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SBOM e Cyber Resilience Act: mappare i rischi delle dipendenze

SparkFabrik Team12 min di lettura
SBOM e Cyber Resilience Act: mappare i rischi delle dipendenze
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In breve
Il Cyber Resilience Act impone alle aziende europee la piena responsabilità legale sulla sicurezza del software, rendendo la Software Bill of Materials un requisito obbligatorio per la conformità. Attraverso l’adozione di standard come CycloneDX e SPDX, le organizzazioni possono mappare le dipendenze transitive e automatizzare la gestione delle vulnerabilità. Questo approccio riduce il tempo medio di risoluzione fino all'80 percento, trasformando la sicurezza della supply chain da un onere normativo a un vantaggio competitivo strategico.

L’entrata in vigore del Cyber Resilience Act1 (CRA) impone nuove responsabilità per i C-level e i decisori tecnici europei: la sicurezza del software cessa di essere una semplice best practice ingegneristica per trasformarsi in un rigido requisito legale per l’accesso al mercato. Il legislatore ha tracciato una linea netta, stabilendo che l’opacità all’interno della supply chain non rappresenta più un rischio di business accettabile. Chi immette prodotti digitali nel mercato unico è ora direttamente responsabile delle vulnerabilità presenti nel codice, incluse quelle derivanti da librerie di terze parti.

Di fronte a queste direttive, la Software Bill of Materials (SBOM) emerge come lo strumento operativo fondamentale e obbligatorio per ottenere la marcatura CE. Senza una mappatura esatta di ciò che compone il software, dimostrare la conformità è impossibile. Questo articolo esplora le metodologie per mappare le dipendenze in modo esaustivo, quantificare il debito tecnico accumulato nei repository e preparare l’infrastruttura aziendale ai nuovi standard di conformità. Il passaggio da un approccio reattivo a una governance strutturata richiede l’integrazione nativa della sicurezza nei processi di sviluppo e distribuzione del software2. Questa evoluzione garantisce una visibilità totale sulle fondamenta del proprio prodotto, permettendo di rilasciare aggiornamenti sicuri senza subire blocchi normativi.

Perché il Cyber Resilience Act rende la SBOM un vincolo di business?

La normativa europea trasferisce la responsabilità legale delle vulnerabilità direttamente su chi distribuisce il prodotto. Senza un inventario aggiornato delle dipendenze, mantenere la marcatura CE diventa impossibile. Questa mancanza si traduce nel blocco immediato delle vendite e nell’esposizione a sanzioni calcolate sul fatturato globale dell’azienda.

Dalla Sicurezza Reattiva alla Security-by-Design

La transizione imposta dalla nuova normativa europea consiste nell’abbandono del tradizionale patching reattivo in favore di un approccio strutturale basato sulla Security-by-design3. Fino a pochi anni fa, l’integrazione di componenti open source o di terze parti avveniva con controlli minimi, delegando implicitamente la sicurezza ai maintainer esterni. Oggi, il CRA stabilisce che l’onere della prova ricade sull’azienda produttrice.

Quest’ultima deve garantire che ogni riga di codice pacchettizzata e distribuita sia tracciabile, sicura e priva di vulnerabilità note. Questo orientamento normativo europeo si allinea a un movimento globale iniziato negli Stati Uniti con l’Ordine esecutivo 140284, 5. Il provvedimento, noto come Executive Order on Improving the Nation’s Cybersecurity6, ha imposto l’uso delle distinte base del software per chiunque fornisca soluzioni digitali alle agenzie federali.

Un’attenta analisi delle responsabilità legali dimostra che la conformità non è più una delega operativa per i team di sviluppo, ma un mandato fiduciario per il board aziendale. Integrare codice di cui non si conosce l’esatta provenienza e composizione equivale a immettere sul mercato un prodotto fisico senza conoscerne i materiali di fabbricazione. Questa responsabilità si inserisce a pieno titolo nelle moderne strategie di risk management e governance ESG, dove la trasparenza digitale è un pilastro fondamentale.

