esecuzione attraverso un&rsquo;architettura collaborativa, senza necessità di certificare schiere di Scrum Master o Agile Coach. Questo sistema promuove la collaborazione, la trasparenza, la comunicazione e la responsabilità, offrendo un potente strumento di management team-centrico.</p>
<p>Un altro trend è legato alla crescente diffusione dei principi Agile, che hanno ormai rotto i confini dello sviluppo software per riversarsi in una gran varietà di ruoli professionali. <strong>Oggi, competenze Agile sono richieste in tantissimi ambiti aziendali</strong> , costituendo un requisito fondamentale anche per figure come project manager, addetti alle vendite, business analyst e specialisti di risorse umane, solo per citarne alcuni. Questo sottolinea l&rsquo;importanza di una mentalità agile diffusa in tutta l&rsquo;organizzazione, a tutti i livelli.</p>
<h2 id="come-la-metodologia-agile-può-esserti-utile">Come la metodologia Agile può esserti utile?</h2>
<p>In conclusione, possiamo dire che le metodologie Agile possono essere un ingrediente fondamentale per accompagnare le aziende verso una piena <a href="/it/guides/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale">trasformazione digitale</a> . Un nuovo modo di lavorare, ideale per mettere in pista una <strong>gestione efficiente di progetti con una forte connotazione Digital e</strong> <a href="/it/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle">Cloud</a> .</p>
<p>L’agilità è una qualità che, una volta acquisita, si riflette lungo tutto il ciclo di vita di un progetto portando benefici in termini di qualità del prodotto, soddisfazione del cliente, capacità di controllo e monitoraggio, incremento della predicibilità dei risultati e riduzione dei rischi, maggiore flessibilità e promozione di miglioramenti continuati ed evoluzioni incrementali.</p>
<p>Ultimo, ma non meno importante, implementare una metodologia Agile con successo, si riflette positivamente sul morale del team e migliora sensibilmente le dinamiche al suo interno; aspetti fondamentali per mantenere un <strong>ambiente di lavoro stimolante, creativo e orientato al risultato</strong> .</p>
<p>Ciò che conta di più è <strong>maturare la</strong> <strong>corretta</strong> <strong>postura</strong> <strong>verso il modo in cui l’organizzazione affronta i progetti</strong> . Invece che cercare di prevenire ogni possibilità e sperare che le cose vadano come programmato dall’inizio alla fine, accettare che il mondo è complesso e imprevedibile, lavorare iterativamente con trasparenza e gli occhi ben aperti e adattare i propri piani per massimizzare il valore, impiegando le risorse per trarne il miglior risultato possibile.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/metodologia-agile/agile-methods.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/metodologia-agile/agile-methods.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Perché scegliere Drupal per siti aziendali complessi</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/vantaggi-di-drupal/</link><pubDate>Tue, 26 Jul 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/vantaggi-di-drupal/</guid><description>Dall'essere Open Source alla compatibilità con le tecnologie Cloud Native: ecco tutti i vantaggi per le aziende che scelgono Drupal per i loro siti.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    Drupal è un CMS open source tra i più adottati al mondo, ideale per siti enterprise complessi. Questo articolo illustra 11 vantaggi concreti: dall&rsquo;assenza di costi di licenza alla sicurezza by design, dai workflow editoriali avanzati al supporto multilingua e multisite, fino all&rsquo;architettura API-first, le performance elevate e la predisposizione Cloud Native.
  </div>
</div>
<p><strong>Nato ormai oltre 20 anni fa, Drupal è uno dei più adottati e apprezzati CMS Open Source.</strong></p>
<p>Il suo fondatore, Dries Buytaert, è anche il creatore di Acquia, che sta a Drupal come RedHat sta a Linux: dimostra che è possibile generare valore tangibile dal software Open Source. Un nobile intento riconosciuto anche da <strong>Gartner, che ha posizionato Acquia, e quindi Drupal, nel settore più importante del</strong> <a href="https://dri.es/acquia-a-leader-in-the-2020-gartner-magic-quadrant-for-digital-experience-platforms">Magic Quadrant</a> per le piattaforme di Digital Experience, accanto a nomi quali Adobe e Sitecore.</p>
<h2 id="limportanza-di-drupal">L&rsquo;importanza di Drupal</h2>
<p><strong>Più del 3% dei siti web al mondo utilizza</strong> <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/servizi/custom-development/drupal-development/">Drupal</a> , che è uno dei più grandi progetti Open Source presenti sul mercato. Si tratta di un <strong>CMS</strong> <strong>(content management system)</strong> che sfrutta il linguaggio PHP.</p>
<p>Oggi Drupal è il motore di una serie di siti e applicazioni molto diversi: dai blog personali a grandi piattaforme aziendali e istituzionali, anche nell&rsquo;ambito della pubblica amministrazione.</p>
<p>È opinione diffusa che Drupal possa essere definito anche <strong>CMF (</strong> <strong>content management framework</strong> <strong>)</strong> per la sua elevata flessibilità: si tratta a tutti gli effetti di un sistema che facilita l&rsquo;utilizzo di componenti riutilizzabili o software personalizzato per la gestione dei contenuti web.</p>
<p>L&rsquo;installazione di base, <strong>Drupal Core</strong> , fornisce già tutte le funzionalità di un CMS avanzato e moderno, come ad esempio:</p>
<ul>
<li><strong>strumenti di editing WYSIWYG</strong> e editing in-place dei contenuti</li>
</ul>
<p>Drupal In-Place editing - Credits: Drupal.org</p>
<ul>
<li><strong>gestione granulare</strong> di utenti, ruoli e permessi</li>
<li><strong>strutturare i contenuti in maniera flessibile e personalizzata</strong> con tipi di contenuto, tassonomie e strutture menu</li>
<li><strong>strumenti SEO</strong> per gestire ad esempio i metadati, le URL e la generazione delle sitemap</li>
<li>un potente <strong>motore di ricerca integrato</strong> e completamente personalizzabile</li>
</ul>
<p>Ma queste sono solo alcune delle funzionalità fornite dal core. L’altro vantaggio di Drupal è la sua vocazione alla estensibilità: l&rsquo;approccio modulare di Drupal consente non solo di sviluppare internamente nuove funzionalità e integrazioni custom, ma anche di accedere al <strong>lavoro di una comunità molto ampia di sviluppatori indipendenti</strong> in tutto il mondo.</p>
<h2 id="11-vantaggi-di-drupal">11 vantaggi di Drupal</h2>
<p>Dopo essere stato sotto ai riflettori per la <strong>release di</strong> <a href="/it/blog/upgrade-a-drupal-9-perche-e-come-farlo/">Drupal 9</a> , il CMS ha consolidato la sua evoluzione con il rilascio di <strong>Drupal 10</strong> a dicembre 2022, seguito da <strong><a href="/it/blog/drupalcon-vienna-2025/">Drupal 11</a></strong> nel 2024.</p>
<p>Nonostante il pregiudizio che sia più complesso rispetto ad altri CMS, Drupal può rappresentare una scelta vincente per le organizzazioni. In particolare, è in grado di soddisfare a pieno le esigenze delle aziende di medie e grandi dimensioni. Organizzazioni in cerca di una piattaforma moderna e flessibile per essere accompagnate verso una <a href="/it/blog/guides/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale/">trasformazione digitale</a> <strong>completa</strong> .</p>
<p>D’altronde i vantaggi di Drupal per i siti aziendali sono molti e vale la pena di ripercorrere i principali: <strong>ne abbiamo individuati più di dieci</strong> . Vediamoli di seguito.</p>
<h2 id="vantaggio-1-è-open-source">VANTAGGIO 1: È OPEN SOURCE</h2>
<p>Il primo vantaggio di Drupal è che è un progetto Open Source: la sua comunità di sviluppatori allargata è composta da oltre <strong>1 milione di membri</strong> , con <strong>118K sviluppatori</strong> che contribuiscono attivamente allo sviluppo del progetto quotidianamente e da ogni parte del mondo.</p>
<p>Questo vuol dire che, oltre <strong>all’assenza di costi di licenza e dell’assenza di vendor lock-in tipico delle piattaforme proprietarie</strong> , tutti possono beneficiare di oltre <strong>44K moduli gratuiti</strong> per estendere le funzionalità di Drupal ed integrarsi con piattaforme di terze parti.</p>
<p>La diffusione di Drupal nel mondo è capillare: ci sono più di 30 comunità che ruotano attorno a <strong>drupal.org</strong> e che offrono supporto in più di 40 lingue diverse, senza contare le innumerevoli mailing list e gruppi di discussione. Quello di Drupal è un universo popolato da decine di migliaia di sviluppatori e designer in tutto il mondo. Ecco perché chi sceglie di installare Drupal può beneficiare del supporto costante di un rete di esperti ed utilizzatori.</p>
<h2 id="vantaggio-2-è-affidabile-e-diffuso">VANTAGGIO 2: È AFFIDABILE E DIFFUSO</h2>
<p>In fase di selezione del CMS le aziende ricercano <strong>affidabilità, storicità e supporto</strong> . Drupal rispecchia a pieno titolo questa descrizione:</p>
<ul>
<li>è nella <strong>top 3</strong> dei CMS più usati al mondo</li>
<li>esiste da oltre <strong>20 anni</strong></li>
<li>è in <strong>continuo aggiornamento</strong> senza mai perdere in stabilità</li>
<li>dopo le nuove release, garantisce <strong>supporto</strong> alle versioni precedenti per almeno 5 anni</li>
</ul>
<p>Bisogna inoltre considerare la <strong>disponibilità di risorse</strong> : qui torniamo sul tema della community, uno dei punti forti di Drupal. Grazie al lavoro dei membri della community è possibile <strong>usufruire di moduli contrib gratuiti e chiaramente Open Source</strong> , al contrario di altri CMS dove le feature aggiuntive sono spesso a pagamento.</p>
<p>In altre parole, l’ecosistema Drupal funziona anche perché <strong>tutti possono trarre vantaggio dal lavoro e dall’esperienza degli altri membri</strong> , senza dover inventare la ruota ogni volta. Questo permette di trovare moduli che si integrano con pressoché qualsiasi tipo di servizio.</p>
<p><strong>Le aziende che già traggono vantaggio da questo CMS sono molte</strong> . Tra queste non mancano le grandi istituzioni, a partire dal sito della Nasa fino ad arrivare a quello della NBC. Ma ci sono <strong>tantissimi altri esempi</strong> , come l&rsquo;Economist, Warner Music Group, il Governo Australiano, Tesla, Pfizer, l&rsquo;università di Oxford e il gruppo di cosmetica Lush.</p>
<h2 id="vantaggio-3-è-sicuro">VANTAGGIO 3: È SICURO</h2>
<p>Drupal è riconosciuto come uno dei CMS più sicuri al mondo, questo significa che è infinitamente meno probabile che gli attaccanti riescano a penetrare un sito realizzato in Drupal rispetto ad uno che sfrutta un altro tipo di CMS.</p>
<p>Cosa rende Drupal un CMS sicuro? E come mai possiamo definire la sua codebase di qualità e poco vulnerabile? I motivi sono diversi:</p>
<ol>
<li><strong>Il suo modello organizzativo</strong> . L’ampia community di Drupal collabora in modo proattivo per migliorare la piattaforma e <strong>revisionare il codice</strong> . Della community fanno parte anche grandi aziende e organizzazioni che per policy interna conducono frequentemente <strong>audit di sicurezza</strong> . Ogni errore individuato dai membri viene riportato al Security Team, composto da una quarantina di esperti di security, che intervengono prontamente. Lo stesso team si occupa anche di esaminare attentamente i moduli creati dalla community per assicurarsi che la codebase sia sicura e stabile, prima di renderli disponibili a tutti.</li>
<li><strong>Il modo in cui è realizzato</strong> . Drupal è infatti <strong>sicuro “by design”</strong> poiché rispecchia tutti i criteri di sicurezza stabiliti dall’ <strong>Open Web Application Security Project (OWASP).</strong></li>
<li><strong>I meccanismi di sicurezza</strong> . Sono molti gli accorgimenti presi per garantire la sicurezza di accesso e il controllo dei permessi. Per citarne alcuni: specifici moduli contrib per aumentare la sicurezza e la robustezza delle password, oppure abilitare i meccanismi di autenticazione a due fattori; la gestione dei permessi degli utenti è pensata per ridurre al massimo gli errori limitando le azioni di specifiche figure. Ad esempio è possibile impostare permessi diversi per autori, editor e publisher; c’è un completo ed avanzato sistema di notifica degli aggiornamenti e di eventuali anomalie.</li>
</ol>
<h2 id="vantaggio-4-gestisce-flussi-editoriali-e-workflow-complessi">VANTAGGIO 4: GESTISCE FLUSSI EDITORIALI E WORKFLOW COMPLESSI</h2>
<p>Drupal si rivela flessibile, completo e adattabile nella fase di <strong>caricamento</strong> , <strong>editing e pubblicazione dei contenuti.</strong> Dalla versione 8, infatti, offre la <strong>gestione dei workflow editoriali direttamente in core, grazie ai moduli</strong> <a href="https://www.drupal.org/docs/8/core/modules/workflows/overview">Workflow</a> <strong>e</strong> <a href="https://www.drupal.org/project/content_moderation">Content Moderation</a> .</p>
<p>Quest’ultimo è particolarmente utile per le organizzazioni dove più persone, con diversi ruoli e permessi, devono collaborare sui contenuti: permette infatti, ad esempio, di <strong>tenere i contenuti in draft</strong> per essere rivisti, approvati e pubblicati da chi di dovere, senza inficiare in alcun modo sulla versione già live. <strong>Tiene inoltre traccia di chi ha modificato cosa e quando</strong> attraverso un completo sistema di revisione dei contenuti.</p>
<p>Lo stesso modulo permette poi di creare <strong>workflow personalizzati</strong> , ad esempio con stati intermedi tra i classici “review”, “approve” e “live”, e di creare delle <strong>To-do list</strong> per le persone responsabili di review e approvazione.</p>
<p>Drupal 9 introduce ancora più features per migliorare l’esperienza di creazione dei contenuti. Qualche esempio?</p>
<ul>
<li><strong>Layout builder</strong> : un nuovo strumento per creare e modificare pagine facilmente grazie al drag-and-drop e senza dover ricorrere frequentemente al team di sviluppo.</li>
</ul>
<p>Drupal Layout Builder - Credits: Drupalize.me</p>
<ul>
<li><strong>Media library WYSIWYG</strong> : è stata ulteriormente migliorata la gestione dei media, una funzionalità che consente agli editor e ai designer di collaborare su immagini, video e altre risorse. Come tutte le componenti di Drupal è completamente configurabile.</li>
</ul>
<p>Drupal Media Library - Credits: Drupal.org</p>
<ul>
<li><strong>Claro</strong> : è il nuovo tema di base per le interfacce di amministrazione, è più accessibile, reattivo, intuitivo e visivamente accattivante rispetto al precedente tema Seven. Aderisce al nuovo <a href="https://www.drupal.org/docs/8/core/themes/claro-theme/design">Drupal Design System</a> .</li>
</ul>
<p>Claro admin theme - Credits: Drupixels.com</p>
<p>LEGGI ANCHE: <a href="/it/blog/upgrade-a-drupal-9-perche-e-come-farlo/">Upgrade a Drupal 9: perché e come farlo</a></p>
<h2 id="vantaggio-5-ha-la-gestione-avanzata-multilingua-integrata-nel-core">VANTAGGIO 5: HA LA GESTIONE AVANZATA MULTILINGUA INTEGRATA NEL CORE</h2>
<p><strong>Drupal 8 rappresenta una pietra miliare nell&rsquo;evoluzione della piattaforma</strong> . Tra le molte novità introdotte - e poi migliorate ulteriormente con la release 9 e la prossima 10 - c’è l’introduzione nel core della <strong>funzionalità multilingua</strong> , prima disponibile con un modulo contrib indipendente.</p>
<p>Grazie a quattro moduli built-in (Language, Content Translation, Configuration Translation, and Interface Translation), Drupal consente di:</p>
<ul>
<li>Scegliere la lingua da utilizzare già durante l’ <strong>installazione</strong></li>
<li>Scegliere la lingua tra <strong>un elenco molto completo</strong> che presenta un centinaio di opzioni</li>
<li>Usufruire delle esistenti <strong>traduzioni dell&rsquo;interfaccia</strong> (ed eventualmente contribuire al loro completamento, se attualmente non sono tradotte al 100%)</li>
<li>Configurare in modo granulare quali elementi del sito possono essere tradotti e quali no, e <strong>per ciascun elemento indicare la lingua di default</strong></li>