L’assenza di una governance rigorosa sulle dipendenze espone l’organizzazione a rischi severi. Il primo ostacolo è il blocco della commercializzazione per invalidazione immediata della marcatura CE in tutto lo Spazio Economico Europeo. A questo si aggiungono sanzioni finanziarie dirette, calcolate in percentuale sul fatturato globale dell’azienda, in caso di incidenti derivanti da negligenza nella mappatura. Infine, si rischiano danni reputazionali catastrofici e la perdita di fiducia da parte di clienti e investitori, come dimostrato da recenti attacchi alla supply chain di pacchetti ufficiali legati a grandi vendor. Senza una visibilità totale, le aziende colpite non sanno di eseguire codice ostile, replicando su scala ridotta i danni sistemici già osservati durante il caso SolarWinds7.

Cosa significa SBOM e come differisce da una distinta base tradizionale?

Una SBOM è l’inventario formale e strutturato di tutti i componenti, librerie e dipendenze utilizzati per costruire un’applicazione software. A differenza di una distinta base tradizionale, include versioni specifiche, licenze d’uso, relazioni gerarchiche tra i pacchetti e firme crittografiche necessarie per garantire l’integrità dell’intera catena di fornitura.

Anatomia di una SBOM Standardizzata

Per comprendere il valore di questo strumento, è utile un’analogia con l’industria manifatturiera. Quando un’azienda automobilistica assembla un motore, traccia esattamente l’origine, il lotto e le specifiche di ogni singola vite; se un fornitore segnala un difetto metallurgico, la casa madre sa esattamente quali veicoli richiamare. L’ingegneria del software, per decenni, ha operato assemblando librerie senza mantenere questo livello di tracciabilità. Nei sistemi PLM (Product Lifecycle Management) tradizionali, il software viene spesso trattato all’interno di una EBOM8 (Engineering Bill of Materials) o di una MBOM9 (Manufacturing Bill of Materials) come un singolo componente scatola nera, un aggregato monolitico privo di dettagli interni.

La distinta base del software rompe questa opacità. Tuttavia, un semplice elenco testuale di pacchetti non è sufficiente per l’automazione richiesta dalle moderne normative. Per questo motivo, l’industria ha sviluppato standard specifici. CycloneDX10 e SPDX11 sono i formati standardizzati utilizzati per documentare le informazioni sulle componenti software all’interno di una SBOM. Questi formati, raccomandati anche dalle linee guida della CISA12, permettono alle macchine di leggere l’inventario e incrociarlo automaticamente con i database globali delle minacce, come il National Vulnerability Database13.

Per le organizzazioni enterprise, mantenere la totale visibilità della supply chain tramite un inventario strutturato dei componenti rappresenta l’unico metodo scalabile per gestire la complessità applicativa.

Le differenze sostanziali tra una distinta generica e una SBOM standardizzata emergono su tre fronti. Sulla profondità di risoluzione, la distinta generica elenca solo le librerie di primo livello, mentre la SBOM standardizzata mappa l’intero albero gerarchico. Per la gestione delle licenze, l’inventario moderno include automaticamente i metadati legali per prevenire violazioni di copyright derivanti da codice open source restrittivo. Infine, la verifica crittografica integra hash univoci per ogni componente, garantendo che la libreria scansionata sia esattamente quella compilata nell’artefatto finale.

Come mappare le dipendenze per mitigare il rischio della supply chain?

Mappare le dipendenze richiede l’integrazione di strumenti di analisi composizionale direttamente nelle pipeline di sviluppo, tracciando sia i pacchetti importati direttamente sia le dipendenze transitive. Questo approccio continuo identifica le vulnerabilità prima del rilascio in produzione, trasformando l’inventario da documento statico a presidio di sicurezza dinamico e automatizzato.

Integrazione SBOM nella Pipeline CI/CD

Il rischio maggiore per i CTO non risiede nel codice scritto internamente, e spesso nemmeno nelle librerie importate direttamente dagli sviluppatori. Il vero punto cieco è costituito dalle dipendenze transitive: il codice scritto da terzi che richiama a sua volta altro codice di terzi, creando una catena profonda e invisibile. Come sottolineato dal nostro CTO Paolo Mainardi, le organizzazioni hanno ormai raggiunto un punto di non ritorno nella gestione delle dipendenze software: ignorare la complessità di questo albero significa accettare un debito tecnico incalcolabile. Il rapporto OSSRA 2024 rivela che il 91% dei repository di codice esaminato include componenti arretrati di 10 versioni o più.

L’Albero delle Dipendenze Transitive

Come possiamo governare questa complessità? L’ingegneria del software moderna si basa sull’integrazione continua di librerie terze. Questo approccio componibile è corretto e necessario per accelerare i rilasci, ma espone le applicazioni a una fragilità strutturale se non governato. La debolezza di queste architetture è dimostrata da una serie di attacchi recenti che hanno compromesso ecosistemi considerati sicuri. Nel mondo degli strumenti di sviluppo, la compromissione dell’estensione Nx Console per VS Code ha dimostrato come un token rubato su GitHub possa distribuire codice malevolo a milioni di macchine. L’ecosistema Python ha subito colpi critici su PyPi, dove pacchetti legati allo stack AI come LiteLLM sono stati manipolati per sottrarre chiavi di root.

Anche le infrastrutture enterprise non sono immuni. Red Hat ha dovuto gestire vulnerabilità critiche legate ad accessi non autorizzati nelle proprie organizzazioni GitHub, mentre piattaforme cloud native come Vercel hanno affrontato incidenti di sicurezza che minacciano i deployment frontend. Nell’ecosistema PHP, attacchi mirati hanno colpito i pacchetti Laravel Lang iniettando stealer di credenziali direttamente nelle dipendenze di traduzione. Questi incidenti dimostrano che fidarsi ciecamente del codice importato equivale a lasciare le chiavi dell’infrastruttura a sconosciuti.

Dalla nostra esperienza sul campo nei progetti enterprise che seguiamo, abbiamo constatato che la generazione dell’inventario non può essere un’attività manuale eseguita a fine progetto. Deve diventare un processo nativo all’interno delle pipeline di Continuous Integration (CI). Implementare standard industriali come Sigstore14 e OpenSSF per validare l’integrità degli artefatti OCI garantisce che il codice distribuito corrisponda esattamente a quello scansionato, prevenendo attacchi sui repository dei pacchetti.

L’approccio strategico per una mappatura efficace si articola in tre fasi operative:

  1. Identificazione diretta e transitiva: scansione automatizzata dei file di manifesto (come package.json o pom.xml) durante la fase di build per risolvere l’intero albero delle dipendenze, esponendo i livelli più profondi.
  2. Incrocio con i database delle vulnerabilità: confronto in tempo reale degli hash dei componenti con i feed di intelligence sulle minacce, assegnando uno score di rischio immediato a ogni build.
  3. Validazione continua e blocco selettivo: configurazione di policy as code che interrompono automaticamente la pipeline di CI se viene rilevata l’introduzione di una libreria con vulnerabilità critiche o licenze non approvate.

Quali metriche definiscono il ROI di una gestione automatizzata?

Il ROI di una gestione automatizzata si misura attraverso una riduzione del Mean Time To Remediation (MTTR) fino all'80% durante gli incidenti critici e l’abbattimento delle ore dedicate agli audit manuali. L’automazione trasforma la compliance da costo operativo a vantaggio competitivo, accelerando il time-to-market dei rilasci software sicuri.

L’implementazione di un sistema di tracciamento del software non deve essere valutata esclusivamente come una spesa legata alla conformità normativa. L’automazione della generazione e dell’analisi delle distinte base riduce significativamente il carico cognitivo dei team di sviluppo, un principio cardine della disciplina del Platform Engineering. Quando i developer non devono preoccuparsi di tracciare manualmente le librerie o gestire fogli di calcolo per le licenze, possono concentrarsi sulla scrittura di feature a valore aggiunto. In questo contesto, l’efficienza operativa derivante dall’adozione di pratiche cloud native e DevOps agisce come un motore di crescita diretto per l’intera organizzazione.