<li>Passare facilmente da una lingua all’altra grazie ai <strong>language switcher</strong> e di conseguenza migliorare l’esperienza utente</li>
</ul>
<p>Language switcher - Credits: Drupal.org</p>
<p>Tra le lingue supportate da Drupal ce ne sono anche 8 con <strong>scrittura RTL</strong> (right-to-left). Questo si traduce nella possibilità di utilizzare un unico CMS aziendale per creare contenuti che possono essere tradotti e declinati in mercati anche radicalmente diversi dal punto di vista della struttura linguistica, come la <strong>Cina, il Giappone, la Corea, l&rsquo;India, il Medio Oriente o il Nord Africa</strong> .</p>
<h2 id="vantaggio-6-gestisce-nativamente-le-funzionalità-multisite">VANTAGGIO 6: GESTISCE NATIVAMENTE LE FUNZIONALITÀ MULTISITE</h2>
<p>Sono tante le realtà che necessitano di u <strong>n sistema centrale in grado di governare una piccola galassia di siti web</strong> . Utilizzare la stessa istanza di un CMS per gestire siti diversi completamente separati tra loro da un lato riduce il costo di mantenimento e aumenta la semplicità di manutenzione nel tempo, e dall&rsquo;altro permette anche di <strong>ottimizzare e riutilizzare gli assets già disponibili</strong> .</p>
<p>Grazie alla funzionalità Multisite di Drupal, <strong>tutti i siti possono condividere la stessa codebase o parte di essa</strong> , e di conseguenza i temi e i moduli relativi. La piattaforma è di fatto una libreria condivisa di integrazioni, funzionalità, componenti UI e workflow che <strong>possono essere utilizzati a piacimento nei diversi siti.</strong></p>
<p>Allo stesso tempo, vi è anche grande <strong>possibilità di personalizzazione dei singoli siti</strong> . Infatti per ogni istanza è possibile gestire in maniera indipendente domini o URL, database, moduli abilitati, temi abilitati, configurazioni, file e profili utente.</p>
<p>Il grande vantaggio di questa funzionalità è sicuramente il <strong>risparmio di tempo</strong> : ad esempio, gli aggiornamenti e gli upgrade non devono essere ripetuti per tutti i siti web, basta farlo una sola volta per tutti. Grazie al Multisite si semplifica anche l <strong>’introduzione di nuove funzionalità</strong> , poiché ogni nuova funzionalità creata per una singola istanza può essere propagata su tutti i siti facenti parte dell&rsquo;ecosistema.</p>
<h2 id="vantaggio-7-ha-ottime-performance">VANTAGGIO 7: HA OTTIME PERFORMANCE</h2>
<p>Un sito web veloce contribuisce in modo significativo al miglioramento della user experience, dell&rsquo;usabilità e dell’engagement. Senza contare che la velocità è anche un importante fattore di ranking per l’algoritmo di Google. <strong>Drupal è uno dei CMS più efficienti nel garantire elevate performance e scalabilità</strong> .</p>
<p>Vediamo alcune delle caratteristiche che consentono una maggiore velocità di fruizione:</p>
<ul>
<li><strong>Ottimizzazione della cache</strong> : da Drupal 8 in poi è possibile usufruire sia di un core già ampiamente cache-friendly sia di moduli contrib creati ad hoc per migliorare le performance. Tra i moduli core ricordiamo: <a href="https://www.drupal.org/docs/administering-a-drupal-site/internal-page-cache">Internal Page Cache</a> , <a href="https://www.drupal.org/docs/8/core/modules/dynamic-page-cache/overview">Internal Dynamic Page Cache</a> , <a href="https://www.drupal.org/docs/8/core/modules/big-pipe">BigPipe</a> . Alcuni moduli contrib utili: <a href="https://www.drupal.org/project/big_pipe_sessionless">Sessionless BigPipe</a> , <a href="https://www.drupal.org/project/quicklink">Quicklink</a> .</li>
<li><a href="https://www.drupal.org/project/cdn">Modulo CDN</a> : altera gli URL dei file consentendo così il download degli assets come CSS, JavaScript, immagini, video e caratteri dal CDN anziché dal server web. Di conseguenza permette di ridurre il tempo di caricamento della pagina.</li>
<li><a href="https://www.drupal.org/project/lazy">Lazy load</a> : permette di caricare immagini e contenuti man mano che l’utente scorre nella pagina, anziché pre-caricarli tutti in fase di richiesta.</li>
<li><strong>Ottimizzazione immagini</strong> : Drupal consente di impostare il rapporto di compressione delle immagini e migliorare le prestazioni della pagina. Permette inoltre di configurare strategie specifiche per ottimizzare la dimensione delle immagini in base alle diverse dimensioni dello schermo o del device, per fornire l’immagine corretta</li>
<li><strong>Ottimizzazione della banda</strong> : tutti i file CSS e JavaScript possono essere aggregati per essere caricati in un unico file, in modo da velocizzare il caricamento della pagina. Con il modulo contrib <a href="https://www.drupal.org/project/advagg">Advanced CSS/JS Aggregation</a> è possibile poi andare a definire strategie più avanzate di aggregazione.</li>
</ul>
<h2 id="vantaggio-8-è-api-first">VANTAGGIO 8: È API-FIRST</h2>
<p>Una delle caratteristiche più interessati di Drupal e della sua filosofia progettuale è relativa alle API. <strong>L&rsquo;architettura di Drupal può essere</strong> <a href="https://www.acquia.com/drupal/decoupled-drupal">decoupled</a> <strong>per operare in modalità “headless”</strong> . Così facendo è possibile ad esempio avere un backend che espone delle API (in questo caso Drupal) e un front-end separato che le utilizza attraverso un framework come <a href="/it/blog/framework-per-applicazioni-web-angular-vs-react-vs-vue/">Angular, React o Vuejs</a> (in generale non c&rsquo;è limite nell&rsquo;utilizzo di un frontend framework di preferenza).</p>
<p><strong>Perché scegliere Drupal come</strong> <a href="/it/blog/drupal-cms-headless-vantaggi/">CMS headless</a> <strong>?</strong> Ecco alcuni buoni motivi:</p>
<ul>
<li>Drupal <strong>ha avviato l’iniziativa</strong> <a href="https://www.drupal.org/about/strategic-initiatives/api-first">API-first</a> <strong>diversi anni fa</strong> , con grande partecipazione di tutta la community per rendere Drupal una piattaforma pienamente compatibile con l’approccio headless.</li>
<li>A partire da Drupal 8.2 il modulo <a href="https://www.drupal.org/docs/8/core/modules/rest/overview">RESTful</a> è disponibile nel core che consente una facile interazione con tutte le entity standard disponibili in Drupal (nodi, utenti, tassonomie, commenti). Accompagnato dal modulo <a href="https://www.drupal.org/project/restui">REST UI</a> , è possibile avere un controllo molto dettagliato di cosa è possibile accedere tramite l&rsquo;API REST e come.</li>
<li>A partire da Drupal 8.8 <a href="https://www.drupal.org/project/jsonapi">JSON: API</a> <strong>è stato integrato nel core</strong> . Segue rigorosamente la specifica JSON: API e migliora sensibilmente l’esperienza REST con Drupal. Basta che uno sviluppatore abbia familiarità con lo standard per poter iniziare molto rapidamente a lavorare con l&rsquo;API, senza dover spendere ore di formazione su Drupal.</li>
<li>Il <strong>modulo contrib</strong> <a href="https://www.drupal.org/project/graphql">GraphQL</a> ti permette di esporre schemi graphql da Drupal.</li>
<li>Ampia disponibilità di <strong>documentazione, esempi, tutorial e supporto</strong> .</li>
</ul>
<p><strong>POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/blog/drupal-cms-headless-vantaggi/">Qual è il miglior Headless CMS?</a></li>
<li><a href="/it/blog/headless-drupal/">Tech Talks: Headless Drupal</a></li>
</ul>
<h2 id="vantaggio-9-è-mobile-first">VANTAGGIO 9: È MOBILE-FIRST</h2>
<p>Oggi essere <strong>mobile-first</strong> è un requisito fondamentale per ogni sito web. Nel corso degli anni la community Drupal ha investito molto per rendere Drupal una <a href="https://www.drupal.org/community-initiatives/previousinactive-initiatives/mobile-initiative">first class mobile platform</a> attraverso un’iniziativa dedicata.</p>
<p>Queste sono alcune delle caratteristiche che vale la pena citare:</p>
<ul>
<li><strong>Design responsive per gli Admin</strong> : è possibile creare, aggiungere o editare contenuti anche da mobile o tablet grazie all’editor WYSIWYG che si adatta alla dimensione dello schermo</li>
<li><strong>Temi responsive</strong> : da Drupal 8 in poi, tutti i temi del core sono nativamente responsive</li>
<li><strong>Immagini responsive</strong> : grazie ai moduli <a href="https://www.drupal.org/project/breakpoints">Breakpoints</a> e <a href="https://www.drupal.org/project/responsive_images">Responsive Images</a> le immagini presenti sul sito possono essere configurate per servire immagini differenti e scalate in automatico in base al device che ne farà richiesta.</li>
</ul>
<p>Modulo Breakpoints - Credits: Drupal.org</p>
<ul>
<li><strong>Tabelle responsive</strong> : attribuendo diverse priorità alle colonne di una tabella è possibile mostrare da mobile solo quelle indispensabili, garantendo una maggiore leggibilità. Da desktop, ovviamente, vengono mostrate tutte le colonne.</li>
</ul>
<h2 id="vantaggio-10-drupal-è-cloud-native-ready">VANTAGGIO 10: DRUPAL È CLOUD NATIVE READY</h2>
<p>Nel corsi degli anni è stato fatto un grande lavoro per rendere Drupal una piattaforma moderna e pronta per gli <strong>approcci di</strong> <a href="/it/blog/come-sviluppare-una-applicazione-cloud-native-la-nascita-di-una-metodologia/">sviluppo Cloud Native</a> <strong>e aderente ai principi della metodologia</strong> <a href="https://12factor.net/">12-Factor</a> .</p>
<p>Questo approccio permette di superare i limiti dell’architettura monolitica e rendere Drupal un <em>first class citizen</em> nell’ecosistema Cloud Native attraverso l’utilizzo di <strong>tecnologie moderne come i Docker</strong> <a href="/it/blog/container-e-kubernetes-aziende-che-li-usano-con-successo/">container</a> <strong>e</strong> <a href="/it/blog/kubernetes-quali-sono-i-vantaggi-per-le-aziende/">Kubernetes</a> <strong>per l&rsquo;orchestrazione</strong> . Consente inoltre di configurare <strong>pipeline di</strong> <a href="/it/blog/ci-cd-best-practice-devops/">Continuous Integration e Continuous Delivery</a> ed automatizzare molti dei processi manuali come la QA e il testing automatico.</p>
<p>LEGGI ANCHE: <a href="/it/blog/cloud-native-drupal/">Cloud Native Drupal: trasformare Drupal in un’applicazione Cloud Native</a></p>
<h2 id="vantaggio-11-è-la-scelta-giusta-per-chi-si-occupa-di-marketing-e-comunicazione-digitale">VANTAGGIO 11: È LA SCELTA GIUSTA PER CHI SI OCCUPA DI MARKETING E COMUNICAZIONE DIGITALE</h2>
<p>Chi si occupa di marketing riconosce il valore nell’avere un sistema facile da usare ed efficiente nell’implementazione dei tanti processi attivati nel day by day. La necessità più sentita è quella di creare contenuti una volta e usarli più e più volte in diversi modi e su diversi touchpoint per prolungarne la vita e creare esperienze utente contestuali.</p>
<p>Ma quindi <strong>quali sono le ragioni per cui i marketers enterprise scelgono Drupal?</strong></p>
<ol>
<li>
<p><strong>È incredibilmente scalabile.</strong> Alcuni dei siti più grandi, più visibili e più trafficati del mondo sono stati realizzati in Drupal (NBA, Johnson &amp; Johnson e The Weather Channel per nominarne alcuni), così come siti enterprise con oltre 1 milione di pagine e oltre 20.000 richieste al secondo.</p>
</li>
<li>
<p><strong>Permette di mettere il content marketing al centro</strong> . Una parte importante di ogni strategia di marketing oggi prevede la creazione di contenuto. Drupal permette agli editor di produrre articoli, post, embeddare video e creare landing page con una facilità d’uso notevole, grazie all’in-page editing.</p>
</li>
<li>
<p><strong>Permette una facile integrazione a tool di marketing automation, di email marketing e CRM</strong> . Le maggiori piattaforme di martech (HubSpot, Mailchimp, Salesforce fra le tante) possono essere facilmente integrate per mezzo di moduli custom.</p>
</li>
<li>
<p><strong>Facilita l’identificazione di workflow redazionali chiari</strong> e disegnati sui processi dell’organizzazione specifica.</p>
</li>
<li>
<p><strong>Permette di creare esperienze digitali dinamiche</strong> , integrando contenuto, community e e-commerce dove necessario.</p>
</li>
<li>
<p><strong>Permette l’onboarding di nuove risorse senza spese aggiuntive</strong> perché non richiede licenze di utilizzo.</p>
</li>
<li>
<p><strong>È un ponte ideale tra marketing e IT</strong> : la sua natura low-code sul front editor garantisce ai marketers la possibilità di lavorare in uno spazio digitale in modo indipendente. Sull’altro fronte, i team IT interni hanno la libertà di mettere le mani sotto al cofano e di avere massimo controllo su aspetti di sviluppo e sicurezza.</p>
</li>
<li>
<p>Beneficia di un’intera comunità di developer appassionati. Cosa significa per un marketer? <strong>Avere uno spazio sempre aggiornato ai trend di mercato</strong> .</p>
</li>
<li>
<p><strong>È ideale per ottimizzare il motore di ricerca</strong> scelto per il proprio sito web.</p>
</li>
<li>
<p><strong>La sicurezza è al primo posto</strong> nelle priorità della community di sviluppo (ed è stata garantita per oltre 90% su oltre 1 milione di siti web ad oggi).</p>
</li>
<li>
<p><strong>Un ultimo aspetto fondamentale per il marketing è l’omnicanalità</strong> . Per concretizzare una strategia omnicanale è necessario centralizzare la distribuzione dei contenuti su più interfacce. L&rsquo;architettura <strong>API first</strong> e la possibilità di operare in modalità “ <strong>headless</strong> ” di Drupal costituisce la soluzione a questa esigenza, permettendo di creare esperienze digitali flessibili e scalabili. In questo modo, possiamo utilizzare la piattaforma Drupal per gestire l’esperienza utente su più canali, come ad esempio app mobile, chatbot ecc.
Senza contare che un CMS decoupled (quindi headless) consente di alleggerire il lavoro del server e migliorare così le performance del sito, come abbiamo visto nel paragrafo dedicato. Ciò comporta una maggiore <strong>velocità di navigazione</strong> per l’utente, quindi una migliore <strong>user experience</strong> .</p>
</li>
</ol>
<h2 id="conclusione">Conclusione</h2>
<p>È evidente che Drupal non è più il CMS delle origini. Con la sua estrema flessibilità, la versatilità, la predisposizione a una pletora di integrazioni, l’affidabilità e tutti i vantaggi dell’Open Source, Drupal si può trasformare in una vera e propria <strong>Digital Experience Platform,</strong> Low Code / No Code per i team di marketing, capace di soddisfare qualunque esigenza enterprise.</p>
<p>Utilizzato e apprezzato da sempre più realtà in tutto il mondo (per citarne altre oltre a quelle distribuite nei capitoli precedenti: Pinterest, Twitter, eBay, Verizon e P&amp;G), è stato scelto anche da aziende italiane, come <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/case-studies/il-giornale/">ilgiornale.it</a> , <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/case-studies/fisco-oggi/">FiscoOggi</a> e <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/case-studies/zambon/">Zambon</a> .</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/vantaggi-di-drupal/Drupal.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/vantaggi-di-drupal/Drupal.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Perché e come realizzare un’applicazione Cloud Native</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle/</link><pubDate>Wed, 15 Jun 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle/</guid><description>Ecco i passi per realizzare applicazioni Cloud Native in grado di assicurare performance, portabilità e scalabilità in ambienti ibridi e Multi Cloud.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    Le applicazioni Cloud Native sono progettate per velocità, scalabilità e resilienza, sfruttando microservizi, container, API e pratiche DevOps. Questa guida spiega i quattro pilastri dello sviluppo Cloud Native, le strategie per modernizzare applicazioni legacy (dal lift-and-shift al rebuilding), la metodologia Twelve-Factor e i benefici concreti per l&rsquo;azienda e per i team di sviluppo.
  </div>
</div>
<p>Essere competitivi oggi significa riuscire a rispondere tempestivamente e senza errori alle <strong>richieste crescenti e sempre più complesse degli utenti</strong> . Le aziende che non sono in grado di offrire il meglio vedranno la clientela rivolgersi progressivamente agli altri player sul mercato. <strong>É qui che entrano in gioco le applicazioni Cloud Native.</strong></p>
<p>Come <strong>definire un’applicazione Cloud Native</strong> ? Innanzitutto Cloud Native significa cambiare il modo in cui si progettano e costruiscono applicazioni, mettendo al centro <strong>velocità e agilità</strong> . Le applicazioni Cloud Native sono progettate per cambiare rapidamente, su larga scala e per essere resilienti.</p>
<p>I nuovi modelli di sviluppo prevedono il ricorso a tecnologie come <a href="/it/microservizi-e-applicazioni-cloud-native-vantaggi-rispetto-a-un-applicazione-monolitica">microservizi</a> , <a href="/it/containerizzazione-delle-applicazioni-cosa-devi-sapere">container</a> e <strong>API</strong> , ma anche a pratiche <a href="/it/guides/metodologia-devops-cose-e-come-adottarla">DevOps</a> , con l’obiettivo di accelerare il time-to-market, allineare i servizi digitali alle esigenze del business e garantire la portabilità del software in sistemi IT distribuiti.</p>
<h2 id="applicazioni-tradizionali-vs-applicazioni-cloud-native">Applicazioni tradizionali VS applicazioni Cloud Native</h2>
<p>Abbiamo già sottolineato l’importanza di avere applicazioni flessibili e performanti, un obiettivo oggi difficilmente raggiungibile con <strong>applicazioni tradizionali concepite secondo un approccio monolitico</strong> . Esse non permettono un’evoluzione rapida, non riescono a tenere il passo con le nuove tecnologie e, di conseguenza, l’impresa che le usa probabilmente faticherà a rimanere competitiva.</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/blog/applicazioni-cloud-native-vs-tradizionali/">Applicazioni Cloud Native vs applicazioni tradizionali: confronto completo</a></li>
<li><a href="/it/microservizi-e-applicazioni-cloud-native-vantaggi-rispetto-a-un-applicazione-monolitica">Microservizi e applicazioni Cloud Native VS applicazioni monolitiche</a></li>
</ul>
<p>Nel caso si utilizzino una o più <strong>applicazioni legacy</strong> con architettura monolitica, è quindi consigliabile avviare la <a href="/it/application-modernization-cose-vantaggi">migrazione verso un’architettura Cloud Native</a> . Questo processo si basa sulla <strong>scomposizione di monoliti</strong> e applicazioni altamente accoppiate in componenti più semplici.</p>
<p>Perché affrontare questo percorso? Adottare i principi Cloud Native, in ambito di sviluppo ex-novo oppure di modernizzazione, permette di ottenere <strong>risultati significativi</strong> :</p>
<ul>
<li>in ottica strategica, il Cloud Native concretizza vantaggi come la <strong>velocità di delivery e l’ottimizzazione della user experience</strong> che permettono al business di lavorare meglio e aumentare i profitti;</li>
<li>in ottica operativa, consente di supportare i developers nella <strong>collaborazione</strong> con le Operations e nell’organizzazione del <strong>lavoro in modalità agile</strong> .</li>
</ul>
<p>Per sviluppare e progettare applicazioni moderne e/o per modernizzare quelle esistenti, la prassi migliore è seguire la metodologia che prende il nome di <strong>12Factor</strong> e che include <strong>una serie di principi e buone pratiche</strong> per rendere l’applicazione Cloud Native (di questo parleremo più avanti).</p>
<ul>
<li><a href="/it/cloud-vs-cloud-native">Cloud vs Cloud Native: cosa sono? Una guida introduttiva</a></li>
<li><a href="/it/cosa-e-cncf-cloud-native-computing-foundation">Cos’è la CNCF (Cloud Native Computing Foundation)?</a></li>
</ul>
<h2 id="i-4-pilastri-delle-applicazioni-cloud-native-microservizi-containerorchestrators-apis-devops">I 4 pilastri delle applicazioni Cloud Native: Microservizi, Container/Orchestrators, APIs, DevOps</h2>
<p>Le architetture applicative, le tecnologie e i framework metodologici alla base dello sviluppo Cloud Native permettono congiuntamente di <strong>supportare le esigenze delle imprese</strong> che chiedono all’IT flessibilità, velocità di risposta, performance ed efficienza.</p>
<p>Sintetizzando, i pilastri alla base delle soluzioni Cloud Native sono quattro:</p>
<ul>
<li>
<p><strong>ARCHITETTURA: Microservizi</strong></p>
</li>
<li>
<p><strong>INFRASTRUTTURA: Containers / Orchestrators</strong></p>
</li>
<li>
<p><strong>COMUNICAZIONE: APIs / Service Mesh</strong></p>
</li>
<li>
<p><strong>PROCESSI: DevOps, CI/CD</strong></p>
</li>
</ul>
<p>Di seguito li vediamo brevemente, se invece vuoi approfondire puoi leggere questo articolo: <a href="/it/blog/il-cloud-native-/">perché il Cloud Native é la risposta ad un mercato moderno e mutevole</a></p>
<h3 id="architettura-microservizi">ARCHITETTURA: Microservizi</h3>
<p>L’ <strong>architettura a microservizi</strong> suggerisce un nuovo modello per la costruzione delle applicazioni, basato su singole <strong>unità funzionali indipendenti</strong> . Ogni funzione può quindi essere compilata, implementata o modificata senza compromettere il funzionamento dell’intera applicazione. Su ogni microservizio lavora un <strong>piccolo team</strong> espressamente dedicato e specializzato.</p>
<p>I vantaggi? Sicuramente da citare la <strong>riduzione della complessità architetturale</strong> e la possibilità di scalare e distribuire su ambienti diversi la singola funzionalità. Aumenta anche la <strong>resilienza complessiva</strong> dell’applicazione, poiché un disservizio su un microservizio non andrà a intaccare il funzionamento degli altri servizi.</p>
<p>Un altro beneficio deriva dalla <strong>riduzione dei tempi di sviluppo e del time-to-market</strong> , poiché si può agire su singoli componenti senza fermare o rallentare l’operatività legata agli altri microservizi. Da considerare anche il miglioramento della capacità di risposta dei developers e della <strong>qualità del software</strong> (grazie alle skills e al know-how focalizzati).</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong> <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">Microservizi (Microservices): cosa sono e perché usarli?</a></p>
<h3 id="infrastruttura-containers--orchestrators">INFRASTRUTTURA: Containers / Orchestrators</h3>
<p>I <strong>container</strong> sono istanze virtuali di un ambiente di runtime completo che ospitano l’intera applicazione (costruita in modalità Cloud Native o secondo un’architettura monolitica) o i microservizi (singolarmente o in cluster), permettendone l’esecuzione indipendentemente dall’infrastruttura sottostante.</p>
<p>La <a href="/it/containerizzazione-delle-applicazioni-cosa-devi-sapere">containerizzazione</a> , che può essere realizzata con strumenti specifici come ad esempio <a href="https://www.docker.com/">Docker</a> , si rivela quindi una tecnica estremamente efficace in ambienti ibridi e Multi Cloud: il <strong>disaccoppiamento</strong> tra le componenti hardware e software garantisce infatti la <strong>piena portabilità</strong> delle applicazioni su sistemi differenti, senza distinzione tra datacenter on-premise e infrastrutture in Cloud.</p>
<p>Containerizzare le applicazioni significa eliminare le inefficienze di funzionalità e performance che potrebbero insorgere nello spostamento tra ambienti eterogenei. Il rovescio della medaglia è la <strong>crescita di complessità</strong> nella gestione dei container, soprattutto quando il numero di applicazioni da implementare, distribuire e manutenere è particolarmente elevato. Il ricorso a piattaforme per l’ <strong>orchestrazione dei container</strong> , come <a href="/it/blog/kubernetes-quali-sono-i-vantaggi-per-le-aziende/">Kubernetes</a> , si rivela la soluzione ideale.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/blog/container-e-kubernetes-aziende-che-li-usano-con-successo/">Case study di successo, tre aziende che usano i container e Kubernetes</a></li>
<li><a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">Cos&rsquo;è l&rsquo;orchestrazione dei container e come farla con Kubernetes</a></li>
</ul>
<h3 id="comunicazione-apis--grpc-service-mesh">COMUNICAZIONE: APIs / gRPC, Service mesh</h3>
<p>Quando si progetta e costruisce un’applicazione Cloud Native, <strong>la comunicazione diventa una decisione progettuale significativa</strong> .</p>
<p>Sono molte le domande a cui dare risposta: in che modo un&rsquo;applicazione client front-end comunica con un microservizio back-end? In che modo i microservizi comunicano tra loro? Quali sono i principi, i modelli e le best practice da considerare quando si implementa la comunicazione in applicazioni Cloud Native?</p>
<p>Le strategie da attuare sono molteplici e vanno valutate attentamente in fase di progettazione. <strong>Possiamo affidarci a pattern consolidati come: API Gateway / Management, gRPC, Service mesh.</strong></p>
<p>L’utilizzo di un&rsquo;architettura modulare a microservizi consente di basare tutta la comunicazione fra i vari componenti dell’applicazione su protocolli leggeri e agnostici dal punto di vista tecnologico. Questo costituisce un ulteriore passo verso la <strong>riduzione della complessità del deployment</strong> , permette di <strong>governare la complessità architetturale</strong> e incrementa <strong>il livello di indipendenza degli sviluppatori</strong> che possono concentrare i loro sforzi sulla business value piuttosto che su aspetti infrastrutturali.</p>
<h3 id="processi-devops-cicd-gitops">PROCESSI: DevOps, CI/CD, Gitops</h3>
<p><strong>DevOps</strong> è un framework metodologico che facilita la collaborazione tra Developers e Operations, abilitando processi efficienti ed efficaci per la gestione del ciclo di vita del software. DevOps riprende gli stessi principi delle metodologie per lo <strong>sviluppo Agile</strong> (ad esempio, Scrum), enfatizzando la creazione di sinergie tra i team.</p>
<p>Lo scopo delle pratiche DevOps è semplice: <strong>eliminare la tradizionale carenza di comunicazione</strong> tra chi sviluppa l’applicazione e chi la gestisce una volta rilasciata, favorendo una condivisione delle responsabilità.</p>
<p>Come? Ad esempio grazie alle <a href="/it/ci-cd-best-practice-devops">pratiche di CI/CD</a> e <a href="/it/gitops-cos-e">GitOps</a> , metodi per la distribuzione frequente dell’app agli utenti in cui l’automazione riveste un ruolo centrale.</p>
<ul>
<li><a href="/it/cosa-sono-continuous-integration-delivery-deployment">CI - Continuous Integration</a> : i cambiamenti al codice apportati dai diversi team vengono convogliati costantemente verso un repository centrale, permettendo l’allineamento delle attività condotte in parallelo all’interno di un unico progetto</li>
<li><strong>CD - Continuous Delivery</strong> : i rilasci sono effettuati con un altissimo livello di frequenza.</li>
<li><strong>GitOps</strong> è un modo di implementare la Continuous Deployment / Continuous Delivery per le applicazioni Cloud Native. Si concentra su un&rsquo;esperienza incentrata sullo sviluppatore anche per quel che riguarda le attività inerenti l’infrastruttura, utilizzando strumenti con cui gli sviluppatori hanno già familiarità, quali Git e i tool di di Continuous Deployment. Per approfondire dai un’occhiata al <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QY6Refm4-Z0">nostro talk</a> e <a href="https://www2.slideshare.net/sparkfabrik/gitops-the-kubernetes-way">alle slide</a> .</li>
</ul>
<p>Ma quali sono in concreto i benefici del framework? Tra i tanti ricordiamo la possibilità di snellire e <strong>rendere più agili i processi</strong> , con un conseguente incremento della velocità di rilascio; la maggiore <strong>qualità dell’applicazione</strong> , dovuta all’automazione che riduce gli errori umani e al feedback continuo tra i due team; la maggiore <strong>affidabilità</strong> e la <strong>scalabilità</strong> dell’applicazione.</p>
<h2 id="passare-al-cloud-native-come-modernizzare-unapplicazione-legacy">Passare al Cloud Native: come modernizzare un’applicazione legacy</h2>
<p>Enunciati i principi base dello sviluppo Cloud Native, bisogna tuttavia tenere in conto che le aziende hanno costruito negli anni un patrimonio di <strong>applicazioni</strong> <strong>legacy</strong> che oggi devono poter funzionare anche nei moderni ambienti Cloud. Riscrivere completamente l’intero parco applicativo in chiave Cloud Native sarebbe un’impresa titanica e sconsiderata. Esistono infatti <strong>diverse vie per modernizzare un’applicazione</strong> portandola sul Cloud e bisogna ponderare il corretto approccio valutando caso per caso.</p>
<p>Ecco un breve <em>excursus</em> delle opzioni percorribili:</p>
<ul>
<li>il <strong>rehosting</strong> (anche denominato <strong>Lift&amp;Shift</strong> ) consiste nella semplice migrazione dell’applicazione in Cloud, senza apportare modifiche. Da utilizzare qualora la perdita di funzionalità e performance fosse nulla o minima;</li>
<li>il <strong>refactoring</strong> prevede piccole modifiche al codice sorgente per eliminare le inefficienze o i malfunzionamenti dell’applicazione, garantendo prestazioni ottimali o comunque adeguate anche sul Cloud;</li>
<li>il <strong>rearchitecting</strong> introduce alcune proprietà e tecniche tipiche della progettazione Cloud Native, dai container alle API, intervenendo profondamente sulla struttura dell’applicazione;</li>
<li>il <strong>rebuilding</strong> è un’operazione più drastica, che implica la riscrittura da zero dell’applicazione, secondo le pratiche Cloud Native e con l’obiettivo di ricostruire tutte le funzionalità. Poiché è una procedura complessa e costosa, si consiglia solo per applicazioni business critical e in presenza di gravi anomalie di funzionamento;</li>
<li>il <strong>replacing</strong> infine corrisponde alla sostituzione del software con una soluzione SaaS pronta all’uso, equivalente per funzionalità e utilizzo.</li>
</ul>
<h2 id="sviluppo-di-unapplicazione-cloud-native">Sviluppo di un’applicazione Cloud Native</h2>
<p>Al fine di sviluppare correttamente un’applicazione Cloud Native si consiglia di procedere secondo la metodologia <a href="https://12factor.net/">Twelve-Factor</a> , che definisce dodici principi generali per costruire software di nuova generazione oppure modernizzare i software legacy, garantendo performance, portabilità e scalabilità in ambienti Cloud. Il modello Twelve-Factor punta ad ottimizzare le tempistiche di sviluppo e velocizzare la messa in produzione del software, aggiungendo qualità, flessibilità e portabilità del codice.</p>
<p>Vediamo tre buone pratiche da seguire: <strong>replicabilità delle dipendenze, separazione tra codice e configurazioni, approccio stateless</strong> .</p>
<h2 id="i-benefici-per-lazienda-nello-scegliere-unapplicazione-cloud-native">I benefici per l’azienda nello scegliere un’applicazione Cloud Native</h2>
<p>Le imprese che scelgono di ricorrere alle applicazioni Cloud Native ottengono significativi risultati in termini di business e competitività. Innanzitutto, possono disporre di applicazioni ottimizzate per ambienti ibridi e Multi Cloud, garantendo agli utenti servizi più efficaci e una <strong>migliore user experience</strong> .</p>
<p>Grazie alle pratiche DevOps si accelerano il time-to-market e i ritorni sulle attività di sviluppo. I rilasci frequenti permettono agli utilizzatori di <strong>beneficiare immediatamente dei miglioramenti</strong> apportati all’applicazione, senza dovere attendere mesi per la release definitiva. Molto spesso infatti per progettare un applicativo o finalizzare una modifica richiesta possono occorrere mesi, con il rischio che nel frattempo le esigenze del business siano cambiate.</p>
<p>La progettazione Cloud Native è infine a prova di futuro: la scalabilità e la portabilità delle applicazioni moderne permette un utilizzo ottimale nel tempo, indipendentemente dall’evoluzione dell’infrastruttura sottostante.</p>
<h2 id="i-vantaggi-dellapproccio-cloud-native-per-il-team-di-sviluppo">I vantaggi dell’approccio Cloud Native per il team di sviluppo</h2>
<p>Convenienti per l’intera organizzazione, le applicazioni Cloud Native aggiungono vantaggi specifici anche per i team di sviluppo.</p>
<p>Ad esempio, il ricorso alle API permette di <strong>riutilizzare funzionalità già sviluppate</strong> senza dover riscrivere il codice da zero, guadagnando ore di lavoro. I container assicurano la migrazione delle applicazioni in ambienti diversi <strong>senza la necessità di apportare modifiche</strong> , grazie al disaccoppiamento con l’hardware sottostante: si riduce così l’effort degli sviluppatori. Gli <strong>strumenti di automazione</strong> (per l’ <a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">orchestrazione dei container</a> o la gestione dei processi CI/CD) riducono al minimo le attività ripetitive e time-consuming degli sviluppatori, che possono quindi focalizzarsi sulle attività indispensabili.</p>
<p>La collaborazione tra team multidisciplinari molto specializzati, così come l’ <a href="/it/introdurre-cultura-devops-in-azienda">adozione delle pratiche DevOps</a> , porta infine a un <strong>incremento della qualità</strong> del software. Ciò contribuisce a elevare la percezione che l’azienda ha nei confronti della funzione IT, vista sempre più come <strong>abilitatore di business</strong> e non solo come centro di costo.</p>
<p><a href="/it/infrastructure-as-code-cosa-e-vantaggi">Infrastructure as code: cos’è e vantaggi</a></p>
<p><a href="/it/gitops-cos-e">Cos&rsquo;è GitOps e quando adottarne le pratiche?</a></p>
<p><a href="/it/finops-cloud-financial-management">FinOps: cos&rsquo;è? Perchè passare alla gestione finanziaria del Cloud</a></p>
<h2 id="applicazioni-cloud-native-da-dove-partire">Applicazioni Cloud Native: da dove partire?</h2>