Impatto dell’Automazione sulle Metriche di Sicurezza

L’impatto sul business diventa evidente durante le crisi di sicurezza. Quando emerge una vulnerabilità zero-day diffusa, come accaduto con Log4j15, le aziende prive di un inventario automatizzato impiegano settimane per scoprire dove il componente vulnerabile è in esecuzione, accumulando costi di remediation che superano facilmente i 100.000 euro per singolo incidente. Con un sistema automatizzato, l’interrogazione richiede pochi secondi. Le previsioni di Gartner indicavano che entro il 2025 il 60%16 delle organizzazioni17 avrebbe imposto l’uso di questi inventari strutturati nei propri processi di acquisto software. Oggi, nel 2026, questa dinamica si è concretizzata: la richiesta di SBOM è diventata uno standard di fatto nei contratti B2B. Inoltre, standard di settore rigorosi come il PCI DSS 4.018 (l’evoluzione del framework PCI DSS per la sicurezza dei pagamenti) richiedono esplicitamente inventari dettagliati dei componenti software per mantenere la certificazione.

Le metriche concrete per valutare il ritorno sull’investimento includono:

  • Contrazione del Mean Time To Remediation (MTTR): passaggio da settimane di indagine manuale a pochi minuti per l’identificazione e la localizzazione dei pacchetti compromessi.
  • Riduzione delle ore di audit di sicurezza: eliminazione totale delle revisioni manuali del codice per la verifica delle licenze open source e delle dipendenze obsolete.
  • Accelerazione del time-to-market: pipeline di rilascio più fluide in cui i controlli di sicurezza avvengono in modo asincrono, evitando colli di bottiglia prima del deployment in produzione.

I prossimi passi per la conformità continua

L’adeguamento ai requisiti normativi europei rappresenta un percorso di maturità tecnologica che inizia necessariamente dalla visibilità totale sull’infrastruttura software. La distinta base dei componenti non è un documento statico da archiviare dopo il rilascio, ma un set di dati dinamico che richiede un’orchestrazione continua per riflettere l’evoluzione quotidiana del codice e delle minacce globali. Per i C-level, governare questo processo significa proteggere la continuità aziendale e garantire l’accesso ininterrotto al mercato.

Le organizzazioni che intendono implementare i framework richiesti dal Cyber Resilience Act e proteggere i propri asset digitali possono richiedere un audit specializzato o esplorare i nostri servizi di Supply Chain Security per garantire la piena conformità.

Nel prossimo articolo della serie, esamineremo l’uso dell’intelligenza artificiale per simulare attacchi e automatizzare il reporting delle vulnerabilità entro le 24 ore, come richiesto dalle finestre temporali del CRA.

Note e fonti


  1. Cyber Resilience Act - The Cyber Resilience Act is an EU regulation establishing mandatory cybersecurity requirements for hardware and software products with digital elements placed on the European market. (fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Cyber_Resilience_Act↩︎

  2. ALM - Application Lifecycle Management (ALM) is the comprehensive management of a software application from conception and development through deployment, maintenance, and eventual retirement. (fonte: https://www.ibm.com/think/topics/application-lifecycle-management↩︎

  3. Security-by-design - An approach to software and hardware development that integrates security practices and controls into every phase of the development lifecycle, rather than adding them as an afterthought. (fonte: https://interoperable-europe.ec.europa.eu/collection/common-assessment-method-standards-and-specifications-camss/solution/elap/security-design↩︎

  4. Executive Order 14028 - Executive Order 14028, ‘Improving the Nation’s Cybersecurity,’ is a 2021 U.S. directive mandating federal agencies to adopt zero-trust architecture, enhance software supply chain security, and use SBOMs. (fonte: https://www.paloaltonetworks.com/cyberpedia/executive-order-14028↩︎

  5. Ordine esecutivo 14028 - Executive Order 14028 is a US presidential directive signed in May 2021 to improve national cybersecurity, notably mandating Software Bill of Materials (SBOMs) for federal software procurement. (fonte: https://www.federalregister.gov/documents/2021/05/17/2021-10460/improving-the-nations-cybersecurity↩︎

  6. Executive Order on Improving the Nation’s Cybersecurity - Executive Order 14028 is a US presidential directive mandating federal agencies to enhance cybersecurity, notably requiring Software Bills of Materials (SBOMs) for software supply chain security. (fonte: https://www.federalregister.gov/documents/2021/06/02/2021-11592/software-bill-of-materials-elements-and-considerations↩︎