<p>Realizzare un’applicazione Cloud Native o modernizzare il parco applicativo grazie all’approccio Cloud Native non è banale: queste operazioni richiedono infatti un’ <strong>approfondita conoscenza dei processi e delle tecnologie necessarie</strong> . Il rischio, in caso contrario, è di incorrere in perdite di efficienza e di denaro.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong> <a href="/it/blog/i-4-requisiti-del-partner-tecnologico-per-la-transizione-verso-il-cloud-native/">I requisiti del partner tecnologico per la transizione verso il Cloud Native</a></p>
<p>L’esperienza fatta con i nostri clienti ci ha portati a comprendere che <strong>il percorso verso il Cloud Native è scandito da 4 tappe ben precise</strong> :</p>
<ol>
<li><strong>Fase propedeutica</strong> di raccolta dati e definizione iniziale della strategia Cloud Native.</li>
<li>Fase di <strong>definizione della strategia</strong> , inclusi tempistiche, metodologie, tools e KPI da monitorare.</li>
<li>Fase di <strong>implementazione della strategia</strong> Cloud Native sia a livello metodologico sia a livello tecnologico.</li>
<li>Fase di <strong>delivery e messa in opera</strong> delle soluzioni e check-up periodico di validazione della strategia attuata e dei KPI definiti.</li>
</ol>
<p><em>l primo punto è concretizzato nel nostro Assessment Cloud Native: richiedi ora l’analisi che ti permetterà di elaborare una strategia Cloud Native efficace.</em></p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle/perch_C3_A9-e-come-realizzare-applicazione-cloud-native.jpg" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle/perch_C3_A9-e-come-realizzare-applicazione-cloud-native.jpg" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Kubernetes: la guida completa per l'orchestrazione dei container</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/kubernetes-guida-completa-orchestrazione-container/</link><pubDate>Wed, 15 Jun 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/kubernetes-guida-completa-orchestrazione-container/</guid><description>Ecco tutto ciò che dovresti sapere su Kubernetes, la soluzione open source per l’orchestrazione dei container. Capiamo insieme se alla tua azienda conviene</description><content:encoded><![CDATA[<p><em>La piattaforma open source per la gestione automatizzata dei container può portare vantaggi significativi, dalla portabilità applicativa all’efficienza delle risorse IT. Ecco cosa c’è da sapere per cogliere l’opportunità.</em></p>
<p>In anni recenti, <strong>Kubernetes</strong> ha guadagnato posizioni tra le tecnologie più chiacchierate dell’universo informatico. <strong>Sviluppata da Google</strong> per uso interno e lanciata in versione open source nel 2014, oggi la nota piattaforma per <strong>l’orchestrazione dei container</strong> interessa sempre più aziende perché permette di automatizzare la gestione delle applicazioni, contribuendo alla resilienza dei servizi IT.</p>
<h2 id="cosè-kubernetes">Cos&rsquo;è Kubernetes?</h2>
<p>Nella <a href="https://kubernetes.io/it/docs/concepts/overview/">documentazione ufficiale</a> , Kubernetes (abbreviato in K8s o semplicemente Kube) viene definito una piattaforma aperta e flessibile che permette di gestire carichi di lavoro e servizi containerizzati , abilitando sia l’automazione sia la configurazione dichiarativa.</p>
<p>Kubernetes è la diretta evoluzione di Borg , il sistema per il cluster management progettato da Big G e utilizzato internamente. Eredita quindi dal predecessore le caratteristiche di architettura e funzionamento, che vengono continuamente aggiornate e arricchite dai membri della community internazionale in rapida espansione.</p>
<p>Attualmente il progetto è mantenuto dalla <a href="https://www.cncf.io/">Cloud Native Computing Foundation (CNCF)</a> , parte dell’organizzazione senza scopo di lucro Linux Foundation, che riunisce oltre duecento startup insieme ai maggiori fornitori mondiali di soluzioni Cloud. Tra questi figurano, oltre alla multinazionale di Mountain View, anche Microsoft, IBM, Amazon Web Services e Alibaba Cloud.</p>
<p>PER APPROFONDIRE :</p>
<p><a href="/it/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle">Cosa sono le applicazioni Cloud Native</a></p>
<p><a href="/it/finops-cloud-financial-management">FinOps: cos&rsquo;è? Perchè passare alla gestione finanziaria del Cloud</a></p>
<h2 id="a-cosa-serve-kubernetes">A cosa serve Kubernetes?</h2>
<p>In greco antico, il sostantivo “Kubernetes” significa <em>“timoniere”</em> : è quindi evidente il parallelismo con la principale funzione della piattaforma che ha il compito di “pilotare” l’ecosistema dei container, garantendo scalabilità, failover e distribuzione efficiente.</p>
<p>Per capire come interviene Kubernetes nella gestione dell’ecosistema applicativo aziendale conferendo l’elasticità e la continuità dei servizi, occorre innanzitutto chiarire il concetto di container partendo dall’evoluzione dei sistemi informativi.</p>
<h3 id="evoluzione-dei-sistemi-it-e-containerizzazione">Evoluzione dei sistemi IT e containerizzazione</h3>
<ol>
<li><strong>Server fisici</strong>
Secondo il modello di infrastruttura tradizionale, le applicazioni vengono eseguite su server fisici, contendendosi le risorse senza la possibilità di un’allocazione razionale. Se si generasse un picco di richieste, <strong>un’applicazione potrebbe sottrarre risorse illimitatamente</strong> , compromettendo le funzionalità e le performance delle altre che girano sullo stesso server.</li>
<li><strong>Virtual machine VM</strong>
La <strong>virtualizzazione</strong> ha permesso di ovviare al problema, aggiungendo un livello di astrazione, segregazione e controllo degli asset. Le applicazioni vengono isolate all’interno di più macchine virtuali <em>(guest)</em> che risiedono sul medesimo computer fisico <em>(host)</em> , condividendo le diverse componenti. Tramite software specifico <em>(hypervisor)</em> , <strong>le risorse hardware vengono distribuite dinamicamente</strong> tra i sistemi guest, secondo le necessità applicative e assicurando un corretto bilanciamento.</li>
<li><strong>Container</strong>
La <a href="/it/containerizzazione-delle-applicazioni-cosa-devi-sapere">containerizzazione</a> rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto alle virtual machine. Se le VM sono sistemi completi, che astraggono tutte le componenti del sistema hardware sottostante, i container virtualizzano solo l’ambiente di runtime , necessario all’esecuzione delle applicazioni. I container pertanto risultano più “leggeri” rispetto alle macchine virtuali e, poiché sono disaccoppiati dall’infrastruttura, funzionano in qualsiasi ambiente di sviluppo, test o produzione. Possono quindi garantire maggiore portabilità dei software attraverso i moderni ecosistemi <a href="/it/pro-e-contro-del-multi-cloud-alla-tua-azienda-conviene">Multi Cloud</a> e favoriscono l’utilizzo delle architetture a <a href="/it/blog/microservizi-e-applicazioni-cloud-native-vantaggi-rispetto-a-un-applicazione-monolitica/">microservizi</a> , per cui le applicazioni vengono progettate come un insieme di unità funzionali indipendenti e combinabili.</li>
</ol>
<h2 id="kubernetes-semplifica-la-gestione-dei-container">Kubernetes semplifica la gestione dei container</h2>
<p>Nonostante i numerosi <a href="/it/containerizzazione-delle-applicazioni-cosa-devi-sapere">vantaggi della containerizzazione</a> , dall’utilizzo più efficiente delle risorse alla coerenza di funzionamento su sistemi hardware differenti, esiste il rovescio della medaglia. All’interno delle infrastrutture IT aziendali possono arrivare a circolare container anche nell’ordine di decine di migliaia e la sfida più importante è la complessità di orchestrazione .</p>
<p>Kubernetes interviene automatizzando le operazioni di gestione dei container, assicurando la continuità dei servizi e l’allocazione efficiente delle risorse.</p>
<p>Scendendo nel dettaglio più tecnico, Kubernetes assolve a una ricca serie di funzioni:</p>
<ul>
<li><strong>bilanciamento dei carichi di lavoro</strong> : qualora si verificassero picchi di traffico verso un container, Kubernetes permette di distribuire equamente le richieste tra più container mantenendo il servizio stabile;</li>
<li><strong>allocazione dinamica delle risorse</strong> : Kubernetes può essere istruito per fornire automaticamente a ogni container un livello adeguato e predefinito di risorse computazionali e memoria;</li>
<li><strong>rollout e rollback automatizzati</strong> : Kubernetes può creare e rimuovere i container riequilibrando le risorse assegnate per raggiungere lo stato desiderato;</li>
<li><strong>gestione delle informazioni critiche</strong> : Kubernetes memorizza, distribuisce e aggiorna le configurazioni e i dati sensibili (ad esempio password e token OAuth) delle applicazioni, garantendo alti livelli di sicurezza.</li>
</ul>
<p>LEGGI ANCHE : <a href="/it/orchestration-vs-choreography-quale-usare-pro-e-contro">Orchestration vs Choreography: quale usare? Pro e contro</a></p>
<h2 id="come-funziona-kubernetes">Come funziona Kubernetes?</h2>
<p>Chiarite le finalità, per comprendere appieno il funzionamento di Kubernetes occorre approfondire i principali componenti alla base della sua architettura.</p>
<ul>
<li><strong>Master</strong> : è la macchina che controlla i nodi di Kubernetes e permette di allocare dinamicamente i container in base alle risorse disponibili e ai parametri predefiniti;</li>
<li><strong>Nodi</strong> : controllati dal sistema master e raggruppati in cluster, rappresentano le macchine virtuali o fisiche con il compito di eseguire le attività assegnate;</li>
<li><strong>Pod</strong> : indica l’insieme dei container che risiedono sullo stesso nodo, condividendo, oltre all’indirizzo IP, le risorse di calcolo, storage e rete.</li>
<li><strong>Kubelet</strong> : si tratta di un agente software eseguito sui nodi che, ricevendo gli ordini dalla macchina master, avvia la gestione dei container secondo le istruzioni.</li>
</ul>
<p><strong>POTREBBE INTERESSARTI:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/container-e-kubernetes-aziende-che-li-usano-con-successo">3 aziende che hanno scelto i container e Kubernetes</a></li>
<li><a href="/it/gitops-e-kubernetes">GitOps e Kubernetes: CI/ CD per applicazioni Cloud Native</a></li>
</ul>
<h2 id="i-vantaggi-di-kubernetes">I vantaggi di Kubernetes</h2>
<p>Kubernetes rappresenta un’opportunità preziosa per le aziende che intendono razionalizzare la gestione delle applicazioni all’interno di ecosistemi ibridi e <a href="/it/pro-e-contro-del-multi-cloud-alla-tua-azienda-conviene">Multi Cloud</a> .</p>
<p>L’utilizzo della piattaforma open source di orchestrazione infatti permette di conseguire una serie di vantaggi come la possibilità di orchestrare i container su sistemi hardware differenti, ottimizzare le risorse garantendo le performance applicative, assicurare il corretto funzionamento dei container e la continuità di servizio , automatizzare la distribuzione e l’aggiornamento dei software, impostare diversi livelli di sicurezza.</p>
<p>Ne conseguono cinque principali <a href="/it/blog/kubernetes-quali-sono-i-vantaggi-per-le-aziende/">benefici di business</a> :</p>
<ul>
<li>innanzitutto, grazie all’automazione, si semplificano e accelerano i processi di sviluppo, rilascio e distribuzione delle applicazioni containerizzate;</li>
<li>La gestione dinamica dei container e l’allocazione intelligente delle risorse permette di raggiungere nuovi traguardi di efficienza e <strong>tagliare sulla spesa IT</strong> ;</li>
<li>La possibilità di scalare rapidamente i container e gestire i picchi di richieste aumenta la <strong>disponibilità delle applicazioni</strong> e la continuità di servizio;</li>
<li>La <strong>portabilità delle applicazioni</strong> containerizzate aumenta la libertà rispetto alle scelte infrastrutturali;</li>
<li>La containerizzazione può rappresentare una scorciatoia per migrare in Cloud le <a href="/it/application-modernization-cose-vantaggi">applicazioni legacy</a> , garantendo funzionalità e performance in qualsiasi ambiente.</li>
</ul>
<p><a href="/it/kubernetes-quali-sono-i-vantaggi-per-le-aziende">Kubernetes: quali sono i vantaggi per le aziende?</a>
<a href="/it/kubernetes-vs-docker">Kubernetes vs Docker: a cosa servono?</a></p>
<h3 id="kubernetes-e-il-cloud-computing">Kubernetes e il cloud computing</h3>
<p>Kubernetes si integra perfettamente nei principali cloud pubblici come Azure, Amazon Web Services e Google Cloud Platform attraverso soluzioni dedicate. Questi servizi cloud permettono alle aziende di sfruttare la flessibilità di Kubernetes con il supporto e l&rsquo;infrastruttura robusta dei leader del settore.</p>
<p>Alcuni caratteristiche di Kubernetes, declinato rispetto ai vari Cloud Provider, sono:</p>
<ul>
<li><strong>Azure Kubernetes Service (AKS)</strong> semplifica la gestione dei cluster Kubernetes con integrazione nativa in Azure Entra ID per la gestione degli accessi e servizi come Azure Monitor per un monitoraggio avanzato.</li>
<li><strong>Amazon Elastic Kubernetes Service (EKS)</strong> su AWS supporta l&rsquo;integrazione con IAM per controlli di sicurezza granulare e si collega perfettamente a CloudWatch per il monitoraggio e la gestione dei log, offrendo un&rsquo;infrastruttura resiliente e scalabile.</li>
<li><strong>Google Kubernetes Engine (GKE)</strong> su Google Cloud offre funzionalità avanzate come l&rsquo;auto scaling automatico dei nodi, il bilanciamento del carico integrato e un&rsquo;efficace gestione delle versioni di Kubernetes, fornendo una soluzione potente per lo sviluppo e la gestione dei container su larga scala.</li>
</ul>
<h2 id="le-sfide-di-kubernetes">Le sfide di Kubernetes</h2>
<p>Kubernetes offre un ventaglio di opportunità particolarmente appetibile, ma prima di decidere per un’eventuale adozione, bisogna valutare anche le possibili criticità di implementazione e utilizzo.</p>
<p>L’universo di Kubernetes si muove molto rapidamente: l’ innovazione continua è tra le caratteristiche più apprezzate delle tecnologie open source e, grazie alla nutrita community, gli aggiornamenti alla piattaforma sono molto frequenti. D’altro canto, tutto ciò può generare confusione per un’azienda che si approccia per la prima volta a questa tecnologia.</p>
<p>Le iniziative legate all’adozione di Kubernetes possono richiedere un impegno significativo , in termini di tempo e risorse. Non sempre i decisori aziendali sono disposti a investire in nuovi progetti, quando i budget sono appena sufficienti per mantenere lo status quo. Inoltre, il personale IT non è sempre incline ad accogliere il cambiamento e assumere rischi.</p>
<p>Kubernetes è una tecnologia relativamente recente che richiede competenze specifiche non sempre presenti in azienda. Per una corretta adozione, servono invece professionisti che abbiano conoscenze aggiornate in materia di sviluppo applicativo, gestione delle Operations, governance dei dati.</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong></p>
<p><a href="/it/errori-comuni-kubernetes">3 errori da non commettere adottando Kubernetes</a>
<a href="/it/software-supply-chain-cos-e">Software Supply Chain per Artefatti OCI su Kubernetes</a></p>
<h2 id="quando-e-perché-usare-kubernetes">Quando e perché usare Kubernetes</h2>
<p>Mettendo sul piatto della bilancia pro e contro, Kubernetes conviene? E in quali circostanze? Alla luce di quanto descritto in precedenza, la containerizzazione e l’utilizzo dell’orchestratore open source possono apportare significativi vantaggi alle aziende, sotto il profilo dell’efficienza tecnologica, dell’organizzazione e dei benefici per il business.</p>
<p>Qualsiasi impresa che intenda migliorare la flessibilità del parco applicativo, accelerare il processo di sviluppo e rilascio, garantire la continuità dei servizi, ottimizzare i costi IT, dovrebbe considerare l’alternativa dei container e Kubernetes. L’opzione diventa particolarmente impellente in caso di ecosistemi eterogenei e distribuiti , allo scopo di facilitare la portabilità dei software da un ambiente all’altro.</p>
<p>Tuttavia, il percorso di adozione può risultare complesso e bisogna partire con il piede giusto, alla luce di alcune considerazioni. Innanzitutto, la roadmap deve essere personalizzata e graduale: richiede tempo e lungimiranza, ma soprattutto necessita di competenze multidisciplinari ed expertise consolidata.</p>
<p>Serve inoltre la capacità di cambiare mentalità e organizzazione : i container presuppongono un modo completamente nuovo di disegnare e gestire l’architettura IT, pertanto anche l’approccio al lavoro e le conoscenze tecniche devono evolvere. Ecco perché la <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/servizi/cloud-native-services/kubernetes-consultancy/">consulenza</a> e il supporto di un partner specializzato possono fare la differenza, andando a coprire il gap di competenze e trasferendo un nuovo metodo di lavoro.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/kubernetes-guida-completa-orchestrazione-container/featured-sparkfabrik-kubernetes_20_1_.png" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/kubernetes-guida-completa-orchestrazione-container/featured-sparkfabrik-kubernetes_20_1_.png" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Digital Transformation: i tre motori del cambiamento</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale/</link><pubDate>Wed, 15 Jun 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale/</guid><description>Un’analisi approfondita di Cloud, applicazioni Cloud Native e DevOps: i pilastri che stanno ridisegnando il panorama della Digital Transformation.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    La Digital Transformation si fonda su tre pilastri tecnologici: Cloud Transformation, applicazioni Cloud Native e DevOps/Agile. Questa guida analizza il valore strategico della digitalizzazione (e come misurarlo con i giusti KPI), il ruolo crescente del CIO, l&rsquo;importanza del Cloud Management e il contributo di Intelligenza Artificiale e Open Source, offrendo una roadmap concreta per avviare un progetto di trasformazione digitale in azienda.
  </div>
</div>
<p>La digital disruption sta rivoluzionando qualsiasi azienda, indipendentemente dalle dimensioni e dal settore: all’orizzonte si delineano nuovi scenari organizzativi e competitivi, con modelli di business dirompenti rispetto al passato. more</p>
<p>Nessuna organizzazione è immune al cambiamento, che implica due aspetti principali. Da un lato, la capacità di applicare le tecnologie digitali a qualunque processo in ottica di ottimizzazione ed efficienza; dall’altro, l’ apertura culturale all’innovazione e la volontà di sperimentare , col fine di sviluppare rapidamente nuovi approcci al mercato cavalcando l’onda della digitalizzazione.</p>
<h2 id="il-valore-strategico-della-trasformazione-digitale-e-come-misurarlo">Il valore strategico della trasformazione digitale (e come misurarlo)</h2>
<p>Nel 2020 <a href="https://www2.deloitte.com/us/en/insights/topics/digital-transformation/digital-transformation-survey.html">Deloitte</a> , parlava della Digital Transformation come del risultato congiunto di <strong>implementazioni tecnologiche e competenze metodologiche</strong> : ad esempio, i software di analytics sono efficaci solo se poggiano su solidi processi di data management; le soluzioni di smart working funzionano a valle di ecosistemi IT costruiti bilanciando sicurezza e flessibilità. Grazie al know-how e ai metodi di organizzazione dei processi sottostanti le nuove tecnologie, la disruption abilita i benefici auspicati (dall’innovazione di prodotto alla customer satisfaction), determinando un decisivo <strong>aumento delle performance finanziarie</strong> .</p>
<p>La survey riporta che nel 2020, il 45% delle aziende con una crescita di fatturato netto superiore alla media di settore dimostrava un alto livello di maturità digitale, il 31% medio, il 15% basso.</p>
<p>Oggi, a distanza di alcuni anni, la stessa Deloitte mette in discussione l&rsquo; <strong>uso esclusivo di KPI finanziari</strong> per valutare l&rsquo;impatto degli investimenti tecnologici. Questo approccio rischia infatti di impedire ai leader digitali di cogliere appieno il valore degli investimenti tecnologici, portando potenzialmente alla riduzione dei budget destinati agli investimenti tecnologici.</p>
<p>Come possiamo quindi misurare correttamente il vero valore della trasformazione digitale?</p>
<h3 id="scegliere-i-giusti-kpi-per-valutare-la-digital-transformation">Scegliere i giusti KPI per valutare la Digital Transformation</h3>
<p>Nel 2023, nel quadro della ricerca “ <a href="https://www.deloitte.com/global/en/issues/digital/measurements-that-matter-for-calculation-digital-transformation-roi.html">Mapping Digital Transformation Value</a> ” il Centro per la Ricerca Integrata di Deloitte ha intervistato 1.600 leader aziendali e tecnologici per capire quali KPI utilizzassero per misurare il valore degli investimenti tecnologici. I KPI più utilizzati sono risultati essere quelli finanziari tradizionali, di performance dei processi e metriche tradizionali sui clienti. Sebbene queste misure siano fondamentali, concentrarsi solo su di esse può far perdere di vista gli impatti più ampi del valore della tecnologia. Per quale motivo?</p>
<p>Molte tecnologie digitali influenzano l&rsquo; <strong>intera organizzazione nel suo complesso</strong> , le persone e persino il pianeta, ad esempio migliorando l&rsquo;efficienza delle risorse e riducendo l&rsquo; <strong>impatto ambientale</strong> . Non solo. Gli investimenti tecnologici di un&rsquo;organizzazione possono anche avere <strong>impatti reputazionali, sociali o emotivi</strong> che potrebbero non emergere nei KPI comuni.</p>
<p>Quindi, per valutare appieno il valore degli investimenti tecnologici (e proteggerli), le organizzazioni dovrebbero considerare sia le misure di impatto più comuni che altre forme di beneficio che la tecnologia apporta. Questa misurazione più ampia può fornire un quadro completo del valore generato, aiutare a giustificare il finanziamento continuo e offrire una base solida e coerente per decidere quando non investire.</p>
<p>Facile a dirsi, meno facile da mettere in pratica. Il 73% degli intervistati crede infatti che l&rsquo; <strong>incapacità di definire impatti o metriche esatte sia una barriera</strong> alla trasformazione digitale, seguita dall&rsquo;incapacità di raccogliere dati e dai silos organizzativi.</p>
<p>Tuttavia ci sono alcuni dati incoraggianti, ad esempio che, a livello globale, il 46% delle organizzazioni ha dichiarato di utilizzare <strong>KPI legati allo scopo</strong> per valutare l&rsquo;impatto della tecnologia. Tra queste misure figurano la sostenibilità, il ritorno sociale sugli investimenti e la diversità, equità e inclusione della forza lavoro.</p>
<p>In altre parole, nonostante le difficoltà nel misurare alcuni tipi di metriche, le organizzazioni che adottano un <strong>quadro di valutazione olistico</strong> guadagnano una visione più chiara dell’impatto della Digital Transformation nella propria organizzazione, e si mostrano il 20% più propense a vedere un valore aziendale significativo dalle loro trasformazioni digitali.</p>
<h3 id="il-ruolo-dellit-oggi">Il ruolo dell’IT oggi</h3>
<p>Al netto della necessità di valutare accuratamente il valore della trasformazione digitale, il ruolo dell’Information Technology (IT) sta subendo da alcuni anni una trasformazione epocale. L’IT, una volta bistrattato come centro di costo, oggi diventa un propulsore di profitto. Il <strong>Chief Information Officer (CIO)</strong> guadagna dunque una posizione sempre più strategica ai tavoli decisionali dell’azienda, specialmente nelle aziende che potrebbero trarre maggiore vantaggio da un’evoluzione tecnologica e digitale. Una <a href="https://prophet.com/2023/03/download-the-2023-state-of-digital-transformation/">ricerca</a> evidenzia infatti che le aziende con le migliori prestazioni sono più propense ad avere la loro trasformazione digitale guidata dal CEO (33%), mentre sono <strong>i CIO e CTO (36%) a condurre le aziende con prestazioni medie verso il processo di digitalizzazione</strong> .</p>
<p>Questa evoluzione è stata ulteriormente accelerata negli ultimi anni, dimostrando come i sistemi informativi e le tecnologie digitali siano strumenti imprescindibili di resilienza. Le aziende tecnologicamente più preparate hanno potuto rispondere con maggiore velocità ed efficacia alle sfide impreviste, abilitando rapidamente soluzioni come lo smart working. Investire nella digitalizzazione continua a rivelarsi fondamentale per garantire continuità operativa in un contesto sempre più imprevedibile.</p>
<h2 id="evoluzione-dellinformation-technology-nella-digital-transformation">Evoluzione dell&rsquo;Information Technology nella Digital Transformation</h2>
<p>Dopo aver inquadrato il crescente valore della trasformazione digitale e l&rsquo;evoluzione delle metriche per misurarla, e dopo aver individuato nella figura del CIO un ruolo e una responsabilità sempre più strategici per le aziende, è importante <strong>calarsi nella dimensione pratica</strong> . In cosa consiste oggi la trasformazione digitale? Quali ambiti di un&rsquo;azienda coinvolge? <strong>Quali sono i pilastri che possono concretizzare un approccio digitale efficiente?</strong></p>
<p>Possiamo dire che, sul piano pratico, la trasformazione IT si riflette a più livelli. Innanzitutto, il criterio principale che guida le scelte tecnologiche è rappresentato dalle <strong>necessità di business</strong> : il focus non è più sulla soluzione tout court. Oggi le aziende ricercano soluzioni IT che non solo siano in grado di integrare dati multi-source, ma che presentino anche <strong>funzionalità di engagement, collaboration e analitiche</strong> . I software tradizionali, pensati per girare su infrastrutture on-premise, lasciano spazio alle <a href="/it/applicazioni-cloud-native-vs-tradizionali">applicazioni Cloud Native</a> , sviluppate su <a href="/it/containerizzazione-delle-applicazioni-cosa-devi-sapere">container</a> e per ambienti distribuiti.</p>
<p>Un altro cambiamento di paradigma è il passaggio dall’analisi descrittiva alle <strong>analisi predittive e prescrittive</strong> , rese possibili dalla presenza di dati disponibili in real time e provenienti da più fonti, nonché dai sistemi di <strong>intelligenza artificiale</strong> .</p>
<p>Infine, l’ <strong>Internet of Everything</strong> amplia il concetto di rete, con il proliferare dei dispositivi connessi e delle informazioni disponibili.</p>
<p><em>Portando il concetto di trasformazione digitale su un livello ancora più concreto, si possono distinguere tre fattori caratterizzanti e abilitanti. Sono Cloud Transformation, applicazioni Cloud Native, DevOps &amp; Agile: i tre pilastri della Digital Transformation.</em></p>
<p>Di seguito, analizzeremo nel dettaglio ciascuna di queste tre aree.</p>
<h2 id="primo-pilastro-della-digital-transformation-la-cloud-transformation">Primo pilastro della Digital Transformation: la Cloud Transformation</h2>
<p>Secondo <a href="https://www.gartner.com/en/doc/768816-the-future-of-cloud-computing-in-2027-from-technology-to-business-innovation">Gartner</a> , oggi, si tende a considerare il cloud come una piattaforma tecnologica, ma questa prospettiva cambierà notevolmente entro il 2027. Il <strong>cloud computing</strong> non sarà solo un approccio tecnologico per la distribuzione delle applicazioni, ma <strong>fungerà anche da motore principale dell&rsquo;innovazione aziendale</strong> .</p>
<p>Il Cloud si va infatti affermando come il modello architetturale oggi più conveniente in virtù di una serie di vantaggi.</p>
<p>Scendendo nel dettaglio tecnico, esistono <a href="/it/hybrid-vs-public-vs-private-cloud-guida-alla-scelta-in-azienda">tre tipologie di architetture Cloud</a> :</p>
<ul>
<li><strong>Private</strong> : gli asset vengono fruiti come servizio all’interno del data center aziendale che può risiedere in strutture di proprietà o affittate presso i Cloud provider;</li>
<li><strong>Public</strong> : le risorse sono erogate dalle infrastrutture del fornitore, accessibili tramite Internet e condivise da più utenti;</li>
<li><strong>Hybrid</strong> : la tipologia destinata a prevalere, che prevede la commistione di Cloud pubblici e privati.</li>
</ul>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong>
<a href="/it/cose-hybrid-cloud-quando-sceglierlo-esempi-vantaggi">Cos&rsquo;è l’Hybrid Cloud? Quando sceglierlo, esempi, vantaggi</a>
<a href="/it/pro-e-contro-del-multi-cloud-alla-tua-azienda-conviene">Pro e contro del multi cloud: alla tua azienda conviene?</a></p>
<h3 id="i-vantaggi">I vantaggi</h3>
<p>Nonostante le differenze, si possono individuare benefici comuni sul fronte IT e business che un’azienda può acquisire optando per un percorso di <strong>Cloud Transformation</strong> .</p>
<p>Innanzitutto, tra le caratteristiche più apprezzate, bisogna citare la garanzia di <strong>continuità operativa</strong> e più genericamente di <strong>resilienza</strong> . Un ambiente distribuito su più data center, geograficamente distanti e accessibili tramite rete, assicura agli utenti la disponibilità dei servizi sempre e ovunque, anche a fronte di disastri.</p>
<p>I Cloud provider, grazie alle economie di scala, possono dotarsi di tecnologie performanti e all’avanguardia anche sotto il profilo della <strong>sicurezza</strong> . Nessuna azienda - che non abbia come core business i sistemi IT - sarebbe infatti capace di pari investimenti per la protezione delle proprie infrastrutture.</p>
<p>Al contempo, la possibilità di comprare rapidamente asset tecnologici come servizio, all’interno di contratti pay-as-you-go, permette di costruire ambienti IT in modo <strong>flessibile</strong> , scalabile all’occorrenza e più <strong>economico</strong> , specie se gestiti secondo l’approccio <a href="/it/finops-cloud-financial-management">FinOps</a> .</p>
<p>Il Cloud, insomma, è lo strumento che permette di <strong>allineare i sistemi informativi alle esigenze di business</strong> , bilanciando solidità e agilità.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong>
<a href="/it/finops-cloud-financial-management">FinOps: perché passare alla gestione finanziaria del Cloud</a>
<a href="/it/digital-transformation-e-resilienza-cosa-ci-insegna-il-coronavirus">Digital Transformation e resilienza: cosa ci insegna il Coronavirus</a></p>
<h3 id="un-motivo-in-più">Un motivo in più&hellip;</h3>
<p>Il Cloud diventa anche il mezzo di supporto per le politiche di <strong>internazionalizzazione</strong> delle aziende, poiché consente di predisporre velocemente infrastrutture e risorse tecnologiche in prossimità del mercato di destinazione.</p>
<p>Ad esempio, il servizio <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/servizi/china-unit/">China Unit</a> di <strong>SparkFabrik</strong> permette alle aziende italiane di potenziare la presenza in territorio cinese grazie alla partnership con <strong>Alibaba Cloud</strong> e una serie di attività consulenziali. L’obiettivo è mettere a disposizione delle aziende un’infrastruttura sicura e compliant che permette di offrire servizi di qualità, veloci ed efficienti, ai clienti locali.</p>
<p><strong>POTREBBE INTERESSARTI:</strong></p>
<p><a href="/it/guides/cloud-transformation-vantaggi-per-le-aziende">Cloud transformation: quali sono i vantaggi per un&rsquo;azienda</a>
<a href="/it/i-4-requisiti-del-partner-tecnologico-per-la-transizione-verso-il-cloud-native-it">I requisiti del partner tecnologico per il Cloud Native Journey</a>
<a href="/it/digital-transformation-per-enterprise-esperienza-di-sparkfabrik">Digital Transformation per Enterprise</a></p>
<h3 id="limportanza-del-cloud-management-nella-digital-transformation">L&rsquo;importanza del Cloud Management nella Digital Transformation</h3>
<p>L&rsquo;avvento del Cloud Computing innesca una profonda trasformazione aziendale. Le organizzazioni avvertono sempre più l&rsquo;esigenza di padroneggiare l&rsquo;arte della <strong>gestione e del controllo degli ambienti cloud</strong> . Una buona gestione del cloud è infatti essenziale per supportare l&rsquo;evoluzione rapida dei processi e dei prodotti, facilitando una crescente esternalizzazione verso il cloud e favorendo la trasformazione digitale.</p>
<p>Parliamo quindi di <strong>Cloud Management</strong> per riferirci all&rsquo;insieme di pratiche, tecnologie e strumenti utilizzati per gestire e controllare l&rsquo;ambiente di un&rsquo;infrastruttura Cloud. Spesso, questo avviene in <strong>contesti multi-cloud</strong> , dato che la tendenza è quella di utilizzare servizi da diversi fornitori come AWS, Microsoft Azure e Google Cloud Platform contemporaneamente.</p>
<p>Diventa quindi cruciale <strong>integrare e coordinare queste diverse infrastrutture Cloud</strong> come un&rsquo;unica entità, centralizzando attività come il provisioning delle risorse, il monitoraggio delle prestazioni, la gestione della sicurezza, la pianificazione delle capacità e la gestione dei costi.</p>
<p>PER APPROFONDIRE:
<a href="/it/guides/cloud-management-quali-sono-i-vantaggi">Cloud Management: sfruttare appieno il potenziale del cloud</a>
<a href="/it/multi-cloud-orchestration-consigli">Multi cloud orchestration: consigli per farlo nel modo giusto</a></p>
<p>Tutto questo può sembrare complesso per un&rsquo;azienda che punta alla trasformazione digitale ma è ancora incerta sulle strade da percorrere. Tuttavia, i <strong>benefici del cloud e della sua corretta gestione sono accessibili</strong> grazie a servizi dedicati e <strong>partner tecnologici come SparkFabrik</strong> . Ad esempio, i servizi di <strong>Cloud Migration</strong> consentono una pianificazione strategica e l&rsquo;esecuzione di migrazioni su Cloud, massimizzando le potenzialità offerte da provider come Amazon AWS, Google Cloud Platform, Microsoft Azure e Alibaba Cloud. Oppure, <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/servizi/cloud-native-services/managed-services/">Servizi Cloud Gestiti</a> offrono alle aziende tutta la potenza del Cloud senza la complessità gestionale, permettendo alle aziende di liberare risorse preziose da reindirizzare verso attività a valore aggiunto, riducendo nel contempo i costi e le problematiche derivanti dalla gestione di infrastrutture complesse.</p>
<h2 id="secondo-pilastro-della-digital-transformation-le-applicazioni-cloud-native">Secondo pilastro della Digital Transformation: le applicazioni Cloud Native</h2>