  7. SolarWinds - SolarWinds is a software company known for a massive 2020 supply chain attack where its Orion platform was compromised to distribute the SUNBURST backdoor to thousands of organizations. (fonte: https://attack.mitre.org/campaigns/C0024/↩︎

  8. EBOM - An Engineering Bill of Materials (EBOM) is a comprehensive product recipe structured from the design perspective, detailing all components and materials as designed by engineering teams. (fonte: https://www.ptc.com/en/technologies/plm/bill-of-materials/ebom↩︎

  9. MBOM - A Manufacturing Bill of Materials (MBOM) is a detailed document listing all components, subassemblies, and processes required to build a shippable product. (fonte: https://www.3ds.com/products/enovia/mbom↩︎

  10. CycloneDX - OWASP CycloneDX is a full-stack Bill of Materials (BOM) standard designed to provide advanced supply chain capabilities for cyber risk reduction, including SBOMs and VEX. (fonte: https://owasp.org/www-project-cyclonedx/↩︎

  11. SPDX - SPDX is an open standard for communicating Software Bill of Materials (SBOM) information, including components, licenses, copyrights, and security references. (fonte: https://spdx.dev/about/overview/↩︎

  12. CISA - The Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) is a US federal agency that provides cybersecurity guidance, standards, and tools to protect critical infrastructure. (fonte: https://orca.security/glossary/cisa/↩︎

  13. National Vulnerability Database - The U.S. government repository of standards-based vulnerability management data, maintained by NIST and represented using the Security Content Automation Protocol (SCAP). (fonte: https://www.fortinet.com/resources/cyberglossary/national-vulnerability-database-nvd↩︎

  14. Sigstore - Sigstore is an open-source project and standard for signing, verifying, and protecting software supply chains using cryptographic signatures and transparency logs. (fonte: https://openssf.org/community/sigstore/↩︎

  15. Log4j - Apache Log4j is a popular Java logging framework. In 2021, it suffered a critical zero-day vulnerability known as Log4Shell, which is widely used to demonstrate the need for SBOMs. (fonte: https://logging.apache.org/log4j/2.x/index.html↩︎

  16. 60% - The percentage of organizations building or procuring critical infrastructure software that Gartner predicts will mandate and standardize SBOMs by 2025. (fonte: https://www.contrastsecurity.com/security-influencers/new-gartner-report-details-how-businesses-should-incorporate-sboms-into-the-sdlc↩︎

  17. 60% delle organizzazioni - A Gartner prediction stating that by 2025, 60% of organizations building or procuring critical infrastructure software will mandate and standardize SBOMs. (fonte: https://www.contrastsecurity.com/security-influencers/new-gartner-report-details-how-businesses-should-incorporate-sboms-into-the-sdlc↩︎

  18. PCI DSS 4.0 - PCI DSS 4.0 is the latest version of the Payment Card Industry Data Security Standard, released in March 2022 to protect cardholder data and address emerging cybersecurity threats. (fonte: https://drata.com/learn/pci-dss/v4-0-changes↩︎

Domande Frequenti

L’acronimo Software Bill of Materials definisce l’inventario formale e strutturato di tutti i componenti, le librerie e le dipendenze utilizzati per costruire un’applicazione software. Questo tracciamento meticoloso è uno strumento essenziale per garantire la sicurezza della supply chain e mantenere la compliance alle normative internazionali.
La BOM tradizionale viene utilizzata nell’industria manifatturiera per elencare i materiali fisici necessari alla costruzione di un prodotto. La SBOM, invece, traccia i componenti digitali, documentando le versioni, le licenze open source e le complesse dipendenze gerarchiche necessarie per valutare rapidamente l’esposizione alle vulnerabilità informatiche.
CycloneDX è uno standard open source progettato specificamente per la sicurezza della supply chain del software. Viene utilizzato per generare inventari di componenti leggibili sia da macchine che da esseri umani, facilitando l’analisi automatizzata delle vulnerabilità e l’integrazione nativa nei processi di Continuous Integration.

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