<p>Nei nuovi ecosistemi Cloud, le applicazioni tradizionali, pensate con una struttura monolitica per funzionare in ambienti client-server, potrebbero non funzionare correttamente o con adeguati livelli di performance. Da qui emerge la necessità di un approccio allo sviluppo software alternativo, che è ormai in fase di consolidamento: il <strong>paradigma Cloud Native</strong> . Questo paradigma consente di sfruttare appieno i vantaggi di <strong>flessibilità</strong> e rapidità di <strong>time-to-market</strong> promessi dal Cloud.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong> <a href="/it/microservizi-e-applicazioni-cloud-native-vantaggi-rispetto-a-un-applicazione-monolitica">Microservizi e applicazioni cloud-native: vantaggi rispetto ad un’applicazione monolitica</a></p>
<h2 id="terzo-pilastro-della-digital-transformation-devops--agile">Terzo pilastro della Digital Transformation: DevOps &amp; Agile</h2>
<p>La capacità dei software di rispondere puntualmente alle richieste del business è la chiave del successo dell’azienda digitale. Cloud Computing, microservizi e container convergono verso l’obiettivo e favoriscono il ricorso alle <strong>tecniche di sviluppo Agile e DevOps</strong> , particolarmente indicate sia per lo sviluppo di web applications Cloud Native sia per la modernizzazione in ottica Cloud Native di applicazioni legacy.</p>
<p>Le metodologie Agili prescrivono di scomporre il progetto in <strong>cicli reiterati</strong> e sequenziali di breve durata, ciascuno finalizzato a raggiungere un <strong>piccolo miglioramento</strong> del prodotto fino a conseguire l’obiettivo finale. Ogni modifica apportata viene sottoposta a rilascio e verificata direttamente da parte degli utenti, così da raccogliere feedback e intervenire tempestivamente in caso di errore.</p>
<p>La metodologia DevOps pone l’accento sulla <strong>collaborazione tra Developers e Operations</strong> durante tutto il ciclo di vita dell’applicazione (sviluppo, testing e delivery), garantendo maggiore velocità rispetto ai tradizionali processi di sviluppo. <strong>Il ricorso ai microservizi si presta molto bene alle pratiche</strong> <a href="/it/best-practice-devops">DevOps</a> : ogni microservizio è una funzionalità indipendente e permette dunque di avere piccoli team che collaborano al raggiungimento di un obiettivo comune. Ne deriva che è ancora più semplice procedere con rilasci incrementali e sempre testati.</p>
<p>LEGGI ANCHE:
<a href="/it/agile-e-devops-cosa-sono-e-come-interagiscono">Agile e DevOps: cosa (NON) sono e come interagiscono</a>
<a href="/it/guides/metodologia-agile">Cos&rsquo;è la metodologia Agile: esempi e vantaggi</a></p>
<h2 id="il-ruolo-di-intelligenza-artificiale-e-open-source-nella-digital-transformation">Il ruolo di Intelligenza Artificiale e Open Source nella Digital Transformation</h2>
<p>Negli ultimi anni, l’ <strong>Intelligenza Artificiale</strong> (AI) ha acquisito grande rilevanza, sia nei contesti aziendali che al di fuori di essi. Meno discusso, ma altrettanto ricco di potenziale, è l’ <strong>Open Source</strong> , inteso come software con codice sorgente aperto e modificabile. Questi due ambiti si configurano come elementi fondamentali per il successo delle aziende moderne. Ma quale ruolo possono ricoprire nella trasformazione digitale delle organizzazioni?</p>
<p>L&rsquo;Intelligenza Artificiale non deve essere considerata solo una tecnologia abilitante, ma una <strong>strategia</strong> capace di trasformare i modelli operativi. Dal canto suo, l&rsquo;Open Source fornisce il terreno fertile per <strong>flessibilità e innovazione continua</strong> , riducendo i costi per le aziende e accelerando il time-to-market.</p>
<p>In particolare, l&rsquo;adozione di soluzioni Open Source <strong>democratizza l’innovazione</strong> , permettendo alle aziende di integrare rapidamente l&rsquo;AI nei propri processi grazie a strumenti e framework in continua evoluzione. Questi strumenti supportano lo sviluppo di applicazioni avanzate, utili in ogni ambito aziendale - dal marketing all’IT - migliorando l&rsquo;efficienza operativa e l&rsquo;esperienza del cliente. Inoltre, affrontano sfide critiche come la gestione dei dati e le questioni etiche, creando un ambiente collaborativo e consentendo alle aziende di condividere risorse e conoscenze per affrontare problemi complessi in modo più efficace.</p>
<p>L&rsquo;Intelligenza Artificiale, resa accessibile da strumenti Open Source, si inserisce trasversalmente nelle organizzazioni, <strong>automatizzando attività ripetitive</strong> , <strong>ottimizzando i flussi di lavoro</strong> e <strong>liberando risorse per compiti strategici</strong> . Analizza enormi volumi di dati, offrendo <strong>insights</strong> che guidano decisioni aziendali informate e aiutano a prevedere tendenze di mercato. Migliora l&rsquo; <strong>interazione con i clienti</strong> attraverso supporto personalizzato e tempestivo, anticipando le loro esigenze grazie alle analisi predittive.</p>
<p>La capacità dell&rsquo;IA di stimolare l&rsquo;innovazione consente alle aziende di esplorare nuovi modelli di business e migliorare prodotti e servizi, riducendo rischi e accelerando il lancio sul mercato. In conclusione, l&rsquo;Intelligenza Artificiale, supportata dalle soluzioni Open Source, è un <strong>catalizzatore potente per la Digital Transformation</strong> . Le aziende che sapranno sfruttare queste risorse saranno meglio posizionate per affrontare le sfide future e capitalizzare sulle opportunità offerte dalla digitalizzazione, rafforzando la loro competitività e innovazione.</p>
<h2 id="avviare-un-progetto-di-digital-transformation-in-azienda">Avviare un progetto di Digital Transformation in azienda</h2>
<p>La componente digitale è sempre più pervasiva all’interno delle organizzazioni, permeando qualsiasi funzione e processo di business. La capacità di <strong>innovare correttamente lo stack tecnologico</strong> sottostante diventa un fattore critico di successo e addirittura di sopravvivenza.</p>
<p>Intraprendere il digital journey significa calibrare la giusta miscela tecnologica in relazione alle peculiarità aziendali, pianificando i <strong>percorsi di innovazione</strong> con raziocinio e stando attenti a non stravolgere equilibri delicati.</p>
<p>La digitalizzazione impone quindi un <strong>approccio business-centric</strong> : sono le esigenze dell’azienda e dei clienti a determinare le opportune scelte tecnologiche. Lo switch di prospettiva rappresenta un passaggio chiave verso l’innovazione e richiede competenze specifiche, che possono essere ritrovate in un <a href="/it/il-rapporto-tra-il-cliente-e-il-partner-tecnologico-secondo-sparkfabrik">partner qualificato</a> .</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong> <a href="/it/application-modernization-cose-vantaggi">Application modernization: cos&rsquo;è e quali sono i vantaggi</a></p>
<h3 id="al-tuo-fianco-per-linnovazione-tecnologica">Al tuo fianco per l’innovazione tecnologica</h3>
<p><a href="/it/digital-transformation-per-enterprise-esperienza-di-sparkfabrik">SparkFabrik va incontro alle attuali necessità delle imprese</a> , affiancando all’offerta tecnologica anche una proposta metodologica.</p>
<p>Ad esempio, organizziamo <strong>workshop dedicati allo</strong> <a href="/it/user-story-mapping-come-progettare-un-prodotto-web-insieme-al-tuo-team">User Story Mapping</a> , una tecnica che permette di analizzare le interazioni tra l’utente e il prodotto web attraverso un processo condiviso all’interno di un gruppo di lavoro. Viene sostanzialmente immaginata, mappata e rappresentata graficamente una tipica esperienza d’uso, che evidenzia le esigenze e i desiderata principali dell’utente.</p>
<p>Tra i servizi consulenziali finalizzati alla Digital Transformation, SparkFabrik propone anche il <a href="https://landing.sparkfabrik.com/it/cloud-native-assessment">Cloud Native Assessment</a> , che permette di valutare lo status-quo in termini di tecnologia, processi e cultura, così da poter poi definire un percorso personalizzato di <strong>application modernization</strong> . Si esaminano quindi i singoli casi optando per la migliore soluzione e scegliendo tra diversi approcci: dal <strong>Lift and Shift</strong> (la semplice trasposizione sul Cloud di applicazioni tradizionali) sino alla completa modernizzazione delle applicazioni con l&rsquo;introduzione dei container e l&rsquo;adozione di nuovi paradigmi di sviluppo come i microservizi o <a href="/it/serverless-computing">Serverless</a> .</p>
<p>Insomma, la digital disruption richiede cultura digitale (e consapevolezza del suo valore), le giuste tecnologie e <strong>soprattutto competenze specifiche</strong> , che spesso solo un partner di comprovata esperienza può fornire.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale/digital-transformation-sparkfabrik.jpg" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/digital-transformation-tecnologia-driver-di-crescita-aziendale/digital-transformation-sparkfabrik.jpg" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>DevOps: cos’è e come introdurlo in azienda | SparkFabrik</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/devops-cosa-e-come-introdurre/</link><pubDate>Wed, 15 Jun 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/devops-cosa-e-come-introdurre/</guid><description>DevOps accelera i tempi di rilascio del software grazie alla collaboration dei team. Approfondisci l’approccio che sta cambiando lo sviluppo applicativo.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    DevOps è un approccio che favorisce la collaborazione tra team di sviluppo e Operations per accelerare i rilasci software mantenendo alta la qualità. Questa guida spiega i quattro pilastri della pipeline DevOps (CI, CD, Continuous Operations e Assessment), le tecnologie e gli strumenti a supporto, come costruire una strategia efficace, il rapporto con Agile, e i vantaggi e le sfide dell&rsquo;adozione in azienda.
  </div>
</div>
<p>Il paradigma <strong>DevOps</strong> si rivela una strategia vincente per il successo dell’ <strong>impresa digitalizzata</strong> .</p>
<p>Le organizzazioni moderne, infatti, richiedono flessibilità, velocità e continuità di servizio senza precedenti. Le <strong>applicazioni</strong> a supporto del business devono quindi <strong>soddisfare i requisiti di alta qualità e delivery rapida.</strong> Lo scopo è garantire il regolare svolgimento delle attività aziendali, nonché il raggiungimento degli obiettivi competitivi.</p>
<p>Sviluppare, implementare, distribuire e manutenere gli applicativi secondo le regole DevOps permette di <strong>accelerare le tempistiche di rilascio in produzione</strong> , contribuendo alla riuscita delle iniziative strategiche.</p>
<h2 id="cosa-si-intende-per-devops">Cosa si intende per DevOps?</h2>
<p>Cos&rsquo;è esattamente il framework DevOps e quali sono i principi fondanti?</p>
<p>Il termine designa un approccio che facilita la collaborazione tra team interfunzionali di Developers (Dev) e il personale addetto alle It Operations (Ops). L’obiettivo è standardizzare, velocizzare, automatizzare, ottimizzare le attività inerenti alla release applicativa, migliorando la qualità del codice e la sicurezza del software. Il modello promuove un forte cambiamento culturale sul fronte della collaborazione e dell’operatività. Si avvale inoltre di strumenti per l’automazione dei processi, nonché di precetti mutuati dalle logiche di Lean Management.</p>
<p>Sebbene l’approccio prescritto non sia univoco, esistono alcune regole e <a href="/it/best-practice-devops">best practice</a> condivise, ad esempio:</p>
<ul>
<li>l’organizzazione in <strong>piccoli gruppi multidisciplinari</strong> che collaborano ai progetti;</li>
<li>l’ <strong>automazione</strong> e la ripetibilità dei processi di test e distribuzione;</li>
<li>la verifica costante della <strong>qualità del codice</strong> ;</li>
<li>la raccolta dei <strong>feedback</strong> da parte degli utenti per un migliore allineamento tra applicazione e desiderata.</li>
</ul>
<h2 id="i-4-pillar-della-pipeline-devops">I 4 pillar della pipeline DevOps</h2>
<p>Da qui derivano i <strong>quattro pillar</strong> che caratterizzano la pratica DevOps:</p>
<ul>
<li>
<p><strong>Continuous integration e testing</strong></p>
</li>
<li>
<p><strong>Continuous delivery e deployment</strong></p>
</li>
<li>
<p><strong>Continuous operations</strong></p>
</li>
<li>
<p><strong>Continuous assessment</strong></p>
</li>
</ul>
<p>Le fasi sopracitate coinvolgono sia gli sviluppatori sia gli addetti alle Operation. Il fine è quello di <strong>coprire ogni fase di sviluppo. L’intero ciclo di vita del software</strong> è quindi costituito dai quattro pillar: <strong>costruzione della build</strong> , rilascio in produzione, mantenimento in esercizio, monitoraggio del funzionamento, valutazione di eventuali difettosità e migliorie.</p>
<h3 id="continuous-integration-e-testing">Continuous integration e testing</h3>
<p>La Continuous integration (CI) è un metodo che permette agli sviluppatori di integrare molto frequentemente le variazioni apportate al codice sorgente all’interno di un unico repository. Ma l’integrazione continua non è tutto. <strong>I cambiamenti vengono sottoposti a test automatici</strong> effettuati a ciclo continuo per identificare da subito eventuali errori di funzionamento. Prima di lavorare a qualunque nuova modifica, i developers attingono a una copia del codice corrente, conservato e convalidato all’interno del repository condiviso.</p>
<h3 id="continuous-delivery-e-deployment">Continuous delivery e deployment</h3>
<p>La Continuous delivery (CD) si pone l’obiettivo di accelerare il rilascio del software. Consente infatti di <strong>costruire artefatti eseguibili e production-ready</strong> (build) a partire dalla codebase comune, validata attraverso i processi di CI. Il Continuous deployment è l’estremizzazione e il passo finale del processo di distribuzione continua. Permette infatti di <strong>distribuire nell’ambiente di produzione ogni singola modifica</strong> al codice che abbia superato i test.</p>
<p><strong>SCOPRI DI PIÙ:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/cosa-sono-continuous-integration-delivery-deployment">Cosa sono Continuous integration, delivery e deployment?</a></li>
<li><a href="/it/blog/ci-cd-best-practice-devops/">Best practice CI/CD</a></li>
</ul>
<h3 id="continuous-operations">Continuous operations</h3>
<p>Il concetto di Continuous operations afferisce alla <strong>disponibilità delle applicazioni per l’utente finale</strong> e alla continuità di servizio. Qualsiasi modifica venga apportata al software (ad esempio, una patch funzionale o di sicurezza) o all’infrastruttura (in caso di manutenzione dei server) deve essere trasparente per l’utilizzatore. L&rsquo;obiettivo è evitare un’interruzione dell’operatività.</p>
<h3 id="continuous-assessment">Continuous assessment</h3>
<p>Con Continuous assessment si intende la fase di <strong>monitoraggio delle applicazioni in produzione</strong> (disponibilità, prestazioni, difettosità, ecc), che avviene ad altissima frequenza e in tempo reale. Grazie ai <strong>feedback</strong> raccolti dagli utenti, gli sviluppatori ricevono indicazioni preziose su eventuali correzioni o migliorie da apportare. Possono così realizzare gli interventi secondo criteri di priorità, basati sull’urgenza e sugli investimenti necessari.</p>
<h2 id="tecniche-piattaforme-e-strumenti-per-il-devops">Tecniche, piattaforme e strumenti per il DevOps</h2>
<p>Condurre progetti secondo l’approccio DevOps richiede non solo un cambio di passo a livello culturale. È necessario anche il supporto di una serie di <strong>tecniche, piattaforme e</strong> <a href="/it/migliori-devops-tools">strumenti</a> in grado di facilitare l’implementazione della metodologia.</p>
<p>Le <strong>architetture di sviluppo</strong> <a href="/it/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle">Cloud Native</a> , ad esempio, possono semplificare l’adozione delle pratiche DevOps. La progettazione che fa uso di <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">microservizi</a> e <a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">container</a> si presta particolarmente all&rsquo;organizzazione del lavoro basata sulla collaborazione di team interfunzionali e orientata ad accelerare le tempistiche dei rilasci.</p>
<p>Le applicazioni infatti vengono concepite come un insieme strutturato di <strong>unità funzionali indipendenti</strong> ( <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">microservizi</a> ). Possono essere modificate da piccoli gruppi di tecnici specializzati, senza alterare il comportamento complessivo del software. La possibilità di <strong>intervenire sulla singola funzionalità applicativa</strong> e in modalità trasparente per gli utenti permette ai developers di operare contemporaneamente e a ciclo continuo. Ogni variazione al codice viene immediatamente recepita, testata, rilasciata e sottoposta alla valutazione degli utilizzatori, che possono restituire feedback preziosi agli sviluppatori.</p>
<p>Le tecniche di containerizzazione invece inseriscono i microservizi o le applicazioni all’interno di <strong>sistemi di runtime completi</strong> (i cosiddetti “container” appunto). Questi garantiscono il funzionamento del software indipendentemente dall’infrastruttura hardware sottostante. <strong>Soluzioni di</strong> <a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">orchestrazione</a> <strong>come</strong> <a href="/it/guides/kubernetes-guida-completa">Kubernetes</a> amministrano dinamicamente la gestione, la distribuzione e la portabilità dei container in ambienti differenti, assecondando i processi di automazione prescritti dal modello DevOps.</p>
<p>Passando in rassegna le tecnologie a supporto delle pratiche DevOps, troviamo una <strong>serie di tool</strong> , molti dei quali Open Source. Strumenti che consentono di gestire <strong>compiti specifici legati alle fasi della pipeline</strong> di progettazione e gestione del software.</p>
<p>Si parte dagli strumenti di planning &amp; collaboration come <strong>Kanban Tool</strong> e <strong>Jira,</strong> per arrivare fino a quelli per la gestione della configurazione come <strong>Terraform</strong> e <strong>Packer</strong> . Senza dimenticare la fase di monitoring con tool come <strong>Grafana</strong> , <strong>Prometheus</strong> e <strong>Datadog</strong> . Strumenti come <strong>GitLab</strong> e <strong>GitHub</strong> , infine, forniscono un aiuto concreto e costante durante tutte le fasi di vita dell’applicazione.</p>
<p><strong>POTREBBE INTERESSARTI</strong> :</p>
<ul>
<li><a href="/it/migliori-devops-tools">I migliori tool DevOps</a></li>
<li><a href="/it/infrastructure-as-code-cosa-e-vantaggi">Infrastructure as code: cos’è e vantaggi</a></li>
<li><a href="/it/containerizzazione-delle-applicazioni-cosa-devi-sapere">Containerizzazione delle applicazioni: cosa devi sapere</a></li>
</ul>
<h2 id="devops-strategy-step-e-consigli-per-crearla">DevOps strategy: step e consigli per crearla</h2>
<p>Chiariti i principi e le tecnologie a supporto del modello DevOps, come è possibile <a href="/it/introdurre-cultura-devops-in-azienda">implementare correttamente il framework</a> all’interno di una strategia strutturata ed efficace?</p>
<p>Sviluppare una <strong>roadmap chiara e condivisa</strong> è un passo fondamentale per ottimizzare il flusso di lavoro e i processi di progettazione, rilascio e monitoraggio secondo le logiche DevOps. Innanzitutto, perché restituisce agli sviluppatori e ai tecnici delle Operations una <strong>vista granulare</strong> sui processi, garantendo allineamento e sinergia sulle attività in corso.</p>
<p>La disponibilità di un piano di lavoro dettagliato consente di identificare più rapidamente le <strong>priorità</strong> e i rapporti di <strong>interdipendenza</strong> tra i diversi processi e gruppi di lavoro. Si può quindi razionalizzare la sequenza degli interventi anche sul medio-lungo periodo, coordinando al meglio le attività di developers e addetti alle Operations.</p>
<p>I consigli per la definizione di una roadmap efficace seguono sostanzialmente le buone pratiche per la pianificazione e realizzazione di qualsiasi progetto complesso.</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong> <a href="/it/introdurre-cultura-devops-in-azienda">Come introdurre la cultura DevOps in azienda senza friction</a></p>
<h2 id="in-che-modo-agile-e-devops-sono-correlati">In che modo Agile e DevOps sono correlati?</h2>
<p>Talvolta Agile e DevOps vengono raccontati quasi come se fossero intercambiabili, o due lati della stessa medaglia. Tuttavia, i due termini fanno riferimento a pratiche, processi e responsabilità nettamente diverse tra di loro.</p>
<p>In sintesi, <strong>Agile affronta il problema della creazione di software</strong> , mentre <strong>DevOps si concentra sull’installazione in ambiente produttivo del codice sviluppato dai team di prodotto e sul miglioramento di questo processo</strong> . Ognuno affronta una parte diversa, ma ugualmente preziosa, dello sviluppo del software.</p>
<p>Certo, un legame tra DevOps e Agile esiste. Possiamo dire che Agile ha posto le basi per la cultura DevOps. Grazie alla <strong>metodologia Agile</strong> i team hanno a disposizione un modo per creare software più snello e quindi capace di favorire un continuo apporto di valore. DevOps, applicato in un contesto Agile, fornisce ai team un framework per rilasciare e distribuire più spesso nuove funzionalità o nuovi prodotti e aumentare la qualità.</p>
<p>Infine, possiamo considerare anche un altro elemento di correlazione, ovvero il modo in cui Agile e DevOps si completano a vicenda nella vita di tutti i giorni. Agile, infatti, copre la gestione dei progetti e richiede ruoli fortemente definiti come il Product Owner. DevOps, dal canto suo, si rivolge a un lavoro più tecnico. Richiede ai Software Engineer di accettare la responsabilità condivisa per la creazione e la distribuzione del software e al management di pensare al proprio software in un determinato modo.</p>
<p>Fatte queste considerazioni è immediato percepire <strong>il valore che un team e un’organizzazione possono ottenere nell’adozione e applicazione di entrambi</strong> .</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p><strong>Cos’è la metodologia Agile? Esempi e Vantaggi</strong></p>
<p><a href="/it/gitops-cos-e">Cos&rsquo;è GitOps e quando adottarne le pratiche?</a></p>
<h2 id="vantaggi-e-sfide-di-devops">Vantaggi e sfide di DevOps</h2>
<p>Qual è il vantaggio che DevOps apporta al modo di lavorare di un&rsquo;azienda?</p>
<p>Prima di intraprendere un <a href="https://www.sparkfabrik.com/it/servizi/devops-automation/">percorso verso DevOps</a> , occorre analizzare a fondo i benefici e le criticità derivanti da una scelta così radicale.</p>
<p>Sintetizzando i vantaggi d’adozione del modello, si possono citare:</p>
<ul>
<li><strong>Time to market accelerato</strong> - La collaborazione tra i team e gli strumenti di automazione semplificano e velocizzano drasticamente le attività di integrazione, rilascio, implementazione e monitoraggio delle applicazioni.</li>
<li><strong>Qualità del codice superiore</strong> - L’automazione dei test permette di rilevare subito eventuali errori, evitando che entrino in produzione. Anche successivamente, la comunicazione tra Dev, Ops e utenti permette una rapida identificazione e soluzione dei bug.</li>
<li><strong>Allineamento con i desiderata</strong> - Il monitoraggio e la raccolta dei feedback permette di ottenere applicazioni rispondenti alle reali esigenze degli utilizzatori.</li>
<li><strong>Flessibilità e supporto migliorati</strong> - Tipicamente le applicazioni sviluppate in modalità DevOps sfruttano le moderne tecniche Cloud Native, quindi risultano in generale più facili da scalare e manutenere.</li>
<li><strong>Maggiore efficienza dei team</strong> - La condivisione di obiettivi e la visibilità sui processi aiutano i team Dev e Ops, che lavorano con maggiore commitment e coordinazione.</li>
<li><strong>Riduzione dei costi</strong> - L’efficienza dei team, l’accelerazione dei rilasci, la minimizzazione dei rischi garantisce infine una riduzione dei costi per le attività di gestione del software.</li>
</ul>
<p>Se le opportunità del DevOps sono molteplici, bisogna comunque valutare una serie di sfide quando si decide di affrontare il cambio di passo verso il nuovo paradigma.</p>
<p>Brevemente, i punti a cui bisognerebbe prestare maggiore attenzione sono:</p>
<ul>
<li><strong>Change management</strong> - Trasformare procedure e consuetudini di lavoro richiede non soltanto l’acquisizione di nuove competenze e tecnologie, ma soprattutto apertura al cambiamento culturale. Non sempre i dipendenti aziendali sono preparati. Normalmente i contesti che hanno già conosciuto la <a href="/it/guides/metodologia-agile">Metodologia Agile</a> risultano avvantaggiati nel processo di cambio culturale.</li>
<li><strong>Mancanza di competenze e talenti</strong> - Il passaggio al DevOps implica una serie di conoscenze metodologiche (sulle pratiche e i principi del modello) e tecnologiche (ad esempio, sulle tecniche Cloud Native e sugli strumenti di gestione/automazione), che difficilmente sono reperibili in azienda. Quindi vanno costruite o acquisite dall’esterno.</li>
<li><strong>Scelta degli strumenti</strong> - Sul mercato esiste una gamma molto ampia di tecnologie a supporto della metodologia DevOps. Data la varietà e la vastità dell’offerta, diventa difficile districarsi e effettuare la scelta corretta.</li>
<li><strong>Investimenti relativamente elevati</strong> - Nonostante i ritorni e i benefici, la barriera di ingresso per il modello DevOps può spaventare. Si tratta infatti di agire su più fronti (organizzativo, culturale, tecnologico, operativo). Bisogna quindi essere disposti, almeno nella fase iniziale, a impegnarsi economicamente e in termini di risorse.</li>
</ul>
<p><strong>SCOPRI ALTRI FRAMEWORK:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/devsecops-cybersecurity-per-applicazioni-cloud-native">DevSecOps</a></li>
<li><a href="/it/finops-cloud-financial-management">FinOps</a></li>
</ul>
<h2 id="alla-tua-azienda-conviene-adottare-devops">Alla tua azienda conviene adottare DevOps?</h2>
<p>Soppesando gli elementi a favore e contrari, bisogna infine capire se il modello DevOps risulta conveniente per la propria organizzazione, analizzando tutte le peculiarità del caso.</p>
<p>Per la maggioranza delle aziende, i fattori positivi vincono nettamente sulle potenziali criticità. Tuttavia occorre considerare che <strong>l’improvvisazione e il “fai-da-te” non sono approcci sostenibili</strong> in progetti così complessi.</p>
<p>Come evidenziato, la trasformazione DevOps impone una riflessione e una padronanza su molteplici domini. Gestione del cambiamento, competenze sulle architetture Cloud Native e sugli strumenti per il software management, conoscenze delle best practice sono solo alcune delle competenze necessarie.</p>
<p>Ecco quindi che per implementare una strategia DevOps di successo <strong>è importante il supporto di un partner esperto e collaudato</strong> . Un punto di riferimento che possa trasferire all’azienda il know-how tecnologico e metodologico necessario. Solo con una guida competente sarà possibile ottenere i massimi benefici dal DevOps, superando gli ostacoli.</p>
<h2 id="tecniche-piattaforme-e-strumenti-per-il-devops-1">Tecniche, piattaforme e strumenti per il DevOps</h2>
<p>Condurre progetti secondo l’approccio DevOps richiede non solo un cambio di passo a livello culturale. È necessario anche il supporto di una serie di <strong>tecniche, piattaforme e</strong> <a href="/it/migliori-devops-tools">strumenti</a> in grado di facilitare l’implementazione della metodologia.</p>
<p>Le <strong>architetture di sviluppo</strong> <a href="/it/guides/applicazioni-cloud-native-come-realizzarle">Cloud Native</a> , ad esempio, possono semplificare l’adozione delle pratiche DevOps. La progettazione che fa uso di <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">microservizi</a> e <a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">container</a> si presta particolarmente all&rsquo;organizzazione del lavoro basata sulla collaborazione di team interfunzionali e orientata ad accelerare le tempistiche dei rilasci.</p>
<p>Le applicazioni infatti vengono concepite come un insieme strutturato di <strong>unità funzionali indipendenti</strong> ( <a href="/it/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli">microservizi</a> ). Possono essere modificate da piccoli gruppi di tecnici specializzati, senza alterare il comportamento complessivo del software. La possibilità di <strong>intervenire sulla singola funzionalità applicativa</strong> e in modalità trasparente per gli utenti permette ai developers di operare contemporaneamente e a ciclo continuo. Ogni variazione al codice viene immediatamente recepita, testata, rilasciata e sottoposta alla valutazione degli utilizzatori, che possono restituire feedback preziosi agli sviluppatori.</p>
<p>Le tecniche di containerizzazione invece inseriscono i microservizi o le applicazioni all’interno di <strong>sistemi di runtime completi</strong> (i cosiddetti “container” appunto). Questi garantiscono il funzionamento del software indipendentemente dall’infrastruttura hardware sottostante. <strong>Soluzioni di</strong> <a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">orchestrazione</a> <strong>come</strong> <a href="/it/guides/kubernetes-guida-completa">Kubernetes</a> amministrano dinamicamente la gestione, la distribuzione e la portabilità dei container in ambienti differenti, assecondando i processi di automazione prescritti dal modello DevOps.</p>
<p>Passando in rassegna le tecnologie a supporto delle pratiche DevOps, troviamo una <strong>serie di tool</strong> , molti dei quali Open Source. Strumenti che consentono di gestire <strong>compiti specifici legati alle fasi della pipeline</strong> di progettazione e gestione del software.</p>
<p>Si parte dagli strumenti di planning &amp; collaboration come <strong>Kanban Tool</strong> e <strong>Jira,</strong> per arrivare fino a quelli per la gestione della configurazione come <strong>Terraform</strong> e <strong>Packer</strong> . Senza dimenticare la fase di monitoring con tool come <strong>Grafana</strong> , <strong>Prometheus</strong> e <strong>Datadog</strong> . Strumenti come <strong>GitLab</strong> e <strong>GitHub</strong> , infine, forniscono un aiuto concreto e costante durante tutte le fasi di vita dell’applicazione.</p>
<p><strong>POTREBBE INTERESSARTI</strong> :</p>
<ul>
<li><a href="/it/migliori-devops-tools">I migliori tool DevOps</a></li>
<li><a href="/it/infrastructure-as-code-cosa-e-vantaggi">Infrastructure as code: cos’è e vantaggi</a></li>
</ul>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/devops-cosa-e-come-introdurre/devops.jpg" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/devops-cosa-e-come-introdurre/devops.jpg" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item><item><title>Cosa sono i microservizi? I vantaggi del loro utilizzo</title><link>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli/</link><pubDate>Wed, 15 Jun 2022 00:00:00 +0000</pubDate><author>SparkFabrik Team</author><guid>https://www.sparkfabrik.com/it/blog/guides/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli/</guid><description>Un approfondimento completo sui microservizi: come e perché nascono, pro e contro, quando sceglierli e come passare da un monolite ai microservizi.</description><content:encoded><![CDATA[<div class="tldr">
  <span class="tldr__label">In breve</span>
  <div class="tldr__body">
    I microservizi sono un’architettura software in cui l’applicazione è composta da piccoli servizi indipendenti che comunicano via API. Questa guida copre l’evoluzione dai monoliti alla SOA fino ai microservizi, i vantaggi concreti (scalabilità, resilienza, time-to-market ridotto), quando sceglierli e quando no, i principali framework per linguaggio, le sfide da affrontare e le strategie di migrazione da un’applicazione monolitica.
  </div>
</div>
<p>L’architettura a microservizi permette di strutturare un&rsquo;applicazione web come una <strong>collezione di piccoli servizi accoppiati in maniera non rigida</strong> .</p>
<p>Il termine nasce ufficialmente nel 2005, originariamente come “Micro-Web-Services&quot;. Nonostante non esista una definizione unica di microservizi, gli obiettivi e le modalità di funzionamento di questa architettura sono chiari. L&rsquo;approccio modulare permette di <strong>sviluppare in maniera indipendente una serie di servizi</strong> , ciascuno con una specifica funzione e in grado di comunicare con gli altri via API.</p>
<p>Questo approccio trasforma quindi l’applicazione in un’aggregazione di unità funzionali più piccole e indipendenti in cui una componente e i suoi dati vengono considerati un’unità singola con il <strong>minimo possibile di dipendenze esterne</strong> .</p>
<h2 id="cosa-sono-i-microservizi">Cosa sono i microservizi</h2>
<p>I <strong>microservizi</strong> (microservices, in inglese), sono un approccio architetturale organizzativo allo sviluppo software, in cui il software è composto da piccoli servizi indipendenti che comunicano tramite API ben definite. Questi servizi sono indipendentemente distribuibili, disaccoppiati e di proprietà di piccoli team autosufficienti.
L&rsquo;architettura a microservizi consente a un&rsquo;organizzazione di consegnare applicazioni grandi e complesse in modo rapido, frequente, affidabile e sostenibile.</p>
<h2 id="microservizi-e-cloud-native">Microservizi e Cloud Native</h2>
<p>I microservizi vengono spesso associati a un altro termine, <a href="/it/blog/il-cloud-native-%C3%A9-la-risposta-ad-un-mercato-moderno-e-mutevole-e-questo-%C3%A8-il-motivo/">Cloud Native</a> , ma occorre fare una distinzione. I microservizi sono un’architettura di ingegneria del software, mentre <strong>il Cloud Native è un vero e proprio paradigma per creare applicazioni moderne.</strong> I metodi e gli strumenti Cloud Native permettono all’azienda di reagire in tempi rapidi al cambiamento delle richieste di mercato, adattando proattivamente i propri servizi IT.</p>
<p>Dal punto di vista operativo, le applicazioni Cloud Native sono applicazioni che possono essere eseguite su un <a href="/it/hybrid-vs-public-vs-private-cloud-guida-alla-scelta-in-azienda">cloud privato, pubblico o ibrido</a> . <strong>L&rsquo;approccio a microservizi è uno dei paradigmi per realizzare applicazioni Cloud Native.</strong> Al loro fianco troviamo i container, gli orchestratori di container (come Kubernetes) e l&rsquo;utilizzo di API dichiarative, oltre alla <a href="/it/guides/metodologia-agile">metodologia Agile</a> di sviluppo e alle pratiche <a href="/it/guides/metodologia-devops-cose-e-come-adottarla">DevOps</a> basate su <a href="/it/cosa-sono-continuous-integration-delivery-deployment">Continuous Integration e Continuous Delivery (CI/CD)</a> .</p>
<p><strong>Un&rsquo;architettura a microservizi trova nei container la tecnologia perfetta per esprimere le sue massime potenzialità.</strong> I container permettono l&rsquo;esecuzione di un microservizio in maniera indipendente dall&rsquo;infrastruttura sottostante.</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/orchestrazione-dei-container-con-kubernetes">Cos&rsquo;è l&rsquo;orchestrazione dei container e come farla con Kubernetes</a></li>
<li><a href="/it/container-e-kubernetes-aziende-che-li-usano-con-successo">Casi di successo: 3 aziende che li usano con successo i container</a></li>
<li><a href="/it/orchestration-vs-choreography-quale-usare-pro-e-contro">Orchestration vs Choreography, quale usare? Pro e contro</a></li>
</ul>
<h2 id="perché-sono-nati-i-microservizi">Perché sono nati i microservizi?</h2>
<p>I microservizi sono contemporaneamente l&rsquo;evoluzione e lo sviluppo logico della storia dell&rsquo;ingegneria del software. Il cammino è stato lungo e ha mosso i primi passi dalle applicazioni monolitiche.</p>
<h3 id="architettura-monolitica">Architettura monolitica</h3>
<p>L&rsquo;architettura dei monoliti prevede, semplificando il concetto, che l&rsquo;interfaccia utente (il frontend) e le interfacce per accedere e manipolare i dati (backend) siano contenuti in un singolo software indipendente, indivisibile e privo di modularità.</p>
<p><strong>Un&rsquo;applicazione monolitica deve contenere tutto ciò che è necessario per completare una particolare attività</strong> . Oggi questa prospettiva è potenzialmente superata: grazie all’impostazione modulare del software diventa possibile utilizzare, aggiornare o modificare una serie di piccole componenti in modo indipendente senza bisogno di distribuire o deployare l&rsquo;intera applicazione.</p>
<p>Le applicazioni monolitiche sono funzionali a un ambiente circoscritto, come erano i primi mainframe e come sono stati a lungo anche i personal computer, e garantiscono un’integrazione delle funzioni in ambienti non standard.</p>
<p>Col tempo, però, la complessità dei problemi da risolvere e la potenza crescente dei computer ha portato alla <strong>realizzazione di applicazioni monolitiche sempre più grandi e pesanti.</strong> Tali strutture sono diventate molto costose da aggiornare in tempi rapidi e da mantenere correttamente: si può dire che abbiano superato la capacità dei programmatori di sfruttarne in maniera efficace le possibilità.</p>
<blockquote>
<p>“As long as there were no machines, programming was no problem at all; when we had a few weak computers, programming became a mild problem, and now we have gigantic computers, programming has become an equally gigantic problem.” — Edsger Dijkstra, informatico</p>
</blockquote>
<p>Ecco che il mondo informatico ha dovuto identificare nuove metodologie di sviluppo e nuovi processi per migliorare la qualità del software e la sua gestione. Prima è nata la <strong>programmazione procedurale e orientata agli oggetti</strong> per gestire progetti di grandi dimensioni, complessi e con specifiche non definite nel dettaglio. Successivamente, con lo sviluppo e la crescente importanza di internet, sono nate varie architetture tra le quali la più usata è <strong>la SOA, Service-Oriented Architecture</strong> .</p>
<ul>
<li><strong>PER APPROFONDIRE:</strong> <a href="/it/microservizi-e-applicazioni-cloud-native-vantaggi-rispetto-a-un-applicazione-monolitica">Microservizi e applicazioni Cloud Native VS applicazioni monolitiche</a></li>
</ul>
<h3 id="soa-service-oriented-architecture">SOA: Service-Oriented Architecture</h3>
<p>Più che una rivoluzione, la SOA è considerata un’evoluzione delle pratiche di sviluppo esistenti che permette all’azienda di realizzare i propri applicativi con un approccio olistico e non rigido.</p>
<p>La SOA è un&rsquo;architettura in cui <strong>alcuni componenti di un’applicazione forniscono servizi ai componenti di altre applicazioni</strong> grazie a un protocollo di comunicazione che opera in rete in maniera indipendente e non proprietaria.</p>
<p>Più SOA, unite da un’infrastruttura hardware o software dedicata, possono diventare l&rsquo;equivalente funzionale di una più grande e complessa applicazione monolitica, senza molti degli svantaggi connessi. La SOA <strong>incoraggia la condivisione delle singole componenti software</strong> e il loro riuso.</p>
<p>Nell&rsquo; <strong>orientamento ai servizi</strong> - che è alla base della SOA - si intravede già quello che sarà lo sviluppo futuro dell’architettura. Parliamo chiaramente dei microservizi, che fanno dell&rsquo;approccio modulare il proprio punto di forza.</p>
<h3 id="dalla-soa-ai-microservizi">Dalla SOA ai microservizi</h3>
<p><strong>Le differenze tra i due approcci sono numerose</strong> . Dal punto di vista architetturale la SOA è progettata per condividere delle risorse attraverso dei servizi, i microservizi invece sono servizi che funzionano in maniera indipendente.</p>
<p>La SOA è organizzata su servizi più grandi e modulari rispetto ai microservizi che sono centrati su una singola funzione. Inoltre la Service-Oriented Architecture condivide lo spazio di archiviazione dei dati mentre ogni microservizio ha il suo <strong>data storage indipendente</strong> .</p>
<p>Come sistema di comunicazione la SOA utilizza gli <strong>ESB (Enterprise service bus)</strong> e i microservizi utilizzano le <strong>API</strong> ; per i servizi remoti la SOA utilizza protocolli come SOAP e AMQP, i microservizi si basano invece su REST e JMS.</p>
<p>Infine, mentre <strong>la SOA è più efficiente per progetti che prevedano un’integrazione su grande scala, i microservizi sono pensati per applicazioni web Cloud Native</strong> , più facili e veloci da progettare e mettere in produzione.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/it/guides/perch%C3%A9-e-come-realizzare-unapplicazione-cloud-native">Come realizzare un’applicazione Cloud Native</a></li>
<li><a href="/it/serverless-computing">Cos’è il serverless computing e quali sono i suoi vantaggi?</a></li>
</ul>
<h2 id="come-funzionano-i-microservizi">Come funzionano i microservizi?</h2>
<ul>
<li>Per “ <strong>discovery</strong> ” intendiamo la capacità dei microservizi - e dell’orchestratore stesso - di poter comunicare e indicizzare attraverso un nome DNS i servizi in esecuzione.</li>
<li>Con “ <strong>comunicazione</strong> ” intendiamo la tipologia di protocollo che i servizi supportano per interagire tra di loro e con l’esterno (es: HTTP/HTTPS oppure MQTT/AMQP). Tutti gli orchestratori supportano anche le Network Policies che permettono di controllare il traffico tra i microservizi, garantendo la sicurezza e il controllo delle comunicazioni.</li>
<li>Con “ <strong>osservabilità</strong> ” ci riferiamo alla capacità di ciascun microservizio di poter esporre log, messaggi e contatti utili al monitoraggio del suo funzionamento e stato di salute.</li>
<li>Infine “ <strong>runtime</strong> ”, il concetto che - oltre ad identificare la logica eseguita dal microservizio - rappresenta anche la possibilità di un cluster o di diversi microservizi di essere scritti in linguaggi diversi (poliglottismo), permettendo così di sfruttare il miglior stack tecnologico per un determinato compito.</li>
</ul>
<h2 id="quali-sono-i-vantaggi-dei-microservizi">Quali sono i vantaggi dei microservizi?</h2>
<p>Realizzare un progetto basato su microservizi porta una serie di vantaggi:</p>
<ul>
<li>I microservizi permettono di <strong>ridurre la complessità architetturale</strong> di un’applicazione, destrutturandola in una serie di servizi puntuali più veloci da sviluppare e mantenere.</li>
<li>Ogni singola funzionalità può essere fatta scalare velocemente ed essere <strong>distribuita su più ambienti</strong> in maniera indipendente dal resto.</li>
<li>I tempi di sviluppo e quindi di <strong>messa in produzione</strong> dell&rsquo;applicazione si riducono notevolmente, con impatto positivo sul time-to-market.</li>
<li>L&rsquo;applicazione è più <strong>resiliente</strong> perché i singoli servizi non impattano sul funzionamento dell&rsquo;intera applicazione e le operazioni di manutenzione sono più veloci.</li>
<li><strong>I team di sviluppo sono più piccoli</strong> e molto specializzati su una singola parte dell&rsquo;applicazione che ha una base di codice più piccola.</li>
<li>Si possono usare in modo più facile la <a href="/it/guides/metodologia-agile">metodologia Agile</a> e le <a href="/it/best-practice-devops">pratiche di sviluppo DevOps</a> , permettendo la collaborazione tra <strong>Developers e Operations</strong> con un <a href="/it/ci-cd-best-practice-devops">approccio di Continuous Integration e Continuous Delivery</a> .</li>
</ul>
<h2 id="quando-non-scegliere-i-microservizi">Quando (non) scegliere i microservizi?</h2>
<p><strong>Non esiste un approccio allo sviluppo delle applicazioni “taglia unica” che risolva tutti i problemi</strong> . Per quanto i microservizi siano il nuovo standard del mercato, l’approccio monolitico potrebbe essere in realtà la soluzione più conveniente per alcune aziende.</p>
<p>Ad esempio, è consigliabile optare per <strong>un’architettura tradizionale</strong> se:</p>
<ul>
<li>si dispone di poco tempo e budget per realizzare un <strong>MVP</strong> (Minimum Viable Product);</li>
<li>si necessita di un&rsquo;applicazione <strong>molto semplice</strong> , che non richiede particolari scalabilità e flessibilità;</li>
<li>non si hanno le <strong>competenze necessarie</strong> per sviluppare a microservizi (e non si intende affidarsi a un partner specializzato, scelta comunque consigliata se si ha a che fare con tecnologie nuove e intrinsecamente complesse).</li>
</ul>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong> <a href="/it/i-4-requisiti-del-partner-tecnologico-per-la-transizione-verso-il-cloud-native">Come scegliere il partner tecnologico per la transizione verso il Cloud Native</a></p>
<p>Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la scelta dei microservizi si rivela essere più adatta a soddisfare le richieste del business perché assicura più <strong>flessibilità, rapidità e scalabilità</strong> .</p>
<p>La prova della crescente diffusione di questo approccio arriva anche dai dati. Ad esempio, le <a href="https://www.statista.com/statistics/1233937/microservices-adoption-level-organization/">indagini di Statista</a> condotte nel 2021 mostrano che <strong>il 71% delle aziende utilizza almeno parzialmente i microservizi</strong> . Dal <a href="https://www.oreilly.com/radar/microservices-adoption-in-2020/">sondaggio</a> condotto nel 2020 da O’Reilly è emerso che il 28% dei partecipanti usa i microservizi da almeno 3 anni, mentre il 61% li utilizza da un anno o più. A livello di gradimento, <strong>il 92% ha espresso di aver ottenuto benefici</strong> dall’introduzione dei microservizi.</p>
<h2 id="architettura-a-microservizi-quali-sono-i-migliori-framework">Architettura a microservizi: quali sono i migliori framework?</h2>
<p>Utilizzare un <strong>framework</strong> per lo sviluppo a Microservizi porta una serie di vantaggi. Per prima cosa, fornisce una <strong>base di partenza comune</strong> e una <strong>community</strong> di riferimento. Inoltre, favorisce la <strong>manutenibilità del codice</strong> e determina la <strong>diminuzione dei tempi di sviluppo</strong> . Di seguito elenchiamo i framework più comuni in base al linguaggio di programmazione.</p>
<h3 id="nodejs">Node.js</h3>
<ul>
<li><strong>Express.js</strong> : Express.js è un framework web molto popolare per Node.js che può essere utilizzato per sviluppare microservizi. È flessibile e offre una vasta gamma di middleware per la gestione delle richieste HTTP.</li>
<li><strong>Nest.js</strong> : Un framework TypeScript per Node.js che si concentra sulla struttura scalabile e modulare dei microservizi. Offre un&rsquo;architettura basata su moduli e una buona organizzazione del codice.</li>
</ul>
<h3 id="go">Go</h3>
<ul>
<li><strong>Gin</strong> : Un framework leggero e ad alte prestazioni per lo sviluppo di API e microservizi in Go. È noto per la sua velocità ed è molto popolare nella comunità Go.</li>
<li><strong>Echo</strong> : Un altro framework Go leggero e veloce per la creazione di API e servizi web. È progettato per essere semplice da usare ed estendibile.</li>
</ul>
<h3 id="java">Java</h3>
<ul>
<li><strong>Spring Boot</strong> : Uno dei framework più popolari per lo sviluppo di microservizi in Java. Offre una vasta gamma di funzionalità per la gestione dei servizi, la configurazione, la sicurezza e la comunicazione tra i microservizi.</li>
<li><strong>Micronaut</strong> : Un framework moderno e leggero per la creazione di microservizi Java. Micronaut è noto per le sue prestazioni eccezionali e il supporto nativo per il Cloud Native.</li>
<li><strong>Quarkus</strong> : Un altro framework Java progettato per applicazioni Cloud Native e microservizi. Quarkus si concentra sulla velocità di avvio ridotta e l&rsquo;efficienza delle risorse.</li>
</ul>
<h3 id="c">C#</h3>
<ul>
<li><strong>ASP.NET Core</strong> : ASP.NET Core è un framework di sviluppo web di Microsoft che consente di creare microservizi in C#. Offre una vasta gamma di librerie e supporta il containerization, facilitando l&rsquo;esecuzione di microservizi in container Docker.</li>
<li><strong>ServiceStack</strong> : Un framework C# open-source per lo sviluppo di servizi web e microservizi. Offre una serie di funzionalità per la gestione delle richieste HTTP, la serializzazione dei dati e altro ancora.</li>
</ul>
<h2 id="sfide-e-complessità-dei-microservices">Sfide e complessità dei microservices</h2>
<p>Al di là dei casi specifici, è importante valutare consapevolmente le sfide che i microservizi portano in azienda.</p>
<p>Un’architettura basata sui microservizi richiede <strong>un’infrastruttura di hosting differente da quella tradizionale per applicazioni monolitiche</strong> , che deve essere adatta alle esigenze dell&rsquo;azienda, resa sicura e mantenuta. E funziona meglio per aziende che hanno bisogno di innovare in maniera rapida verso una base di utenti molto diversificata.</p>
<p>I microservizi hanno una complessità differente da quella delle applicazioni monolitiche, ma che non deve essere sottovalutata. Il punto centrale è <strong>la comunicazione tra singoli servizi dell&rsquo;applicazione</strong> , che può includere da alcune decine a diverse centinaia di servizi diversi per i progetti di più grandi dimensioni.</p>
<p>Inoltre, <strong>il debugging di una applicazione basata su microservizi è più complesso</strong> perché bisogna tracciare la sorgente di ogni singolo problema attraverso i log di decine o centinaia di piccole componenti. Ancora, <strong>la fase di test dell&rsquo;integrazione dei microservizi</strong> presenta alcune difficoltà perché questi sono distribuiti in ambienti diversi e diventa complesso replicarli in un ambiente di test locale.</p>
<p>Infine, dal momento che il funzionamento di un&rsquo;applicazione basata su microservizi si ottiene con l&rsquo;utilizzo di <strong>API</strong> , bisogna prestare <strong>costante attenzione all&rsquo;evoluzione di queste ultime</strong> . Se infatti vengono definite nuove versioni delle API, può essere molto complesso capire in quale modo impatteranno sui microservizi che le utilizzano.</p>
<p>Al netto di queste considerazioni, l&rsquo;architettura a microservizi si rivela essere <strong>la scelta più innovativa e vantaggiosa</strong> per quelle aziende che sono in grado di affrontare la complessità aggiunta in virtù dei numerosi benefici che si possono ottenere.</p>
<p><strong>PER APPROFONDIRE:</strong> <a href="/it/applicazioni-cloud-native-vs-tradizionali">Applicazioni Cloud Native vs applicazioni tradizionali: il confronto</a></p>
<h2 id="da-monolite-a-microservizi-le-fasi-di-modernizzazione">Da monolite a microservizi: le fasi di modernizzazione</h2>
<p>I <a href="/it/microservizi-e-applicazioni-cloud-native-vantaggi-rispetto-a-un-applicazione-monolitica">vantaggi dei microservizi rispetto all’architettura monolitica</a> sono molti. Per questo sempre più aziende optano per i primi. Un progetto basato su microservizi può essere sviluppato da zero o, più probabilmente, sarà il frutto di <strong>una trasformazione che parte da un applicativo legacy</strong> , ne abbiamo parlato in questo articolo: <a href="/it/application-modernization-cose-vantaggi">Application modernization: cos&rsquo;è e quali sono i vantaggi</a> .</p>
<p>Le strategie di refactoring più diffuse per gestire la trasformazione da una applicazione monolitica a una basata su microservizi sono due: <strong>l&rsquo;implementazione di tutte le nuove funzionalità come servizi e l&rsquo;estrazione di singoli servizi</strong> dall&rsquo;applicazione monolitica.</p>
<p>Il primo caso è il più semplice da affrontare in quanto non richiede di frammentare tutta l’applicazione legacy. E ha anche il vantaggio di mostrare la maggiore velocità nella messa in produzione del nuovo software rispetto al modello tradizionale monolitico.</p>
<p>Tuttavia l&rsquo;unico modo per modernizzare del tutto l&rsquo;applicazione monolitica è estrarre un modulo dopo l&rsquo;altro dall&rsquo;applicazione e convertirlo in servizio. Per farlo si procede con una fase di <strong>analisi preliminare e di mappatura</strong> : occorre definire i singoli servizi che sostituiranno i differenti moduli dell&rsquo;applicazione monolitica. Seguono le fasi di <strong>sviluppo, test e messa in produzione</strong> così che il traffico venga reindirizzato verso i nuovi servizi. A questo punto è possibile rimuovere le funzionalità trasformate in microservizi dall&rsquo;applicazione monolitica.</p>
<p>In conclusione, <strong>la migrazione di un&rsquo;applicazione monolitica verso un’architettura basata sui microservizi</strong> richiede un’attività preliminare di analisi e poi di conversione delle singole componenti mappate in maniera iterativa.</p>
]]></content:encoded><media:content url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli/microservices-pillar.jpg" medium="image"/><enclosure url="https://www.sparkfabrik.com/images/blog/microservizi-cosa-sono-e-perche-usarli/microservices-pillar.jpg" type="image/jpeg"/><category>Guide</category></item></channel></rss>